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Ugo Di Puorto e Andrea Cavallari: i due capi della gang della Lanterna Azzurra di Corinaldo

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La banda della Lanterna Azzurra prima di colpire a Corinaldo aveva effettuato altri 77 colpi in tutta Italia, di cui 31 in Emilia Romagna e 17 in Lombardia. Ugo Di Puorto, Raffaele Mormone, Badr Amouyah, Andrea Cavallari, Moez Akari e Souaid Haddada sono i sei arrestati insieme al ricettatore Andrea Balugani. «Io non c’entro nulla, il mio avvocato si metterà a ridere quando leggerà gli atti», ha detto Akari alla polizia.

Ugo Di Puorto e Andrea Cavallari: i due capi della gang della Lanterna Azzurra di Corinaldo

Intanto, scrive oggi Repubblica, si scopre che i ragazzi della banda hanno spruzzato spray al peperoncino, in quantità maggiore rispetto a quanto erano abituati a fare nei loro colpi seriali, perché erano stati scoperti da uno delle persone che avevano derubato. E avevano bisogno di scappare.

La banda — che secondo gli investigatori era composta da una dozzina di persone, oltre ai sei arrestati ci sono altrettanti indagati — aveva scaricato una bomboletta intera di “Laura”, come chiamavano lo spray, “spruzzando dai piedi”, “e poi in bocca, in faccia, bisogna che lo soffochi fra”, come consigliava sempre Ugo Di Puorto, uno degli arrestati, il figlio del prestanome dei casalesi che in queste prime ore in cella la banda sta già indicando come il capo. Il dna di Ugo è quello trovato sulla bomboletta scarica nella discoteca di Corinaldo.

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Ugo Di Puorto e Raffaele Mormone, indagati per la strage della Lanterna Azzurra a Corinaldo (Corriere della Sera, 5 agosto 2019)

E che quel liquido sia stato spruzzato in grandissima quantità per scappare da Alessandro che li aveva riconosciuti, emerge da una serie di altre dichiarazioni. Federico ha raccontato che «non facevamo in tempo a raggiungere Alessandro che cominciavo a sentire una fastidio alla gola come se avessi mangiato un peperoncino intero». Ma è successo qualcosa di ancora più incredibile. Quello spruzzo è stato una specie di segnale. Appena è partito il fuggi fuggi in più posti del locale sono cominciati i furti dei ragazzi della banda, sparsi nei punti nevralgici del locale.

Le indagini dovranno mettere a fuoco le diverse responsabilità degli arrestati visto che non tutti hanno avuto lo stesso ruolo. Secondo gli inquirenti a organizzare i colpi e a tenere i contatti con il commerciante a cui vendevano le collane dovrebbero essere stati Ugo e il «Cava», due piccoli boss della banda modenese. Il primo è figlio di una persona vicina al clan dei Casalesi.

Ugo Di Purto e Raffaele Mormone

Le indagini dovranno accertare da un lato il ruolo di altri giovani amici dei sei arrestati, non direttamente coinvolti nella vicenda di Corinaldo, ma presenti in almeno una parte dei colpi messi a punto dalla banda in discoteche e locali; e dall’altro i rapporti con altre bande del Nord Italia che utilizzavo le stesse modalità di azione. Spiega Ilaria Venturi:

Ugo che scrive «orgoglioso di te papà», 20 anni da compiere a dicembre, già due denunce per furto alle spalle: era il capetto del gruppo con Mormone ed Eros Amoruso, che a 19 anni si è schiantato in auto, in un gioco di sorpassi racconta chi lo conosceva. Dell’altro gruppo il boss era Andrea Cavallari, ventenne di Bomporto, appena diplomato in un istituto privato. E poi Moez Akari, operaio 22enne, approdato piccolissimo da Tunisi a Castelnuovo, e Souhaib Haddada, arrivato dal Marocco, stesso lavoro in tuta blu come il padre, tre sorelle, famiglia integrata, un appartamento al terzo piano di una casa ordinata, lo stuoino “Welcome”, i fiori finti ad ogni rampa di scale, «siamo distrutti, lui non ha fatto niente».

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Corinaldo: le foto degli altri arrestati e delle vittime

Marco Montanari, il padre di Andrea, accusa il figlio: «Ci ha sempre dato dei gran grattacapi, fin da piccolo. È arrivato a rubarmi in negozio e persino l’oro in casa. Per questo l’ho prima denunciato e poi cacciato, per questo dormiva da mia madre».

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