Economia

Varoufakis lancia il Piano Merkel

«Immagino una forma alternativa di Quantitative Easing, finanziato al 100% da obbligazioni della Banca Europea degli Investimenti: la BCE potrebbe comprare questi bond sui mercati secondari. Mi piacerebbe chiamarlo Piano Merkel»: il ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis, al meeting Ambrosetti di Cernobbio. «La Bei può chiedere ai governi di guidare un programma per la ripresa degli investimenti. Finanziato al 100% da obbligazioni emessa dalla Banca degli investimenti con la BCE pronta a comprare i suoi bond. Questo risolverebbe anche i problemi operativi di Francoforte perché non dovrebbe preoccuparsi dei diversi titoli di Stato e non avrebbe i problemi che il QE ha avuto altrove e avrà sempre di più in Europa», dice ancora il ministro al Forum.

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L’infografica del Sole 24 Ore sul salvataggio della Grecia nel 2009

VAROUFAKIS LANCIA IL PIANO MERKEL
«Mi piacerebbe vivere negli Stati Uniti d’Europa», ha continuato Varoufakis, che ha anche criticato il Quantitative Easing: «Si è rivelato piuttosto difficoltoso in economie solide e omogenee come Giappone, Usa e Gran Bretagna ed è destinato temo a fare peggio nell’Eurozona», ha detto, sottolineando che la zona euro «è frammentata e gli acquisti di asset non sono proporzionali alle differenze del PIL o alle pressioni deflazioniste che colpiscono i singoli paesi. È per questo che temo che il disallineamento della base monetaria minerà gli sforzi della Bce». Il Qe invece «si è rivelato piuttosto difficoltoso in economie solide e omogenee come Giappone, Usa e Gran Bretagna, ed è destinato, temo, a fare peggio nell’Eurozona che è frammentata, dove gli acquisti di asset sono proporzionali alle differenze o alle pressioni deflazioniste che colpiscono i singoli paesi. Per questo temo che il disallineamento della base monetaria minerà gli sforzi della Bce». Poi Varoufakis ha continuato il braccio di ferro con i tedeschi, prima affermando che lo statuto della BCE è stato scritto dalla Bundesbank, e poi, senza citare Weidmann, ha detto: «L’unico aspetto radicale» del nostro governo “è che non accettiamo la nozione che un programma fallito debba essere accettato e continuato semplicemente perché le regole sono regole e non devono evolvere. Le regole devono seguire gli interessi dell’Europa: non abbiamo mai avuto l’Efsf. Mi dicono che la Bce – ha concluso Varoufakis – non accetterà mai discussioni circa lo swap perché è scritto nello statuto. Mi dispiace, signore e signori, ma lo statuto è stato scritto dalla Bundesbank. E non accetto che la Bundesbank, autrice dello statuto della Bce, abbia mai immaginato che Trichet avrebbe comprato titoli greci, quindi non vedo come lo statuto della Bce vieti qualsiasi tipo di ristrutturazione di quei titoli. Ma sto facendo digressioni, quindi mi fermo”.
 
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Il debito di Atene (Corriere della Sera, 3 febbraio 2015)

VAROUFAKIS E IL DEBITO DELLA GRECIA
Sul debito greco: «Il problema è che il programma era tossico, ha peggiorato le cose. Il solo effetto reale di quel programma è stato trasferire le perdite del settore privato dai bilanci delle banche sulle spalle dei contribuenti. Questo è stato il successo.Dirci semplicemente che questo è il programma, ingoiatelo così com’é perché non intendiamo occuparcene più, non è una cosa che questo governo è intenzionato a tollerare. E io ora sarò dipinto come il recalcitrante, sinistrorso dell’Eurogruppo». Varoufakis, entrando al meeting, si è rifiutato di commentare le dichiarazioni del ministro Kammenos, che in un’intervista alla Bild ha detto oggi che se la Grecia esce dall’euro, altri paesi come Spagna e Italia la seguiranno.