Economia

Un reddito minimo garantito da 500 euro

tito boeri

«Non per cassa, ma per equità»: così si intitola il rapporto INPS che contiene le proposte normative elaborate dall’Istituto e consegnate al Governo nel giugno 2015. Il pacchetto prevede: l’istituzione del Sostegno di Inclusione Attiva per gli ultra 55enni; Il riordino delle prestazioni assistenziali per gli ultra 65enni; La modifica del regime delle prestazioni assistenziali alle pensioni in regime internazionale; L’aggiustamento attuariale dei trattamenti pensionistici elevati e il ricalcolo dei vitalizi; L’uscita flessibile; L’unificazione gratuita delle pensioni maturate in regimi diversi; Nuove opportunità di versare contributi per il lavoratore e il suo datore di lavoro; L’armonizzazione delle regole dei dirigenti sindacali con quelle degli altri lavoratori nel pubblico impiego.

Un reddito minimo garantito da 500 euro

Sostiene l’INPS che complessivamente il pacchetto di misure proposto va a beneficio dei contribuenti attuali e futuri in quanto riduce il debito pensionistico implicito. Abbatte del 50% la poverta’ fra chi ha più di 55 anni e non ha ancora maturato i requisiti per la pensione. Mentre aumenta la sostenibilità finanziaria del sistema previdenziale, lo rende più equo e dunque anche socialmente più sostenibile. Aumenta la libertà di scelta quanto alla data da cui si decide di percepire la pensione imponendo equiparazioni di trattamenti fra chi ottiene la pensione prima e chi la ottiene dopo; questo contribuisce ad aumentare il benessere delle famiglie e a rendere piu’ efficiente la gestione del personale da parte delle imprese, facilitando la ristrutturazione dell’industria italiana.

La proposta normativa consiste nell’istituire un reddito minimo garantito pari a euro 500€ (400€ nel 2016 e nel 2017) al mese per una famiglia con almeno un componente ultracinquantacinquenne. Il trasferimento,che prende il nome di Sostegno di Inclusione Attiva per gli ultracinquantacinquenni (SIA55), prende comeriferimento la famiglia, intesa come nucleo che condivide la stessa abitazione. Nel caso in cui nel nucleofamiliare vi siano altri soggetti oltre all’ultra55enne, l’ammontare della prestazione è pari all’importo per unsingle (500€) moltiplicato per la scala di equivalenza OCSE Modificata, che tiene conto delle economie discala che si raggiungono condividendo la stessa abitazione. La famiglia di riferimento è il nucleo allargatocosì come definito ai fini ISEE (articolo 3, D.P.C.M. n. 159 2013). Questo significa che non solol’ultra55enne, ma anche eventuali figli disoccupati beneficiano del trattamento.
Esempio

Consideriamo una famiglia con 2 soggetti adulti, di cui uno con più di 55 anni. Poiché il parametrodella scala Ocse Modificata per questa tipologia familiare è pari 1.5, tale famiglia avrebbe diritto a unreddito minimo pari a 500×1.5, ovvero 750€ al mese. Ora, se la somma dei redditi da lavoro mensilidi queste due persone fosse pari a 500€ al mese, il valore della prestazione ricevuta ammonterebbe a250€.

Il reddito familiare di riferimento misura il potenziale economico della famiglia nel suo complesso. Tale aggregato è pari all’ISE-reddito prima di tutte le deduzioni e detrazioni previste dalla normativa. Inoltre, per discriminare tra il tenore di vita delle famiglie affittuarie rispetto alle famiglie proprietarie di un immobile adibito a prima casa, il reddito familiare così ottenuto è maggiorato di un ammontare pari al valore della componente abitativa delle linee di povertà assoluta calcolate dall’Istat qualora la famiglia risulti titolare diun diritto reale sull’immobile adibito a casa di abitazione.

Tra le proposte c’è l’agevolazione del turnover nella pubblica amministrazione, liberando posti per nuove competenze. La proposta dell’INPS semplifica il sistema e rimuove le penalizzazioni in essere per lavoratori che hanno carriere fra il pubblico e il privato oltre che fra gestioni diverse. Dal punto di vista congiunturale, ha un contenuto espansivo ma senza mettere a rischio la tenuta dei nostri conti pubblici dato che complessivamente porta a ridurre il debito pubblico. Ci sono costi limitati a carico di circa 230.000 famiglie ad alto reddito (appartenenti perlopiu’ al 10% della popolazione con redditi piu’ alti) che si vedono ridurre trasferimenti assistenziali loro destinati in virtu’ di una cattiva selettività degli strumenti esistenti. Tra i potenziali perdenti anche circa 250.000 percettori di pensioni elevate, legate in gran parte all’appartenenza a gestioni speciali, e non giustificate dai contributi versati durante l’intero arco della vita lavorativa, oltre che piu’ di 4.000 percettori di vitalizi per cariche elettive. Infine, i lavoratori con lunghe anzianita’ contributive (ma che hanno iniziato a lavorare dopo il compimento del diciottesimo anno d’eta’) che decidessero di accedere a pensioni anticipate, si vedrebbero applicare una riduzione di queste prestazioni che puo’ arrivare fino al 10%. Si tratta di una platea di circa 30.000 persone all’anno e in via di riduzione. Da valutare peraltro se la presenza di correzioni attuariali renda non piu’ necessaria l’indicizzazione alla speranza di vita dei requisiti contributivi per l’accesso alle pensioni anticipate (ad esempio congelando i requisiti a 43 anni per gli uomini e 42 anni per le donne). Infine non rende piu’ possibile per i dirigenti sindacali applicare alla contribuzione aggiuntiva le regole di calcolo piu’ vantaggiose presenti per la gestione pubblica fino al 1992.

inps reddito minimo 500 euro
I primi due articoli dell’articolato dell’INPS