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Tutti i complotti di Hillary Clinton

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Le primarie del Partito Democratico si avviano alla conclusione con lo spoglio dei risultati in California e Hillary Clinton è indicata ormai da molti come la vincitrice di questa lunga corsa alla nomination. Lo aveva detto l’Associated Press ieri facendo il calcolo dei delegati ottenuti dai due candidati del Partito Democratico e rivelando che la Clinton aveva superato il “magic number” di 2.383 delegati per ottenere la nomination. Ma per Bernie Sanders, che si rifiuta di ammettere la sconfitta e annuncia battaglia fino alla convention di luglio, la Clinton non ha ancora vinto. Al grido di non è finita finché non è finita Sanders e i suoi si aggrappano all’impensabile, ovvero ad un clamoroso capovolgimento di fronte nelle dichiarazioni di voto dei superdelegati.
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Bernie Sanders non ammette la sconfitta

Mentre la Clinton si gode la vittoria (sarà la prima donna a correre per la Presidenza degli Stati Uniti) e si congratula con lo sfidante, ringraziandolo per l’importante contributo portato al dibattito di queste primarie democratiche, mentre Obama si congratula con Hillary per il raggiungimento dell’importante e storico risultato, Sanders sembra intenzionato a dare battaglia fino all’ultimo. Non c’è dubbio che Sanders, pur se sconfitto, abbia davvero fortemente contribuito a dare forma ai temi di queste primarie (uno su tutti l’innalzamento del salario minimo) e che in fondo non sia esagerato considerarlo vincitore morale di questa campagna elettorale (soprattutto se la Clinton riuscirà a battere Trump). In attesa di conoscere i dati delle primarie californiane (le più “pesanti” in termini di voti visto che assegnano 548 delegati) il senatore del Vermont ha fatto sapere che non si ritirerà dalla corsa fino alla convention del 25 luglio, un modo anche per continuare a esercitare fino all’ultimo il ruolo di “influencer” all’interno del Partito. Allo stesso tempo però questo atteggiamento rischia di creare una situazione di tensione che potrebbe spaccare l’elettorato democratico, e per questo Barack Obama ha invitato Sanders alla Casa Bianca per giovedì. Un invito il cui scopo è tendere una mano a Sanders ma che in realtà è la prova della discesa in campo del Presidente a fianco del suo ex Segretario di Stato, un modo per chiudere il discorso. Sul fronte repubblicano Donald Trump non ha perso tempo (e tra una sparata razzista e una sessista) è riuscito a bollare la Clinton come un candidato espressione della casta (è pur sempre la moglie di un ex Presidente) allo stesso tempo presentandosi come il simbolo del sogno americano, l’incarnazione dell’uomo che ce l’ha fatta da solo. Dopo aver ereditato qualche centinaio di milioni di dollari dal padre.

Tutti i complotti organizzati da Hillary Clinton

Nei mesi a venire sulla Clinton ne sentiremo di ogni, del resto gli scheletri nell’armadio non le mancano (ricordate la faccenduola delle email e del server privato?). Anche durante la campagna delle primarie uno degli argomenti preferiti di Sanders era che il Partito aveva sempre cercato di favorire la Clinton mettendogli i bastoni tra le ruote. Il che se pensate che Sanders è stato un Indipendente fino al 2015 (ovvero fino all’inizio delle primarie) non è poi così difficile da capire. Al momento però l’unica vera ipotesi di complotto è quella fatta da Julian Assange ieri alla conferenza “New Era of Journalism: Farewell to Mainstream” organizzata dall’agenzia di stampa russa Rossiya Segodnya, un’agenzia di stampa di proprietà del Governo russo e creata per ordine del Presidente russo. L’hacker albino più famoso del Mondo ha rivelato l’esistenza di un accordo segreto tra Google e la Clinton. In base a questo patto il potente motore di ricerca sarebbe direttamente coinvolto nella campagna elettorale della senatrice dello Stato di New York. Non è chiaro il modo in cui Google avrebbe favorito la Clinton, c’è chi dice che l’avrebbe fatta comparire più in alto tra i risultati delle ricerche in modo da dare l’impressione che Hillary sia il candidato “più affidabile” e quindi da votare. Altre teorie del complotto, spesso utilizzate da Trump per attaccare la sua avversaria riguardano l’attività dell’ex-segretario di Stato. C’è chi sostiene che la Clinton abbia mentito a proposito dell’attacco al consolato di Bengasi del 2012 nel quale perse la vita l’ambasciatore USA il Libia Stevens. C’è poi tutto il filone complottista legato allo scandalo che ha rischiato di travolgere il marito Bill quando era Presidente: alcuni sostengono che la Clinton abbia sfruttato il caso Lewinsky per apparire più simpatica agli occhi del pubblico americano mentre in realtà tramava nell’ombra per screditare le testimonianze della stagista del marito. Ad un certo punto è venuta fuori anche la presunta rivelazione della bisessualità della Clinton, fatta da Bill ad una delle sue amanti. Ma c’è di peggio: Hillary Clinton sarebbe la mente dietro ogni scandalo che ha coinvolto il marito, secondo le rivelazioni pubblicate sulla stampa scandalistica ad architettare tutto era sempre la First Lady. Ma soprattutto la Clinton sarebbe coinvolta nella più grande cospirazione della Presidenza del marito: la cosiddetta Clinton body count quella dei morti ammazzati i cui corpi sono stati fatti sparire perché “sapevano troppo”. Di tutto questo ovviamente, non c’è uno straccio di prova.