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I tre medici veneti sotto la lente per i vaccini dopo Gava

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In Veneto sono almeno tre i medici scettici sulle vaccinazioni di massa ai neonati al settantesimo giorno di vita che sono sotto l’attenzione dei rispettivi ordini, nessuno trasmesso ancora alle commissioni di disciplina provinciali a Venezia, Vicenza, Padova. Lo scrive oggi il Corriere del Veneto ricordando il caso di Roberto Gava, radiato la settimana scorsa in una vicenda non ancora conclusa ma che ha portato il Codacons a denunciare l’Ordine dei Medici. Scrive il Corriere:

«Vaccinare è una roulette russa. Lo scriva ma non scriva il mio nome». Parla un medico noto nella terraferma veneziana, già ascoltato dal presidente dell’Ordine dei Medici Giovanni Leoni per le sue opinioni eterodosse ma chiede l’anonimato perché il clima, dopo la radiazione del dottor Roberto Gava , è quello che è. «Da caccia alle streghe – scandisce Luigi Brunino, medico di Abano contrario alla somministrazione dell’esavalente in tenerissima età – Sono stato minacciato, accusato in pubblico di essere un criminale, mi mandano lettere minatorie». «Si condannano le opinioni- scuote la testa Goffredo Chiavelli, pediatra di Treviso – E mi scusi ma preferisco non continuare l’intervista». Non si sa mai.

roberto gava radiato ordine dei medici 1
Secondo il quotidiano sono almeno il triplo coloro che la pensano come loro e che ci hanno messo la faccia sottoscrivendo a ottobre del 2015 la lettera aperta al presidente del
l’Istituto Superiore di Sanità Walter Ricciardi, appello firmato da 120 medici in tutta Italia il cui primo firmatario era Gava:

Teresa Adami di San Giovanni Lupatoto (Verona), Luigi Brunino di Abano, il chirurgo con formazione in medicina antroposofica Remigio Cenzato che ha studi a Mirano, Verona, Firenze e Roma; il pediatra Chiavelli di Treviso, Gennaro Muscari Tomaioli a Mestre, i dentisti Massimo Presacco di Padova e Pierluigi Tubia di San Donà, il fisiatra padovano Andrea Roncato. «Ci siamo accorti che, dopo un’osservazione minuziosa e prolungata nel tempo di bambini vaccinati e non vaccinati, questi ultimi appaiono indubbiamente e globalmente più sani, meno soggetti alle patologie infettive – scrivevano i 120 – Obiettivo di ogni trattamento medico deve essere sempre la sua personalizzazione. Riteniamo doveroso che venga superato l’obbligo vaccinale e per ridurre il rischio di reazioni avverse dovrebbero essere iniziate almeno nel secondo semestre di vita», possibilmente una alla volta.

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