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Consip: la storia dei 60mila euro a Renzi nelle intercettazioni di Bocchino

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Nelle more delle cronache sull’arresto di Alfredo Romeo nell’inchiesta Consip oggi Giovanni Bianconi sul Corriere della Sera firma un articolo che sembra mettere nei guai Matteo Renzi anche se, a leggere con la necessaria attenzione, l’affermazione viene fortemente ridimensionata. Stiamo parlando di una delle tante intercettazioni agli atti dell’inchiesta, quella che vede protagonisti lo stesso Romeo e l’ex parlamentare di Alleanza Nazionale Italo Bocchino.

Consip: i 60mila euro a Renzi nelle intercettazioni di Bocchino

Bocchino, consulente di Alfredo Romeo, e Russo, imprenditore farmaceutico di Scandicci, amico di Tiziano Renzi, padre dell’ex premier, sono indagati dalla procura di Roma per traffico di influenze. Le abitazioni di entrambi sono state perquisite dai carabinieri del Noe e dai finanzieri del Nucleo di polizia tributaria di Napoli. Per traffico di influenze è indagato lo stesso Tiziano Renzi. Russo è l’uomo che ha contattato Michele Emiliano.  Le intercettazioni, i pizzini recuperati in discarica, i documenti sequestrati e i due interrogatori di Gasparri avrebbero poi delineato i ruoli del ‘sistema’: Gasparri, si legge nell’ordinanza, “aveva il ruolo di ‘prototipatore‘ di bandi pubblici Consip al servizio di Romeo (che così lo definisce) mediante corruzione”, mentre l’ex parlamentare Italo Bocchino era “il ‘facilitatore’ degli interessi illeciti di Romeo” e il “lobbista dedicato al traffico illecito di influenze”. In questo contesto, dice ancora il giudice, “è evidente” che la lotta imprenditoriale per l’appalto FM4 “sembra essere gestita, secondo la narrazione Gasparri-Bocchino-Romeo, a suon di tangenti, o mediante la ricerca di appoggi all’interno della cosiddetta alta politica al fine di indurre i vertici della Consip spa ad assecondare le mire dell’illecita concorrenza degli imprenditori più avvezzi a tali sistemi”. Qui si inserisce il racconto di Bianconi sul Corriere:

Un «omissis» copre il nome di un politico che chiese 60.000 euro di tangente ad Alfredo Romeo, contenuto nelle intercettazioni tra l’imprenditore campano e l’ex deputato finiano Italo Bocchino, indagato nell’inchiesta sulle «mazzette» per l’assegnazione degli appalti pubblici. L’identità l’ha svelata lo stesso Bocchino, mentre spiegava al suo amico e datore di lavoro come funzionano i rapporti tra le imprese e il potere, quando arriva il momento di pagare: «Un politico può venire da te e chiederti 60.000 euro che ti ha chiesto (omissis), ma i mille pulitori sul territorio sono mille persone che danno 5.000 euro ciascuno… sono mille persone che fanno un’assunzione ciascuno… sono mille persone che quando voti si chiamano i loro dipendenti… tu i tuoi dipendenti manco sai chi sono… non te li puoi chiamare per dire votate a Tizio, a Caio o Sempronio, no? Il pulitore che c’ha cento dipendenti, quello si chiama cento famiglie e dice senti… a sindaco dobbiamo votare questo per questa ragione…»

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La donazione di Romeo alla Fondazione Big Bang

Bocchino sta spiegando a Romeo che i piccoli corruttori hanno molto di più da offrire alla politica che deve favorire l’assegnazione dell’appalto. Ma chi è il politico il cui nome è coperto da omissis? Ma soprattutto: è vero che si tratta di uno che “chiese 60.000 euro di tangente ad Alfredo Romeo?”, come scrive il Corriere della Sera? Per avere una risposta ad entrambe le domande basta leggere l’articolo di Grazia Longo sulla Stampa: il politico è Renzi e non si sta parlando di una tangente, ma dei “famosi” 60mila euro di contributo alla Fondazione Big Bang di Renzi dati da Romeo attraverso la Isvafim SPA nel 2013. Scrive infatti La Stampa:

E nel constatare che una società grande come quella di Romeo ha più difficoltà a gestire i dipendenti per il voto di scambio, osserva che i politici hanno meno interesse a chiedergli soldi. Nello specifico afferma: «Perché un politico può venire da te a chiederti sessantamila euro che ti ha chiesto Renzi (si tratta di una regolare donazione elargita da Romeo alla fondazione riconducibile a Renzi, ndr), ma i mille pulitori sul territorio sono mille persone che danno cinquemila euro ciascuno… sono mille persone che fanno un’assunzione ciascuno… sono mille persone che quando voti si chiamano i dipendenti… tu, invece, i tuoi dipendenti neanche sai chi sono..».
Parole in libertà, che non hanno comunque alcuna ripercussione giudiziaria: l’ex premier è totalmente estraneo all’inchiesta. Diversa la posizione del padre, sospettato di essere stato a libro paga di Romeo. Nel decreto di perquisizione si legge come l’imprenditore Alfredo Romeo, in concerto con il suo consigliere personale Italo Bocchino, «lautamente retribuito», «si sia accordato con Carlo Russo (a fronte di ingenti somme di denaro promesse) … affinché questi», utilizzando le sue personali relazioni e quelle di Tiziano Renzi, «interferisca indebitamente sui pubblici ufficiali presso la Consip al fine di agevolare la società di cui Romeo è dominus».

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L’articolo sulla Stampa a firma di Grazia Longo (2 marzo 2017)

Ecco quindi che l’affermazione, correttamente contestualizzata da La Stampa, viene chiarita: non si tratta di “un politico che può venire a chiederti 60mila euro” di tangenti, come scrive il Corriere, ma dell’esempio di Renzi che Bocchino fa per spiegare la differenza tra il potere delle cooperative (in questo caso di pulitori) che possono dare indicazioni di voto ai propri soci – che conoscono direttamente o indirettamente – e la situazione di Romeo, che invece non ha questo potere. Infatti è noto che ci sono stati (ecco alcuni articoli di giornale che ne hanno parlato in tempi non sospetti) quei versamente e sono dichiarati alla luce del sole direttamente sul sito di Fondazione Open dal quale si evince che Romeo ha donato a Open 60.000 euro tramite Isvafim s.p.a. Ma Renzi non è stato l’unico uomo politico che ha ricevuto finanziamenti (leciti e regolari) da Romeo che in passato ha contribuito alla campagna elettorale di Rutelli, a quella di Nicola Zingaretti per la candidatura a Presidente della Provincia di Roma e a Nomisma, la società di studi economici fondata da Romano Prodi.
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Così, quindi, il senso dell’affermazione di Bocchino viene perfettamente spiegato. E ci mette in guardia sul rischio dell’estrapolazione di frasi da verbali giudiziari al di fuori del loro del loro contesto.
Foto di Italo Bocchino da L’Intraprendente.it