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Valentina Pitzalis: archiviata l’indagine contro di lei

Valentina Pitzalis non dovrà più preoccuparsi dell’indagine per omicidio volontario e incendio doloso nei suoi confronti: finalmente è stata archiviata

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Valentina Pitzalis non dovrà più preoccuparsi dell’indagine per omicidio volontario e incendio doloso nei suoi confronti: finalmente è stata archiviata. La ragazza che era rimasta sfigurata a seguito nell’incendio della sua abitazione nel quale morì l’ex marito Manuel Piredda, muratore di 27 anni, a seguito dell’esposto della famiglia di quest’ultimo, la Procura di Cagliari era stata indagata per la terza volta per il rogo avvenuto a Bacu Abis, nel Sulcis, il 18 aprile 2011. Dopo tre anni di indagine e dopo un lunghissimo incidente probatorio, il procuratore aggiunto Gilberto Ganassi aveva chiesto l’archiviazione per Valentina Pitzalis convinto, come prima di lui il predecessore Paolo de Angelis, che la donna sia scampata ad un tentativo di aggressione col fuoco da parte dell’ex marito, poi deceduto a seguito dell’incendio. Oggi è arrivata la decisione della giudice per le indagini preliminari di Cagliari, Maria Gabriella Muscas.

Cosa è successo a Valentina Pitzalis

Nel tentativo di toglierle la vita Manuel Piredda si dà fuoco a sua volta e muore. Valentina invece, dopo essere stata avvolta dalle fiamme per venti interminabili minuti viene soccorsa. I pompieri dovranno entrare con l’autorespiratore a causa del fumo denso, e incontreranno notevoli difficoltà nell’individuare il corpo della donna. Sopravviverà ma dovrà sottoporsi a mesi interminabili di terapie e interventi chirurgici, il volto sfigurato (il fuoco le ha portato via le orecchie e il naso) e perderà la mano destra. In fondo le è andata “bene”, poteva morire.

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Poteva andare peggio. Valentina poteva essere una delle tante, troppe, vittime di femminicidio. Donne uccise in maniera brutale dai partner o dagli ex compagni. Invece è viva, e può raccontare prima in un libro poi in un documentario, la sua storia. Le sue ferite diventano una testimonianza della violenza degli uomini sulle donne.La storia però non finisce qui. Il 5 luglio 2017 Valentina Pitzalis viene indagata per omicidio e incendio doloso. Sfugge ai più la dinamica degli eventi e soprattutto il movente di Valentina. Dall’altra parte invece era piuttosto evidente che Manuel non si volesse rassegnare alla fine del matrimonio.

Da vittima di femminicidio a indagata per omicidio

Roberta Mamusa, la  madre di Manuel Piredda, non crede alla sua versione dei fatti. Non crede che suo figlio possa essere stato capace di un gesto tanto atroce. È comprensibile, è una cosa terribile anche solo da immaginare. Ma la signora Mamusa crede anche che sia stata Valentina a uccidere l’ex marito. Non era la prima volta che la madre di Manuel accusava la Pitzalis: nel 2016 i legali della famiglia presentano una denuncia per omicidio nei confronti di Valentina. Denuncia che viene archiviata e rigettata. In questi anni, racconta Selvaggia Lucarelli su Fatto Quotidiano, la madre di Piredda «apre una serie di pagine Facebook tra cui una (attiva) con 30.000 adepti». Da quelle pagine, prosegue la giornalista del Fatto, scrive cose su Valentina e soprattutto «invita i 30.000 follower a tempestare di mail chiunque la inviti in tv e realizza video in cui urla: “Non ho niente da perdere, non mi fermerò mai!”».

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A quel punto viene riesumato il corpo di Piredda: si cercano ferite da arma da fuoco perché una criminologa citata nella denuncia ne aveva parlato: non se ne trovano. Ma il procedimento giudiziario va avanti. La perizia del medico legale esclude qualsiasi tipo di violenza, eppure le indagini vanno avanti: la vittima si trasforma in carnefice. Secondo la difesa della Pitzalis la vicenda «è un meccanismo di fake news applicato alla giustizia: un tentato femminicidio archiviato viene riaperto cinque anni dopo in base ad una denuncia della famiglia Piredda basata su illazioni e su un falso». La descrizione del gruppo Facebook “Verità e giustizia per Manuel” è già una sentenza: “dopo quasi 8 anni, si è scoperto che Manuel è stato ucciso e poi dato alle fiamme”. In realtà non è stato scoperto nulla, né tanto meno è stato accertato che quanto sostiene la famiglia di Manuel risponda al vero.

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Finalmente è finita.

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