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Tiziano Renzi e il pizzino con i 30mila euro a T.

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Tiziano Renzi verrà ascoltato domani da Paolo Ielo e Mario Palazzi, i due magistrati della procura di Roma che indagano su Alfredo Romeo e gli appalti Consip. Nel decreto di perquisizione di Carlo Russo, imprenditore fiorentino anche lui indagato e vicinissimo alla famiglia dell’ex premier, i due inquirenti scrivono che Russo e Tiziano Renzi si sarebbero fatti «promettere indebitamente» da Romeo «somme di denaro mensili, come compenso per la loro mediazione verso Marroni», amministratore delegato di Consip ed ex assessore in Toscana, proprio in relazione allo svolgimento di gare. «Non ho mai ricevuto soldi e nessuno mi ha mai chiesto alcunché», ha replicato il padre dell’ex premier.

Il pizzino con i 50mila euro a T. nell’inchiesta Consip

Eppure la «legittima difesa criminale» che Romeo ha messo in atto secondo il giudice per le indagini preliminari Gaspare Sturzo si fondava anche su amicizie come quella con Tiziano Renzi: in particolare nelle carte si racconta di un incontro in una bettola romana tra Russo, Romeo e Renzi:  si ipotizza che, per aprire le porte di Consip, Romeo avrebbe concordato, con Russo, dazioni di 30mila euro al mese per Tiziano Renzi. Una tesi che si regge sulla base di quei pizzini con la cifra “30” e l’iniziale “T”. Fogli che risultano strappati da Romeo, poi addirittura sequestrati in discarica e infine ricomposti dal lavoro dei carabinieri del Nucleo tutela ambiente guidati dal capitano Giampaolo Scafarto, e coordinati dai pm Henry John Woodcock e Celeste Carrano. Alfredo Mazzei, commercialista napoletano ed esponente del PD locale, in un’intervista a Dario Del Porto e Conchita Sannino su Repubblica ha raccontato dell’incontro:

Dottor Mazzei, andiamo al sodo: risulta anche a lei che Carlo Russo e Tiziano Renzi si sedettero a tavola con Romeo?
«Francamente, non ne parlo volentieri. Ma visto che me lo chiedete, sì, risulta anche a me. Da quel che mi disse Alfredo, cenarono o pranzarono insieme».
Dove? In un luogo in vista, uno dei ristoranti dei salotti buoni?
«No, il contrario. Ma, ripeto, ho già detto ai pm. Romeo mi riferì che si videro in una sorta di “bettola”, una trattoria senza pretese. Non avevano interesse a farsi vedere. E da quel che ricordo, Romeo entrò nel locale in maniera assai defilata…».
Cosa significa?
«Mi raccontò che entrò da un ingresso riservato, attraverso il cortile di un palazzo che aveva due uscite».
E l’esito dell’incontro a tre: quale fu?
«Romeo disse qualcosa che aveva questo senso: “Hai capito quei due…?”».
Intendeva che si trattava di persone spregiudicate? Si parlò di soldi e di appalti?
«Non posso saperlo. Ma ebbi l’impressione che quella cena riservata servisse proprio a parlare di strategie».

Il “pizzino” ripescato nella rumenta di via di Pallacorda in cui si legge la promessa di 30 mila euro a T. e l’incontro nella bettola saranno quindi sicuramente oggetto delle spiegazioni che Tiziano Renzi dovrà fornire ai magistrati.

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Il pizzino sulle presunte tangenti a T. (Il Fatto Quotidiano, 2 marzo 2017)

Il Giglio Magico e il “livello politico più alto”

Anche perché  il foglietto con la scritta “30 mila per mese T.; 5 mila ogni due mesi R.C. due incontri quadro tenuti da T uno con M. uno con L.” per i magistrati si riferisce proprio a Tiziano Renzi e a Carlo Russo (la sua società si chiama RC Consulting). T. infatti deve essere ricompensato per “due incontri quadro”, di cui uno con M. (potrebbe essere l’a.d. di Consip Marroni) e uno con L. (potrebbe essere Luca Lotti): incontri mai realizzati, in ogni caso. Spiega oggi Marco Lillo sul Fatto Quotidiano:

Bastava fare ieri mattina una ricerca su Google per scoprire come il pizzino chiave del l’inchiesta, trovato nella spazzatura e ricostruito con tanta fatica dal Noe, sia rifinito in questi giorni nel cestino mediatico della grande stampa. Peccato perché quel foglietto ha una storia interessante da raccontare. Gettato nel cestino dopo un incontro di metà settembre in cui Romeo stringe – secondo gli investigatori –un vero e proprio “accordo quadro” con Carlo Russo, amico di Tiziano Renzi, oggi il pizzino potrebbe trovare spazio sui grandi giornali che non potranno più fingere di non vedere.
La novità è che il foglio è pubblicato nell’ordinanza del gip Gaspare Sturzo accanto alle dichiarazioni del manager di Consip Marco Gasparri: “L’ufficio mi chiede perché le conversazioni tra me e Romeo a volte sono a voce bassissima a volte evitando di dire alcuni nomi e provvedendo a scrivere parti del colloquio su foglietti volanti; l’indagato risponde: effettivamente questa modalità era una consuetudine. Perché Romeo era convinto che il proprio cellulare fosse stato inoculato da captatore informatico (cioé il trojan che trasforma il telefonino in una microspia ambulante,ndr) mentre era sicuro che il suo ufficio fosse ‘pulito’”.

 

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Il pizzino di Alfredo Romeo con i 30mila euro a T. (da La Verità, 2 marzo 2017)

Proprio per questo gli incontri, il pizzino e le bettole riportano direttamente a quel Giglio Magico che spesso con le sue imprudenze mette nei guai Matteo Renzi. Scrive Carlo Bonini su Repubblica:

Si dirà che le (asserite) colpe dei padri e degli amici dei padri non possono ricadere sui figli. E tuttavia, al netto di ciò che l’inchiesta della Procura di Roma riuscirà o meno a documentare a sostegno dell’ipotesi di “traffico di influenze” nella più grande commessa pubblica nel mercato europeo (2 miliardi e 700 milioni di euro), resta un dato politico grande come un macigno e difficile da aggirare. Che la porta del Giglio Magico non solo non si richiuse di fronte alle insistenze di un vecchio arnese come Alfredo Romeo, ma, al contrario, lo accolse per tirarlo a bordo o, quantomeno, questo gli promise, per tutelarne la rendita di posizione nel Grande Gioco della spartizione degli appalti pubblici.

Leggi sull’argomento: Consip: la storia dei 60mila euro a Renzi nelle intercettazioni di Bocchino