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Marco Travaglio e Berlusconi dietro le accuse di lobby gay a Di Maio

Marco Travaglio oggi tira fuori nel suo editoriale sul Fatto Quotidiano un’ipotesi interessante riguardo alcuni strani articoli pubblicati in questi giorni sui giornali e sul web, che mettono sotto accusa Luigi Di Maio perché sarebbe circondato da una lobby gay. Travaglio prima ricorda tutti i metodi non cristallini utilizzati da Berlusconi negli anni, compreso il dossieraggio nei confronti di Gianfranco Fini e Antonio Di Pietro. Poi fa un passo avanti:

Ora ci risiamo. B. invita ciascuno dei suoi a “farsi amico un grillino e a portarlo dalla nostra parte”, perché i 5Stelle “vanno cacciati”o comprati. Intanto possiamo immaginare quanti dossier circolino nei palazzi del potere, per ricattare i vincitori affinché non si scordino dei vinti e diventino leader a sovranità limitata. Soprattutto di uno. Il Giornale pubblica strani titoli su “I segreti di Salvini”, sotto i quali non c’è scritto (ancora) nulla.

E strani pezzi a firma Luigi Bisignani (ex P2) sulla “lobby gay” che circonderebbe Di Maio. Si spera che Salvini e Di Maio, diversamente dai precedenti oggetti delle attenzioni della Banda B., non abbiano scheletri nell’armadio né in proprio né attorno. Altrimenti farebbero bene a controllare l’armadio: di solito, insieme agli scheletri, c’è un fotografo di B.

luigi di maio lobby gay

L’articolo originale di Luigi Bisignani in realtà è uscito sul Tempo e non sul Giornale, ma proprio per questo è ancora più significativo che il quotidiano di Sallusti abbia ripreso il pezzo di un quotidiano concorrente. Lo stesso Bisignani in una lettera inviata proprio al Giornale è tornato sulla vicenda in modo ancora più allusivo:

Il mio ragionamento, sulla base di informazioni circostanziate, è diverso, forse ancora più ampio, coinvolge tutti i partiti e soprattutto quei simpatici «nuovi mostri» che dalla provincia arrivano a Roma con ruoli da protagonisti. Mi vengono in mente Renzi, Lotti e la Boschi nel Pd, che di certo sono allegramente etero, ma hanno sentito il bisogno di schiudere il loro giglio magico a giovani gay, quasi tutti in carriera nelle istituzioni e nelle aziende. E così è stato per Di Maio.

Roma atterrisce e spaventa, ma è come una vecchia maîtresse che ammalia. E i professionisti gay hanno una loro efficienza tutta particolare, si riconoscono al volo, sono trasversali, riservati seppur social, e riescono più facilmente ad ottenere la fiducia dei nuovi leader infrangendo quel muro di diffidenza verso tutte le lobby, dai farmaci ai giochi.

Forse perché forniscono, in un colpo solo, un network potente e trasversale, fondamentale per chi nel Palazzo non c’ è mai stato prima e non sa come orientarsi, oltre che una certa benevolenza mediatica perché, si sa, di certi argomenti si sussurra soltanto. Il prezzo da pagare, poi, è quello dell’ impegno sul fronte dei «diritti civili», anche se i grillini sulle unioni civili hanno fatto un passo avanti e due indietro.

La sensazione è che Bisignani parli, come suo costume, per inviare segnali. Utilizza il fatto oggettivo della vicinanza di Vincenzo Spadafora a Di Maio per costruire una teoria del complotto contro il candidato premier del MoVimento 5 Stelle senza però avere nessuna prova di quanto racconta e portando all’attenzione del pubblico un dettaglio che, anche se fosse vero, sarebbe irrilevante per Di Maio come per qualunque altro politico in sé. A meno che non si dimostri il contrario. Finora invece, come riconosce lo stesso Bisignani, sulle unioni civili il M5S si è comportato in maniera contraria al fatto che fosse influenzato o ricattato da oscure lobby gay. Insomma, Bisignani spara nel mucchio perché conosce bene l’Italia: sa che prima o poi qualcuno abboccherà.

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