Fact checking

Tutte le bugie di Donald Trump da Presidente USA

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Fin da prima della sua elezione a Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dato prova di avere molta fantasia e di aver utilizzato in maniera consistente – vale a dire più dei suoi avversari – il ricorso alla menzogna per avvalorare i suoi argomenti e le sue dichiarazioni. Il fact checking delle affermazioni di Trump durante la campagna per le presidenziali è diventato per molti un lavoro a tempo pieno. Una fatica di Sisifo che per qualcun altro non serve a nulla perché in fondo tutti i politici sono bugiardi. A quanto pare però Trump ha il poco invidiabile primato di essere il Presidente più bugiardo della storia degli Stati Uniti.

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Il Presidente Trump ha iniziato una campagna accusatoria e denigratoria nei confronti dei mass media

A rivelarlo è il costante lavoro di verifica sulle affermazioni e sulle dichiarazioni fatte da Trump dall’Inauguration Day (il 20 gennaio scorso) compiuto dal Washington Post. Il WaPo infatti ha lanciato una campagna per verificare se quanto detto, scritto o twittato (visto che Twitter è il mezzo di comunicazione preferito dal Presidente) nei primi cento giorni del suo mandato sia vero o falso. Il bilancio per il momento non è confortante perché ad appena 33 giorni dall’insediamento di Trump alla Casa Bianca il team del quotidiano ha già contato 132 affermazioni false o ingannevoli. A quanto pare quindi non è mai trascorso un giorno senza che il Presidente dicesse qualcosa di non esattamente aderente al vero.
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Dove e quando mente Donald Trump Fonte: Washingtonpost.com

Secondo il Washington Post la tendenza a dire il falso o a fare affermazioni fuorvianti si rileva soprattutto nei messaggi via Twitter (tra i due account utilizzati da Trump quello personale è quello dove si lascia più andare rispetto a quello ufficiale @POTUS del Presidente), con il 34% di dichiarazioni a dir poco incerte, spesso false. Seguono i suoi commenti in discorsi pubblici e i discorsi scritti preparati per dichiarazioni ufficiali. Trump mente anche durante le interviste e le conferenze stampa. Gli argomenti dove Trump è incline a mentire con più frequenza sono al momento quelli che riguardano l’immigrazione (cosa che si spiega con la necessità di Trump di difendere l’ordine esecutivo sul travel ban), che è risultata oggetto di false dichiarazioni di Trump 24 volte. L’ultima di queste è la dichiarazione su alcuni misteriosi e non meglio precisati fatti avvenuti in Svezia, episodi criminali dei quali secondo il Presidente si sarebbero resi protagonisti gli immigrati. Seguono “bugie” meno pericolose sulla sua biografia (17 affermazioni non esattamente vere) e quelle riguardanti la questione del lavoro lavoro (17 volte). Per la verità a parte alcune dichiarazioni clamorosamente false scorrendo la lista stilata dal WaPo ci si accorge come Trump abbia adottato in maniera sistematica il ricorso a quelli che la consigliera del Presidente Kellyanne Conway ha definito “alternative facts” con i quali il Presidente sta costruendo vere e proprie verità alternative a sostegno della sua narrativa.

Più di altri politici Trump ha infatti bisogno di creare una narrativa dalla quale emerga fin da subito che sta facendo qualcosa per il bene del Pese. In tal senso si possono quindi leggere affermazioni fuorvianti come quella sul taglio dei costi del nuovo Air Force One (in realtà i costi del nuovo progetto non sono ancora stati definiti) oppure sul prendere il merito dell’aumento di posti di lavoro che però non sono dovuti ai suoi diretti interventi sulla materia economica, se non altro perché non ne ha ancora avuto il tempo.
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l Washington Post cambia la testata web aggiungendo la frase “Democracy dies in darkness”

Il #TrumpCheck andrà avanti per almeno altri due mesi ma il trend che si va evidenziando non è certo dei migliori. Trump del resto ha espresso chiaramente l’intenzione di far diventare il suo primo mandato una campagna elettorale continua e ci sono pochi dubbi riguardo la sua capacità di mantenere alti i toni forse per rendere gli elettori via via più insensibili al suo modo di fare politica e di presentare “fatti alternativi” per verità assodate. Secondo il Washington Post questo potrebbe rappresentare un pericolo per la democrazia americana, è da vedere però se fra quattro anni gli elettori si saranno fatti convincere più dal fact checking che dagli alternative facts di Trump.