Fatti

Il "voglio scendere" di Tugan Sokhiev che si dimette dal Bolshoi contro la guerra (e non solo)

neXt quotidiano|

Tugan Sokhiev

Ha detto basta. Per colpa di quella guerra contro l’Ucraina (che condanna), ma anche perché l’arte rischia (e in alcuni casi sta già avvenendo) di essere strumentalizzata e rimanere vittima di questo conflitto fatto di missili, truppe militari e censure (da parte di tutti gli attori in campo). Così Tugan Sokhiev ha deciso di “scendere” da questo treno. Per protestare contro l’invasione decisa da Putin, certamente, ma anche per sottolineare una deriva che mette a rischio – secondo lui – anche il lato artistico che ha sempre nobilitato l’uomo.

Tugan Sokhiev si dimette da direttore del teatro Bolshoi di Mosca

In un lungo post sulla sua pagina Facebook, Tugan Sokhiev ha spiegato nel dettaglio i motivi che lo hanno portato a questa dolorosa decisione arrivata dopo lunghi giorni di riflessione. Oltre una settimana in cui altri suoi “colleghi” – come Elena Kowalskaya, l’ormai direttrice russa del Teatro statale di Mosca – che hanno detto addio al loro ruolo per protestare contro Putin. Lui lo ha fatto anche per quel motivo, ma non solo.

“Non ho mai sostenuto e sarò sempre contro qualsiasi conflitto in qualsiasi forma. Per alcune persone anche solo mettere in dubbio il mio desiderio di pace e pensare che io, come musicista, potrei mai parlare per altro che Pace sul nostro pianeta, è scioccante e offensivo. Durante vari eventi geopolitici catastrofici che la nostra umanità ha affrontato negli ultimi vent’anni di carriera, sono sempre rimasto con i miei colleghi musicisti e abbiamo sempre, insieme, dimostrato ed espresso il sostegno e la compassione per tutte le vittime di coloro che hanno conflitti. Questo è quello che facciamo noi musicisti, esprimiamo cose con la musica, diciamo cose emozionanti con la musica, confortiamo con la musica chi ne ha bisogno. Noi musicisti siamo i fortunati a poter parlare questa lingua internazionale che a volte può esprimere più di qualsiasi parola conosciuta alla civiltà”.

Il discorso, dunque, parte della guerra in Ucraina ma non si ferma lì. Perché oltre al Bolshoi di Mosca, c’è anche il resto del mondo. Perché oltre alla Russia, lui ricopre (anzi, ricopriva) anche il ruolo di direttore musicale dell’Orchestre National du Capitole de Toulouse.

“Durante gli ultimi giorni ho assistito a qualcosa che pensavo non avrei mai visto in vita mia. In Europa, oggi sono costretto a fare una scelta e a scegliere una della mia famiglia musicale piuttosto che l’altra. Mi è stato chiesto di scegliere una tradizione culturale. Mi viene chiesto di scegliere un artista piuttosto che l’altro. Mi viene chiesto di scegliere un cantante piuttosto che l’altro. Presto mi verrà chiesto di scegliere tra Chajkovskij, Stravinskij, Shostakovich e Beethoven, Brahms, Debussy. Sta già succedendo in Polonia, paese europeo, dove la musica russa è proibita”.
Da qui lo sfogo che va oltre la guerra in Ucraina. Si parla di quel che accade fuori, con il rischio che a pagare – e cita fatti già avvenuti – siano l’arte e gli artisti. Pagare per colpe non loro, se non quelle di essere russi. Perché, come sottolinea Sokhiev, non può ricadere su tutti la colpa di un singolo che guida un Paese che decide in modo unilaterale di invadere un Paese.
“A causa di tutto quello che ho detto sopra ed essendo costretto ad affrontare l’impossibile opzione di scegliere tra i miei amati musicisti russi e quelli francesi, ho deciso di dimettermi dalle mie posizioni di direttore musicale del Teatro Bolshoi di Mosca e Orchestre National du Capitole de Toulouse con effetto immediato. Questa decisione dovrebbe confermare a tutti gli interessati che sono una persona molto fortunata, a poter conoscere artisti del Teatro Bolshoi e musicisti dell’orchestra di Tolosa. È sempre un privilegio fare musica con tutti i meravigliosi artisti di quelle due istituzioni e io sarò sempre al loro fianco come musicista”.