Economia

Tutti gli errori del FMI nel salvataggio della Grecia

fondo monetario internazionale

Chi ha sempre criticato la gestione della crisi del debito sovrano europeo da parte del Fondo Monetario Internazionale non aveva torto. L’Independent Evaluation Office (Ieo), un organismo indipendente all’interno dell’istituto di Washington, ha pubblicato un rapporto di 650 pagine che getta luce su un periodo di emergenza molto intenso. Quanto scoperto è stato in qualche modo già documentato nel corso degli anni ma la novità sta nei dettagli senza precedenti.

Gli errori del FMI nel salvataggio della Grecia

Da esso emerge che l’Fmi ha piegato le sue regole quando nel 2010 partecipò al lancio di un piano di aiuti in favore della Grecia (da allora ha abrogato quel cambiamento di regole). Lo ha fatto in modo poco trasparente e “il Board non era stato consultato su questa questione”. Inoltre, il Fondo non ha dimostrato in modo adeguato uno dei criteri con cui sarebbe stato possibile concedere prestiti alla Grecia, ossia che la ristrutturazione del debito non avrebbe creato caos in Europa. Secondo quanto emerso dall’audit dell’Ieo, ai direttori dell’istituto furono dati report “che non contenevano un’analisi approfondita di uno scenario sull’impatto finanziario o che non identificavano esplicitamente il costo a carico di altri [Paesi] membri di una Grecia che finisce in arrears“, ovvero in arretrato con uno o più pagamenti. L’analisi indipendente inoltre sottolinea una collaborazione tra Fmi e Commissione europea che “potenzialmente ha messo lo staff tecnico del Fondo sotto pressioni politiche”. In aggiunta, all’epoca l’Fmi non aveva esplorato in modo adeguato le alternative di un bailout alla Grecia nonostante avvertimenti (in arrivo da dentro e fuori l’istituto) che una ristrutturazione del debito greco fosse difficile da realizzare con successo. Le proiezioni di crescita economica di Atene erano eccessivamente ottimiste ma giocavano a favore del presupposto che la nazione non avrebbe avuto bisogno di quella ristrutturazione. “Il basso livello di credibilità delle proiezioni ha leso la reputazione del Fondo e ogni possibile ruolo catalizzatore che il Fondo potrebbe sperare di giocare”, recita il documento.

Un rapporto di 650 pagine

Pur riconoscendo che la crisi del debito di Paesi come la Grecia, l’Irlanda e il Portogallo hanno posto “sfide straordinarie”, l’Ieo sottolinea come il fondo abbia sottovalutato in alcuni Paesi l’accumularsi di rischi nel sistema bancario, condividendo un modo di sentire diffuso che è stato quello di dire che l’Europa era differente da altre regioni. Dunque immune da crisi come quella che aveva colpito gli Stati Uniti, col terremoto causato dal crack di Lehman Brothers. Una tesi che proprio nelle capitali europee andava per la maggiore e che gli uomini del fondo hanno finito in qualche modo per fare propria. Il rapporto ripercorre l’azione dell’Fmi dal maggio 2010, quando fu messo a punto il primo piano di salvataggio della Grecia. Subito dopo la crisi si allargò a Irlanda, Portogallo e Cipro. “Il fondo – si legge – attraverso la sua attività di vigilanza riusci’ ad individuare i problemi che emergevano, ma non fu in grado di prevedere la grandezza dei rischi che più tardi sarebbero diventati enormi”. Inoltre, l’Fmi non esplorò adeguatamente le opzioni alternative al famigerato piano di salvataggio di Atene, nonostante da più parti arrivasse l’indicazione di una necessità della ristrutturazione del debito, senza il quale il piano sarebbe fallito. Inoltre nel testo si evidenzia come la collaborazione dell’Fmi con la Commissione europea “potenzialmente portò ad assoggettare i giudizi dello staff tecnico del fondo a pressioni politiche. Solo quando montò la preoccupazione per il rischio di contagio dai Paesi in difficoltà a tutta l’area dell’Eurozona e anche oltre l’Fmi decise di modificare le proprie regole per permettere l’adozione di misure eccezionali per finanziare il governo di Atene.