Economia

Uno scudo per l'euro (e per fermare Putin)

Mantenere Atene legata all’Europa per non farla avvicinare troppo alla Russia: questo l’obiettivo di Angela Merkel e Mario Draghi secondo il Corriere della Sera, che oggi riferisce di intenzioni e mosse della Germania e della BCE dopo il precipitare della crisi con la Grecia, con la decisione da parte di Alexis Tsipras di indire un referendum sulle misure della Trojka e la scelta dell’Eurogruppo di chiudere i rubinetti del programma di aiuti prima del voto. Spiega oggi Danilo Taino sul quotidiano:
 

Da quello che si capisce in queste ore convulse, la cancelliera e il suo ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble avrebbero in mente di agire su due fronti. Il primo riguarda la Grecia: non si può lasciarla andare, qualsiasi cosa voti; anche se decidesse di abbandonare l’euro. A seconda di come andrà il referendum, dunque, si tratterà di riprendere subito un programma di aiuti, che sarà la continuazione (adattata alla nuova situazione) dei programmi degli anni scorsi se il Paese resterà nella moneta unica; che invece si concentrerà sull’evitare l’uscita di Atene anche dalla Ue se domenica i greci respingessero l’euro.
Anche in questo secondo caso, un programma di aiuti sociali non sarebbe da escludere, si dice a Berlino. La decisione, ieri, dei ministri delle Finanze di non concedere alla Grecia un allungamento del programma che scade il 30 giugno può essere vista come una reazione irritata e troppo dura. Resta però il fatto che mantenere Atene legata all’Europa non è solo un obiettivo geopolitico,per non farla avvicinare alla Russia: è anche una necessità per non fare dell’Europa un mostro che divora i propri figli, per quante responsabilità questi abbiano.

eurogruppo grecia
Il comunicato dell’Eurogruppo dopo la riunione con Varoufakis

E quindi, spiega il quotidiano, si muove anche la BCE:

«Faremo tutto il possibile per aiutare la Grecia in una situazione difficile»,ha detto ieri Schäuble. Il secondo fronte sarà il tentativo di dare più unità e più forza all’Eurozona, sulla base di nuove regole che riguardano il coordinamento di bilancio tra Paesi membri e una sempre maggiore centralizzazione delle politiche di riforma strutturale. Come suggerito dal «Rapporto dei 5 presidenti» appena presentato al Consiglio europeo, del cui testo Draghi è stato probabilmente il principale ispiratore. L’obiettivo sarà chiarire, di fronte all’opinione pubblica e ai mercati finanziari, che quello che è successo in Grecia è e resterà un caso unico, che gli altri 18 Paesi dell’euro vanno in direzione opposta.
E mettere in essere nuovi passi per rafforzare l’architettura che sottostà alla moneta unica. Imprese di notevole difficoltà: se la direzione istituzionale per farlo è abbastanza chiara, sul piano politico gli ostacoli sono formidabili, sia per lo scetticismo crescente delle opinioni pubbliche nei confronti dell’Europa,sia per le divisioni su linee nazionali e politiche tra i governi. Ostacoli ancora più alti di fronte al precipitare del caso greco.

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