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Unioni civili: come si dirà «moglie» e «marito»?

Pochi giorni fa sono state annunciate, per l’ennesima volta, le unioni civili. Il piano dei diritti è abbastanza facile da fotografare: un diritto c’è oppure no. Quello del significato e delle implicazioni è meno nitido: qual è il peso (positivo) dell’uguaglianza dei diritti e quale quello (negativo) della disparità? Com’è un paese che ha leggi ingiuste? Cosa autorizza un piano normativo che ammette discriminazioni?

Matrimoni egualitari e unioni civili, 2014 (l'Espresso)
Matrimoni egualitari e unioni civili, 2014 (l’Espresso)

 
DISUGUAGLIANZE
In Italia le discriminazioni sopravvivono in modo macroscopico sia per l’accesso al matrimonio sia per l’accesso all’adozione. Il ddl annunciato, se rimarrà tale, non metterà fine all’ingiustizia ma ne tramuterà il volto (in meglio o in peggio?). Avete mai pensato a che effetto può fare essere esclusi da una possibilità senza un valido motivo? Che non vi interessi il matrimonio o l’adozione è poco rilevante. Ciò che è rilevante è che non si possa scegliere e accedere a un istituto che per gli eterosessuali è accessibile. Ciò che è rilevante è sapere di essere esclusi in base a una variabile che dovrebbe essere neutrale ai fini dell’attribuzione dei diritti. Ma non possiamo nemmeno limitarci al matrimonio e all’adozione. Perché ci sono ancora tanti che credono che l’omosessualità sia intrinsecamente sbagliata o malata o moralmente condannabile, e le conseguenze di queste credenze sono a volte particolarmente dannose. Come quando sono radicate nei terapeuti – si pensi alla terapia riparativa – o negli assistenti sociali, nei giudici o negli insegnanti. All’inizio di settembre scorso è nata l’associazione «Nessuno uguale diversi insieme (N.U.D.I.)», un’associazione di psicologi per il benessere LGBTQI. Chiedo alla presidente, Antonella Palmitesta, di raccontarmi perché è nata e quali fini intende perseguire.
Diffusione di odio e aggressioni: 91% in Italia (la media europea è del 44%)
Diffusione di odio e aggressioni: 91% in Italia (la media europea è del 44%)

 
IL CONTAGIO
«“Dottoressa, è contagioso?”, mi ha chiesto una volta un paziente incrociandone un altro che era omosessuale. È ancora molto radicata la convinzione che l’omosessualità sia contagiosa”, mi dice Palmitesta. E aggiungo dannosa, perché non si ha mica paura di essere contagiati nei sorrisi o negli sbadigli. «Moltissimi terapeuti, soprattutto quelli della vecchia scuola, non sanno nemmeno cosa significhi GLBTQI. Anche molti avvocati o altri professionisti che avrebbero bisogno di conoscere la realtà sulla quale prendono decisioni o che pretendono di curare». Come l’idea del contagio, è ancora diffusa la terapia riparativa. «Però approfitto per ricordare – sottolinea Palmitesta – che l’albo degli psicologi non ammette questo tipo di terapie, perciò si possono denunciare quelli che la propongono».
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LA TERAPIA RIPARATIVA
La vergogna e il silenzio giocano a favore di chi teme il contagio e di chi vuole riparare: «uno dei motivi per cui è nata la nostra associazione è di cercare di ostacolare situazioni del genere, promuovere le ricerche della comunità scientifica. Penso a quanta confusione c’è rispetto all’identità e all’orientamento sessuale. Non parliamo nemmeno di fluidità sessuale. Ecco, potremmo partire da qui». Se è per questo anche tra coming out e outing. «L’orientamento sessuale – continua Palmitesta – è poi spesso confuso con alcune condizioni patologiche, come la disforia di genere. È ovvio quanto sia pericoloso confondere le due condizioni, fare diagnosi sbagliate, pretendendo così di curare chi non è malato e affrontando in modo scorretto le condizioni che invece richiedono un intervento».
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DDL UNIONI CIVILI
Tornando al piano normativo, ricordo anche come esista un corto circuito nell’intenzione (anche in questo caso siamo solo agli annunci) di fare una legge sull’omofobia e di mantenere la discriminazione sul matrimonio e sull’adozione. È come se volessimo combattere il sessismo o il razzismo facendo una legge contro il sessismo e il razzismo ma tenendo in piedi leggi che impediscono alle donne di accedere ad alcuni lavori o agli appartenenti di alcune etnie di ricevere cure sanitarie o di potersi sposare anche con individui di altre etnie. Fanno venire in mente i messaggi contraddittori e ambivalenti delle famiglie psicotiche. Quali potrebbero essere invece gli aspetti positivi del ddl sulle unioni civili? Secondo una nota di N.U.D.I., il disegno di legge «affronta due questioni importanti, quella del matrimonio e delle adozioni che, se da una parte fanno “respirare” un po’ la comunità LGB (lesbica, gay, bisessuale) in quanto i diritti che si acquisirebbero – reversibilità della pensione, possibilità di assistere il partner in ospedale, ecc. – rappresenterebbero comunque un passo in avanti, dall’altra sembrerebbe che ciò che lo Stato offre ai suoi “figli” LGB sia un palliativo». E questo sarebbe lo scenario migliore al momento, perché può sempre succedere che vi siano cambiamenti sull’estensione già ridotta dei diritti e che la promessa non sia mantenuta. «Certo, se passerà ancora tempo sarà molto deludente. Ma poi se invece finalmente le unioni civili si faranno, che nomi useremo? Non moglie (o marito) ma unita civile (o unito civile)? Questi sono particolari rispetto all’enormità dei diritti, ma è molto emblematico il fatto che non ci sia un nome», aggiunge Palmitesta.
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ADOZIONI: NO TU NO!
La nota dell’associazione N.U.D.I. così commenta l’esclusione delle adozioni: «nella proposta di Renzi, inoltre, vi è una specifica sulle adozioni: sarà possibile adottare il figlio naturale del partner ma non è possibile accedere come coppia all’iter per le adozioni. Ciò sancisce come dato di fatto che una coppia omosessuale è diversa da una coppia eterosessuale. Questa limitazione si basa ancora una volta su stereotipi di genere, pregiudizi più che su dati forniti dalla ricerca o dalla letteratura in merito. A livello simbolico, risultano discriminati anche i bambini: è quindi lecito dedurre che lo Stato ritiene che i bambini in attesa di adozione si meritino di meglio di una famiglia omogenitoriale? Mentre quelli che vi sono nati o già ne fanno parte, oramai siano destinati a una famiglia di serie B?». Sembrerebbe più un goffo tentativo di ridurre il danno che una reale promozione dell’uguaglianza. Sembrerebbe la mossa di chi si rende conto che procrastinare o fare finta di niente sarebbe peggio di concedere qualcosa, anche se questa concessione è claustofobica e ancora molto lontana della uguaglianza.
 
GLI EFFETTI PSICOLOGICI DELL’ASSENZA DI UGUAGLIANZA
La discriminazione sui diritti può avere anche effetti psicologici profondi. Non solo «sembra che si stia cercando di abituare la comunità LGB ad accontentarsi delle briciole», continua la nota di N.U.D.I. sulla proposta normativa, ma «dal punto di vista psicologico questo ddl mira a creare una comunità LGB di soggetti con una personalità insicura, non a causa di caregiver ambivalenti (vedi gli studi sull’attaccamento di Bowlby e Ainsworth) ma a causa di una classe politica ambivalente, che promette da anni e non mantiene, che non tutela i propri figli LGB dalle violenze, dal disprezzo e dalle discriminazioni che si, riconosce l’unione della coppia omosessuale ma non può definirlo matrimonio e che fa adottare un figlio solo se biologico». Immaginando un parallelismo tra stato e madre sociale insomma, l’ambivalenza delle promesse e l’insicurezza dei diritti delineano un contesto poco accogliente, nel quale si parte con un carico più pesante rispetto agli altri, e si rischia di scambiare una concessione per l’uguaglianza. Immaginate di dover spiegare a un bambino perché se X e Y sono davvero uguali hanno però diritti diversi. Certo, c’è spazio per la vergogna e per il sentirsi in difetto solo se si concede loro spazio, ma sarebbe più facile convincersi di non avere ragione di sentirsi intrinsecamente inferiori in un contesto meno ostile. Per l’omosessualità spesso accade anche di essere rifiutati dalle proprie famiglie (diversamente da altri scenari di rifiuto sociale in cui la famiglia è complice e alleata). Cambiare le premesse normative potrebbe avere un effetto, ovviamente, che va ben oltre il piano giuridico. Dovessimo recuperare tutte le oscenità dette o fatte dai politici non finiremmo più, ma ricordiamo per le generazioni future dichiarazioni come quelle di Gianluca Buonanno: «‘Non mi piace che due persone dello stesso sesso si scambino effusioni in pubblico – dice Buonanno non nuovo a gesti a plateali -. È una questione di rispetto. E sono convinto che sia diseducativo anche per i bambini’» (L’ultima di Buonanno: “Multe per i baci gay in pubblico”, la Repubblica, 9 luglio 2014). È una questione di rispetto, capite?
Gianluca Buonanno e la spigola d'aprile...
Gianluca Buonanno e la spigola d’aprile…

 
I LUOGHI COMUNI
Il guaio degli slogan è che sono orecchiabili, veloci, apparentemente sensati. Come «il bambino ha bisogno di un padre e di una madre», oppure «la famiglia è solo quella costituita da un uomo e una donna». Per smontarli servono un po’ di tempo e un po’ di pazienza. «Potremmo cominciare guardandoci intorno. La maggior parte dei genitori lavorano e sono i nonni a crescere i bambini. In molte famiglie il padre stira e la madre esce la mattina per andare a lavorare e torna la sera tardi. Le famiglie sono organizzate diversamente, e nessun modello è di per sé migliore degli altri». La capacità genitoriale nemmeno è riducibile all’adesione formale a un modello. Da dove si comincia? «Dall’educazione e dalla diffusione delle informazioni corrette», conclude Palmitesta.
 
LE TRASCRIZIONI
Ieri, intanto, Ignazio Marino ha trascritto alcuni matrimoni celebrati all’estero. «Dobbiamo pensare che oggi è un giorno normale. Crediamo fortemente che tutti siano uguali e abbiano gli stessi diritti davanti alla legge. E allora quale diritto più importante c’è di dire al proprio compagno o compagna “ti amo”?», ha commentato il sindaco di Roma. Non è il primo sindaco a farlo. La trascrizione ha un valore simbolico ma questo è bastato per sollevare minacce e inesatti appelli alla «famiglia tradizionale».
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Maurizio Gasparri non l’ha presa molto bene…
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