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Il record dei comuni sciolti per mafia

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Con i cinque comuni sciolti ieri dal Consiglio dei ministri per infiltrazioni della criminalità organizzata salgono a 12 gli scioglimenti deliberati dal Governo nei primi 4 mesi del 2018, che fanno seguito ai 21 decisi lo scorso anno. Una media di oltre due scioglimenti al mese. A sottolineare i dati, ritenuti “estremamente preoccupanti” è Avviso pubblico, all’indomani della decisione del Cdm che ieri ha deliberato lo scioglimento per infiltrazioni della criminalità organizzata dei Comuni di Bompensiere (Caltanissetta), Caivano (Napoli), Platì (Reggio Calabria, già sciolto nel 2006 e nel 2012), Manduria (Taranto) e Limbadi (Vibo Valentia). Per questi ultimi due negli anni scorsi era stata decisa invece l’archiviazione. A Limbadi, il 9 aprile scorso un’autobomba aveva ucciso Matteo Vinci, candidato alle ultime elezioni locali.

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I comuni sciolti per mafia (La Stampa, 28 aprile 2018)

Nella stessa seduta il Consiglio dei ministri ha deciso anche la proroga della gestione straordinaria dei comuni di Casavatore e Crispano (entrambi in provincia di Napoli). Dal 1991, anno di introduzione dell’attuale normativa, ricorda Avviso pubblico, sono 308 gli Enti locali commissariati per infiltrazioni mafiose. Di questi, 101 sono stati sciolti dal 2012 ad oggi (il 33% del totale). “Si tratta di dati estremamente preoccupanti, a conferma della gravità del fenomeno delle infiltrazioni mafiose nelle Amministrazioni locali, sottolineato anche dalla Relazione conclusiva della Commissione antimafia”. Il 92% degli scioglimenti si concentra in Campania, Calabria e Sicilia, le tre regioni di provenienza delle principali organizzazioni criminali operanti in Italia. Ma dal 2011 si contano anche 8 Enti locali commissariati nel Centro-Nord, tra Piemonte, Lombardia, Liguria, Emilia-Romagna e Lazio.

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