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ESCLUSIVO - "Io, ucraino in Italia, pronto a entrare nelle riserve dell'esercito per difendere la mia casa dalla Russia"

Massimiliano Cassano|

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Le indicazioni militari cambiano da un minuto all’altro, seguendo l’escalation di un conflitto che nella notte ha subìto una brusca quanto insensata accelerata. Le strategie di difesa del governo dell’Ucraina si evolvono man mano che l’incursione della Russia si avvicina a Kiev, impossibile stabilire se l’invasione della Capitale con truppe di terra sia nei piani di Putin. O meglio, del “presidente dall’altra parte del confine”, come lo definisce Maksym, 28enne ucraino residente in Italia dal 2005. Qui lavora, insieme a sua madre, mentre i nonni sono rimasti in patria, a Černivci, zona Ovest del Paese, poco distante dal confine con Moldavia e Romania. Una zona relativamente sicura, visto che la direzione degli attacchi – per ora – è dalla Bielorussia (a Nord), dal Donbass (Est) e dalla Crimea (Sud). Per resistere all’avanzata il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha firmato un decreto che prevede l’arruolamento in servizio dei riservisti dai 18 ai 60 anni.

Tra questi c’è anche Maksym, che ha un’idoneità militare ottenuta come passaggio burocratico per poter fare il vigile del fuoco nel suo Paese. Ora è in attesa di ricevere una lettera che lo richiama tra le fila del “secondo ordine”, il gruppo di “scorta” con ordine di difendere le province di provenienza. Comunicazione che potrebbe arrivare nella sua casa di Černivci. “A mia nonna potrebbe venire un infarto, ma ho già detto a tutti di non nascondermi nulla”. Perché vuole essere libero di decidere autonomamente, nonostante la paura sia tanta. “Ovviamente mi terrorizza l’idea, non oso immaginare cosa possa significare trovarmi a premere un grilletto”. Sebbene non rientri tra gli “operativi”, il gruppo da smistare nei battaglioni nei quali hanno completato l’addestramento militare e che può essere utilizzato a seconda delle esigenze dei vertici militari, la possibilità che si trovi faccia a faccia con il nemico non è così remota. “Inizialmente mi chiedevo ‘ma io devo morire per loro? Chi me lo fa fare’. Però, pensandoci bene, la casa si deve difendere. Se non lo facciamo noi, sappiamo già che non lo farà nessuno. Io porto il nome del mio bisnonno, morto nella seconda guerra mondiale per difendere il Paese. Se la Russia vuole privare i miei nonni di quello che hanno costruito in questi anni a me non sta bene. Ca**o, è casa mia”.

Anche sua madre sa che è destinato alla difesa della sua città. Plotone A8175. “E poi, un po’ di addestramento militare non fa mai male a nessuno”, dice sdrammatizzando. “Ma posso solo immaginare lo strazio del veder partire un figlio”, aggiunge serio immediatamente dopo. Da un lato la volontà di essere utile per il proprio Paese, dall’altro l’angoscia per uno scenario imprevedibile: “Alcuni amici di famiglia che abitano a San Pietroburgo hanno un figlio di 18 anni, si chiama Nikita, ci conosciamo da anni. È stato chiamato in guerra per la Russia. Ci vogliamo bene, eppure potremmo trovarci uno di fronte all’altro. Solo a dirlo mi vengono i brividi”.