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Valentina Milluzzo e la strana storia del medico obiettore all'ospedale Cannizzaro

valentina milluzzo

Il giorno dopo le cose non sono ancora chiare. L’ospedale Cannizzaro ha smentito che il medico di turno nel giorno della morte di Valentina Milluzzo sia registrato come obiettore di coscienza, e d’altro canto la stessa obiezione non riguarda casi come quello della ragazza. Eppure il marito e i genitori della Milluzzo hanno confermato in diverse interviste che il medico ha risposto loro proprio così:

aborto obiezione di coscienza
I numeri dell’obiezione di coscienza sull’aborto in Italia (Il Messaggero, 21 ottobre 2016)

La strana storia del medico obiettore all’ospedale Cannizzaro

«Lo ha detto a me, e lo ha ridetto ai genitori di Valentina due volte, una delle quali fuori dalla sala travaglio davanti a testimoni, altre persone che non conosco ma che erano lì perché familiari o amici di un’altra partoriente. Io non so chi siano, ma chiedo loro di farsi avanti e confermare quello che dico. In ogni caso per gli inquirenti non sarà difficile trovarli», ha dichiarato Francesco Castro a Repubblica. La stessa cosa sostiene il padre di Valentina Milluzzo:

Salvatore Milluzzo, il papà di Valentina, funzionario di banca, siede di fronte a Francesco e scandisce bene le parole.
«Certo che lo ha detto anche a noi. Mia figlia aveva la pressione a 50, la temperatura a 34, sola sul lettino che gridava. Il medico ci ha detto che il battito dei bambini cominciava ad affievolirsi e che stava per perderli e li avrebbe espulsi. A quel punto io e mia moglie gli abbiamo chiesto di fare presto, di farli uscire tutti e due il prima possibile e di fare qualsiasi cosa pur di far finire in fretta questo calvario. Valentina urlava in maniera disumana da più di dodici ore, le ultime parole che ha detto a mia moglie sono state: “Mamma, sto morendo”. E mia moglie per farle coraggio le ha risposto: “Non si muore di parto”. Abbiamo chiesto al medico di fare presto e lui ci ha dato la stessa risposta che aveva dato a Francesco, ma mai nessuno, mai, ci ha fatto capire che Valentina era in pericolo di vita».

Intanto sono arrivati stamane nell’ospedale Cannizzaro di Catania gli ispettori inviati dal Ministero della salute. Ne fanno parte due componenti nominati dal Ministero, un carabiniere del Nas e due tecnici della Regione Siciliana. Paolo Scollo, primario del reparto dove sono obiettori di coscienza tutti i dodici ginecologi, ha risposto così: «Sì, siamo tutti obiettori, e allora? Che c’entra questo con la morte della signora? La legge 194 consente ai medici di astenersi dall’intervento solo in caso di interruzione volontaria di gravidanza, intervento che comunque in questo reparto assicuriamo e senza liste di attesa a tutte le donne che lo richiedono grazie ad una convenzione con uno specialista esterno. Ma nel caso in questione nessun medico avrebbe potuto astenersi e ovviamente non lo ha fatto. Né mi risulta che nessuno abbia mai detto le parole riferite dai familiari. La riprova sta nei fatti, e cioè nell’intervento che il medico di turno, dopo l’aborto spontaneo del primo dei due feti, ha fatto somministrando alla Valentina Milluzzo l’ossitocina, il farmaco per indurre l’espulsione anche del secondo feto. Non potevamo intervenire chirurgicamente perché nel frattempo la paziente presentava problemi di coagulazione. Poi purtroppo le sue condizioni si sono aggravate e non c’è stato nulla da fare. Ma il medico di turno ha agito nel modo più idoneo. La medicina è una scienza non perfetta, ma perfettibile». Ma i genitori e il marito rilanciano sostenendo che la risposta del medico è stata udita anche da altre persone che si trovavano in sala d’attesa all’ospedale. Intanto 12 medici sono indagati per i fatti: un atto dovuto per permettere ai loro difensori di partecipare ad atti irripetibili come l’autopsia.

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