Opinioni

Toh, Paolo Berdini s'è accorto che per lo stadio della Roma non può più fare niente

A Paolo Berdini, neoassessore all’urbanistica della Giunta Raggi, non si può proprio nascondere niente. Dopo aver proposto qualche giorno fa in un’intervista a Radio Radicale di fare un referendum, con Il Sole 24 Ore Berdini ha dovuto ammettere che l’iter procedurale per dare il via ai lavori dello stadio a Tor di Valle ha già ricevuto il via libera degli uffici comunali, e la parola adesso passa alla conferenza dei servizi che porterà, dopo 180 giorni all’approvazione del progetto definitivo:

«Mi dicono – riferisce Berdini a «Edilizia e Territorio» – che la documentazione è stata approvata dagli uffici comunali. I dirigenti mi hanno comunicato che giuridicamente e tecnicamente è tutto in ordine e quindi il dossier è stato formalmente trasmesso alla Regione Lazio per l’avvio della conferenza dei servizi. Lo stadio della Roma non è più una questione comunale e del mio assessorato. Ora il procedimento dipende solo dalla Regione». Il visto di conformità del Comune arriva a distanza di un mese dalla consegna del progetto definitivo da parte della Roma.

paolo berdini stadio della roma
Insomma, Berdini, dopo aver ricevuto qualche robusta tranvata nei dibattiti in cui si è presentato a causa della sua scarsa conoscenza del progetto, oggi ha finalmente capito quello che da più parti gli era stato fatto notare: l’iter politico per la decisione si era già esaurito. Chissà se tra poco scoprirà anche che non è possibile cambiare il percorso della Metro C.
Intanto nel pomeriggio arriva anche una precisazione della Regione Lazio, chiamata in causa proprio da Berdini: “In riferimento alle parole dell’architetto Berdini, si fa presente che la Regione Lazio è ancora in attesa dal Comune della trasmissione del progetto sullo stadio della Roma. Ad oggi nulla è stato ufficialmente inoltrato all’amministrazione regionale. Si precisa, inoltre, che nella trasmissione del progetto il Campidoglio dovrà dichiarare la conformità del progetto stesso alla delibera sull’interesse pubblico votato dal Consiglio comunale di Roma”.