La macchina del funky

Umberto Croppi: dal Fronte della Gioventù a Giachetti

umberto croppi

Uomo di grande esperienza e capacità, Umberto Croppi negli anni non ha certo scelto i cavalli giusti. Con il sindaco Gianni Alemanno ha ricoperto l’incarico di assessore alla Cultura dal 2008 al 2011 e se n’è andato sbattendo la porta. Con Marino, idem. Oggi ha deciso di dare una mano alla campagna di Roberto Giachetti per Roma, magari con la possibilità di tornare assessore alla cultura. «In un Partito democratico che imbarca chiunque, che tiene dentro tutti, da Denis Verdini ad Angelino Alfano, il problema posso essere io?», dice oggi a Fabrizio Roncone sul Corriere della Sera, e con il giornale rievoca il suo passato e la sua storia in politica:

Facciamo la prima capriola all’indietro: lei fu dirigente del Fronte della Gioventù e del Fuan, poi entrò nel comitato centrale del Msi…
«E fui, l’anticipo, anche uno degli organizzatori dei Campi Hobbit: il tentativo di superare tutta la retorica neo-fascista con modalità rivoluzionarie per l’epoca, con forme espressive che andavano dalla musica al teatro, alla letteratura. Esperienza straordinaria».
Fu un’esperienza straordinaria, ma tragica, anche quella del Fuan.
«Se ne è riparlato in queste ore. Però, ricordo a tutti, il Fuan era solo l’organizzazione degli universitari del Msi…».
No: fu molto di più. Intorno alle atmosfere della sede di via Siena nacquero i Nar. Mambro, Fioravanti, Alibrandi, Carminati…
«Fioravanti e gli altri si appropriarono di quella sede, quando il Fuan, di fatto, già non c’era più… E, comunque, non c’ero più io, che avevo lasciato Roma e mi ero iscritto all’università di Teramo».
Da questo momento, inizia la sua inquietudine.
«Mi accorgo di militare in un partito in cui non mi riconosco più. Nel 1984, all’Ergife, intervengo al congresso dei radicali. Sono tra i fondatori del gruppo Nessuno Tocchi Caino, lega contro la pena di morte. Mi avvicino al mondo dei verdi…».

Nell’inquietudine, dopo l’addio alla giunta Alemanno, Croppi pubblica anche un fondamentale libro su quell’esperienza politica, che anticipa diverse tematiche poi diventate finalmente chiare grazie a Mafia Capitale. Poi l’impegno, sempre con il sindaco “sbagliato”:
Siamo nel 2008: e Alemanno si candida a sindaco contro il suo amico Rutelli. Capriolona.

«Gianni sembra avere un progetto: rompere il quadro incancrenito del Campidoglio. E, all’inizio, fornisce anche segnali precisi: io vado alla Cultura, cerca Giuliano Amato per guidare la commissione riforme, coinvolgiamo Renato Nicolini…».
Alemanno, un disastro assoluto.
«Mhmm… Sì, certo. Io stesso entro in collisione con lui e vengo fatto fuori nel gennaio 2011».
E, dopo due anni, eccoci a Ignazio Marino.
«È lui che mi cerca: chiede consigli, collaborazione. E a me, sono sincero, la sua offerta politica piace. All’inizio piace. Poi, certo…».
Un altro disastro.
«Si rivela del tutto inadeguato».
Posso dirle che, ultimamente, ha sviluppato un certo talento nell’individuare il sindaco sbagliato per Roma?
«Ah ah! Ma no… Giachetti farà benissimo…».

Di sicuro Giachetti non è scaramantico.