Politica

Un'altra festa per la famiglia naturale. E le altre?

Il Consiglio regionale del Veneto presenta, lo scorso 4 luglio, una mozione per celebrare la festa della famiglia. Fin qui tutto bene. Poi spiega quale tipo di famiglia intenda festeggiare. Cioè «la famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo ed una donna» perché è la sola a rappresentare «l’istituzione naturale aperta alla trasmissione della vita e l’unico adeguato ambito sociale in cui possono essere accolti i minori in difficoltà, anche attraverso gli istituti dell’affidamento e dell’adozione». Sono le stesse cose già elencate ad Assisi e in altre occasioni. La famiglia, si legge poco dopo, «costituisce, più ancora di un mero nucleo giuridico, sociale ed economico, una comunità di affetti e di solidarietà in grado di insegnare e trasmettere valori culturali, etici, sociali, spirituali e religiosi, essenziali per lo sviluppo e il benessere dei propri membri e della società, nonché il luogo dove diverse generazioni si incontrano e si aiutano vicendevolmente a crescere nella sapienza umana e ad armonizzare i diritti degli individui con le altre istanze della vita sociale». Fuori da lì non c’è salvezza!
la famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo ed una donna
 
CONSIDERATO ANCHE…
Che «con il pretesto di combattere “inutili” stereotipi, si stanno moltiplicando i casi di aperta propaganda contro la famiglia naturale, soprattutto nel mondo scolastico, con proiezione di film e sitcom gay, diffusione di fiabe rivedute e corrette in chiave omosessuale consegnate ai bimbi della scuola dell’infanzia e pubblicate dall’UNAR, ufficio che dipende dal Dipartimento Pari Opportunità che a sua volta fa capo al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali». Poi certo è «legittimo e condivisibile che nelle scuole si insegni a non discriminare i gay o altre minoranze, ma questo non deve necessariamente comportare l’imposizione di un modello di società che prevede l’eliminazione delle naturali differenze tra i sessi». Non solo: vogliamo forse dimenticare cosa accadde al Giulio Cesare di Roma? Ove «i professori hanno imposto ad allievi minorenni la lettura di un romanzo, a forte impronta omosessualista, dal titolo “Sei come sei” della scrittrice Melania Mazzucco (Edizioni Einaudi), alcuni passi del quale rivelano, in realtà, un chiaro contenuto pornografico descrivendo fra l’altro nei dettagli un rapporto orale fra due maschi». E poi stiamo omosessualiste con la scusa della «settimana contro il razzismo», preti – a loro volta omosessuali – che sposano gay, la sostituzione della festa del papà con la festa delle famiglie e altre scandalose iniziative. Soprattutto da parte dell’UNAR, la cui strategia «mira nei fatti a destrutturare la famiglia naturale, impartendo già nei soggetti più deboli ed in crescita questi insegnamenti». Senza dimenticare che «la legge c.d. “Scalfarotto”, approvata alla Camera e in discussione attualmente al Senato, parifica l’omofobia ai reati già condannati dalla legge Mancino (razzismo, antisemitismo, etc). Una volta approvata la legge in via definitiva, chi ad esempio si dichiarerà contrario al matrimonio fra persone dello stesso sesso sarà punito con 1 anno e 6 mesi di reclusione (che possono arrivare a 4 anni se il reato è svolto in forma associativa). Lo Stato avrà l’obbligo di procedere d’ufficio anche se la persona ritenuta offesa dovesse ritirare la querela» (consiglio di leggere il testo della legge prima di cedere alla interpretazione del Consiglio veneto).
 
LA FESTA DELLA FAMIGLIA NATURALE
Tutto ciò premesso, la mozione «impegna la Giunta regionale: 1) ad individuare una data per la celebrazione della Festa della Famiglia Naturale, fondata sull’unione fra uomo e donna, promuovendone sia direttamente che indirettamente attraverso scuole, associazioni ed Enti Locali la valorizzazione dei principi culturali, educativi e sociali; 2) a chiedere al Governo centrale la non applicazione del Documento Standard per l’educazione sessuale in Europa redatto dall’ufficio europeo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità». La mozione presentata dal capogruppo di maggioranza del comune di Oppeano (in provincia di Verona), Simone Marchi, non fa che ripetere gli stessi concetti, per esprimere «pieno sostegno alla Regione del Veneto per l’approvazione della citata deliberazione e auspica che venga individuata la data per la celebrazione della “Festa della Famiglia Naturale” entro la fine del 2014». Ieri sera il consiglio comunale ha votato: 10 voti a favore, 2 contrari. ribadita l’assurdità di inserire nei programmi delle scuole materne fiabe che solo accennino alla omosessualità e il concetto che l’unico ambiente sano in cui possano crescere figli sia quello costituito dalle famiglie formate da un padre e e da una madre (che ci facciamo con le altre?). Durante la discussione è venuto fuori anche il fantasma delle adozioni omosessuali, consueto spauracchio ogni volta che si parla di uguaglianza e di condanna alla discriminazione. Secondo Serena Marchi, capogruppo di Oppeano Città Viva e uno dei due voti contrari alla mozione, «un bambino per crescere non ha bisogno di un padre e di una madre ma di persone che gli insegnino i buoni principi e il rispetto degli altri, quindi caratteristiche che nulla hanno a che fare con il gender e l’orientamento sessuale». Ecco l’intervento di Serena Marchi in risposta alla mozione (documento messo agli atti). Come avevo già scritto, il problema non è mica fare una festa, ma farla per un solo modello di famiglia escludendo così le altre. Il problema poi sta anche in alcune parole: «naturale», «omosessualista», «propaganda». Parole usate come scusa per non capire o per far finta di non capire.