Opinioni

Un viaggio nel tempo per difendere Berlusconi

Ieri ho inventato la macchina del tempo. Forse è più corretto dire: “una” macchina del tempo, perché non ho pretese di eccezionalità. Ho sentito che c’è uno a Calolziocorte (LC), che ha anche lui una macchina del tempo montata su un Ape Cross, in più il governo cinese tiene degli scienziati in un posto e i panda in una stanza accanto, ma chiusa, e permette ai primi di accarezzare i secondi solo se e quando hanno realizzato qualcosa di bello e utile. E pare che stiano appunto finendo le cromature di una macchina del tempo, anche loro, malgrado la carenza di Apetti che è un lascito dei guasti del Kuomintang.
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Ad ogni modo, con la mia macchina del tempo, sono andato nei primi anni 2000. Volevo andare nel 1997 a dare un bacino a Natalie Imbruglia, però sono timido, perciò sono andato direttamente nel 2002 a parlare bene di Berlusconi. Nel 2002, personalmente, non parlavo bene di Berlusconi, perché ero giovane e tante cose non le sapevo; ma neanche ne parlavo male, perché comunque non ero cattivo. Invece non faccio in tempo a scendere dalla macchina del tempo che subito incontro gente con striscioni e cartelli che urlano slogan contro Berlusconi: guardate, gli faccio io allora, che Berlusconi è la nostra gioventù, e voi state urlando contro la nostra gioventù. L’argomentazione mi piace, mi sembra azzeccata e ben espressa, e ne faccio una piccola canzone beat sullo stile dei Giganti, che canto con voce profonda. Loro, tuttavia, non sembrano convinti, e continuano a gridare cose anche corrette, prese singolarmente, ma che nell’insieme formano un quadro anti-giovanile e anti-berlusconiano che non mi piace. “Cos’è questa storia della gioventù? Che c’entra Berlusconi con il bello e il giusto? Sei un servo dell’alligatore [è il 2002 e il film di Moretti non è ancora uscito, perciò non sanno dire caimano], ecco cosa sei”, e provano a picchiarmi con un tamagotchi.
“È presa la serpe” dico io allora, che quando sono in difficoltà sfodero palindromi, e torno al 2016 con l’idea di scrivere una ponderosa storia della nostra gioventù berlusconiana; già che sono lì mi fermo nel 2005 e tratto meglio una persona che non ho trattato bene. Poi mi metto a buttare giù quella storia che, non lo dico per incrinare la quarta parete, magari pubblico domani.