Politica

Chi sarà (e di cosa si occuperà) il ministro della Transizione Ecologica?

Il nuovo superministero chiesto e ottenuto da Beppe Grillo non è ancora nato, ma già si discute su i temi (e le deleghe) di cui si occuperà, mentre infuria il totonomi. Ecco chi è in pole-position,

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Il ministero della Transizione Ecologica non è ancora nato ma le domande e i dubbi si susseguono. Primo tra tutti: di cosa si tratta concretamente? Nelle idee di Beppe Grillo, che si può considerare il padre di questo nuovo incarico, si tratterebbe di nuovo superministero ibrido in grado di coniugare due dei temi fondamentali su cui si concentrerà il rilancio post-Covid: ambiente e sviluppo.

Ancora i dettagli non ci sono (li svelerà a giorni il Presidente incaricato Mario Draghi), ma certo si può cominciare a tracciare un primo disegno delle tasks e le mansioni di cui si occuperà il nuovo ministero. Al di là della battuta (notevole) di Vladimir Luxuria, già il nome stesso lascia intuire quello che dovremmo aspettarci: una sorta di grande collettore politico ed economico che veicoli e ricalibri gli investimenti nell’ottica di una riconversione ambientale dell’intera sistema produttivo. Qualcosa di simile esiste già in Francia e Spagna – i due esempi non a caso citati da Grillo – dove il ministro incaricato assume le competenze sull’energia. Ci sono poi da gestire i fondi provenienti dal Recovery fund, parte dei quali potrebbero essere dirottati proprio sul nuovo ministero, come richiesto a gran voce dai 5 Stelle.

Resta ancora da sciogliere il nodo del possibile accorpamento dei ministeri dell’Ambiente e quello dello Sviluppo economico, ipotesi, quest’ultima, evocata da Luigi Di Maio, sulla scia delle parole di Grillo. L’alternativa più probabile è che il ministero dell’Ambiente venga rinforzato con delle deleghe ad hoc, lasciando il MISE alla sua veste originaria.

Ma il tema che agita di più i palazzi in queste ore è quello legato ai nomi dei papabili per la guida del dicastero? Il “Corriere della Sera” fa qualche ipotesi:

Nel mazzo di nomi a disposizione dell’ex governatore della Bce c’è certamente Enrico Giovannini, già ministro, esperto di Welfare e oggi portavoce dell’ASviS, l’Alleanza italiana per lo Sviluppo sostenibile. Ma se Draghi dovesse puntare su un profilo più manageriale allora i nomi che circolano sono quelli di Federico Testa, presidente di Enea, Francesco Starace, oggi amministratore delegato di Enel, uno dei player mondiali nel settore delle energie rinnovabili, e Raffaele Mellone, formazione ad Harvard e amministratore delegato del Fondo italiano per l’efficienza energetica.

Per quanto riguarda il resto della squadra di governo si sa davvero poco. Sembra certo che la metà sarà formata da donne, come Luciana Lamorgese e Marta Cartabia, ma per i ministeri economici si fanno anche i nomi di Marcella Panucci, ex direttore generale di Confindustria, e della professoressa Lucrezia Reichlin. Secondo il Corriere per il MEF sono in corsa anche Daniele Franco (Bankitalia), Luigi Federico Signorini (Bankitalia), Ignazio Angeloni (Vigilanza Bce) e Dario Scannapieco (Bei). Inoltre altri papabili tecnici sono:

Sono sempre valide le quotazioni di Antonio Malaschini, già segretario generale del Senato, che potrebbe essere indicato al ministero dei Rapporti con il Parlamento. Ma anche quelle di Elisabetta Belloni, segretario generale della Farnesina, in lizza per il salto alla guida politica del ministero; così come quelle di Patrizio Bianchi, che potrebbe finire all’Istruzione, o anche del generale Claudio Graziano per la Difesa. Al Welfare è in campo Roberto Rossini, presidente delle Acli. Ma anche Stefano Granata, presidente Federsolidarietà.