Politica

Autostrade, le pressioni denunciate da Toninelli erano una bufala

«#Aiscat smentita dai fatti. Ecco prova delle “cortesi” pressioni per dissuadere @mitgov dal pubblicare gli atti delle convenzioni. Sono parole che ovviamente hanno influenzato le strutture anche sotto la mia gestione. Ma carta canta e le bugie hanno le gambe corte. #autostrade». Così parlò Danilo Toninelli su Twitter dopo aver pubblicato le prove delle pressioni subite da Autostrade e Aiscat. Nei giorni scorsi alla Camera il ministro dei Trasporti aveva denunciato in Aula di aver subito «pressioni, interne ed esterne» per impedire la pubblicazione dei documenti relativi alle concessioni autostradali.

Le pressioni “retroattive” subite da Toninelli

Il concentratissimo e attentissimo Toninelli aveva ribadito il concetto anche ieri sera, durante l’intervista ad In Onda su La7 spiegando che quando a giugno è arrivato al Ministero e ha detto all’amministrazione di pubblicare gli atti concessionali (la gran parte di essi erano già pubblici) «l’amministrazione aveva paura a pubblicarli». Il motivo?  Sono arrivati sulla scrivania del ministro alcuni documenti di Aiscat e Autostrade che diceva all’amministrazione e allo Stato di non pubblicare perché «era possibile il reato di aggiotaggio».

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C’è però un problema, come si vede bene dalle intestazioni dei documenti pubblicati da Toninelli quelle due diffide a pubblicare gli atti concessionari risalgono all’11 gennaio 2018 (Aiscat) e al 7 marzo 2018 (Autostrade per l’Italia). In quel periodo però il ministro dei Trasporti non era il nostro concentratissimo Toninelli ma Graziano Delrio. Gli atti concessionali sono stati pubblicati sul sito del MIT nel febbraio del 2018, quando ancora Toninelli era all’opposizione.

Chi ha fatto pressioni su Toninelli?

Alla Camera però Toninelli aveva detto che era riuscito a pubblicare i documenti nonostante le pressioni che “noi abbiamo subito”. Per “noi” tutti hanno immaginato che il ministro parlasse di pressioni ricevute, dopo il crollo del ponte Morandi o dopo la nascita del governo del Cambiamento, da lui stesso o da membri dell’esecutivo. Scopriamo invece oggi che Toninelli intendeva che a subire quelle pressioni era stato il suo predecessore Delrio. Ma la cosa era già nota perché è stato lo stesso ex ministro a spiegare che la documentazione finanziaria delle concessioni autostradali non era stata pubblicata «dopo una diffida dell’Aiscat che evidenziava si trattasse di notizie sensibili per società quotate in Borsa, il dirigente ha avuto questa precauzione».

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Quindi nessuno ha fatto pressioni su Toninelli ed anzi il ministro se voleva – e riteneva che le “minacce” non avessero fondamento – avrebbe potuto far pubblicare lo stesso gli atti. Invece il MIT ha atteso il 27 agosto (da giugno) per farlo.  Qualcuno (non si sa bene chi perché al solito Toninelli fa il vago) al Ministero aveva paura? Ma non è il Ministro a comandare e a decidere? Aiscat intanto precisa che la lettera è stata inviata al Ministero lo scorso gennaio«a seguito di richiesta di parere ricevuta dalla direzione del ministero illustrando la propria posizione» in merito alla pubblicazioni degli atti delle concessioni autostradali. Insomma, il Ministero (di Delrio, ma evidentemente per Toninelli è come se l’avesse fatto lui) aveva chiesto un parere ad Aiscat sulla possibilità di pubblicare gli atti concessionali nella loro interezza. Nella lettera (datata 11 gennaio 2018 mentre la richiesta del Mit era del 15 dicembre 2017) Aiscat rispondeva che dovevano essere pubblicati «unicamente i contratti di concessione e non anche i relativi allegati nel rispetto della normativa in materia di riservatezza, segreto commerciale e industriale».

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La missiva è firmata dal dg Massimo Schintu e oltre a rilevare come il MIT non fosse tenuto alla pubblicazione in quanto non obbligato dalla normativa (il solerte Toninelli sicuramente verificherà) annunciava comunque la «disponibilità del comparto autostradale ad approfondire la questione assicurando la più completa collaborazione con l’amministrazione per garantire livelli di massima trasparenza». Definire queste pressioni è davvero eccessivo, del resto Aiscat stava solo difendendo i suoi interessi. Stupisce invece che il governo dell’Avvocato del Popolo si sia fatto intimorire da una letterina inviata sei mesi prima il suo insediamento. Quando trova il tempo Toninelli potrebbe anche affrontare la questione dell’approvazionedata dal suo Ministero l’11 giugno 2018, quindi quando era Ministro, al progetto di rinforzo degli stralli del Morandi.