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Tiziana Ciprini contro la Ka$ta che compra i figli all'estero

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Non credo ci siano ricerche scientifiche in merito ma a volte mi chiedo se sia possibile che le fasce colorate per capelli siano di un qualche impedimento per la capacità di ragionare. Poi mi accorgo che le riflessioni di Tiziana Ciprini sono condivise da altri giganti del pensiero, persone come Diego Fusaro, Mario Adinolfi ed altri personaggi sublimi apparsi qui. Tutte persone diverse da loro, per storia politica, colore dei capelli e pure nome di battesimo ma accomunate – tu guarda – dalla medesima opinione sul figlio del compagno di Nichi Vendola.
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Ki paka il “figlio di Vendola”?

Ma vediamo quali sono le colpe di Vendola (colpe che probabilmente ricadranno sul figlio). Nichi Vendola è in pensione alla tenera età di 57 anni con soli 10 anni di contributi. Questo non significa che Vendola abbia rubato i soldi degli italiani, perché la legge glielo consentiva. Ed è stato proprio grazie ai soldi pubblici che il “compagno Vendola” ha potuto comprare un bambino. In definitiva proseguendo in maniera consequenziale il ragionamento della Ciprini il figlio del compagno di Nichi Vendola è di proprietà dello Stato. Anzi peggio, è figlio dei vitalizi della casta, che la Ciprini definisce vitavizi: sono sorpreso che non sia stato ancora lanciato il termine #compravendola. Dopo Salvini che definiva la nascita un evento disgustoso abbiamo una deputata che si trattiene a stento dal definirla qualcosa di sordido, frutto del vizio e del peccato. Non è ben chiaro se quindi il figlio biologico del partner di Vendola debba essere conteggiato tra i beni del Restitution Day. La Ciprini – che è come è noto e tra i parlamentari M5S contrari alle Unioni Civili e alla Stepchild Adoption – ha da sempre una posizione nettamente contraria alla possibilità che le persone omosessuali (i maschi soprattutto visto che per le donne ci sono meno impedimenti) possano avere figli. Da tempo infatti la deputata Ciprini paventa l’avvento dell’era del transumano e la fine della nostra specie così come la conosciamo.

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Il convegno sul Post-umano e sul transumanesimo (tema caro ai complottisti)

Non avendo molto chiaro il contorno normativo la Ciprini sostiene che Vendola abbia compiuto all’estero un reato e che quindi deve essere punito in Italia. Peccato che non si possa perseguire un cittadino italiano per aver commesso un fatto che – pur essendo vietato in Italia – non è un reato nello stato in cui è avvenuto dal momento che in California è legale e regolamentato. Ma c’è di più: per le coppie (prevalentemente eterosessuali) che hanno avuto un figlio da una madre surrogata in uno di questi stati per il paese straniero il figlio è a tutti gli effetti loro figlio (viene rilasciato un regolare certificato di nascita dove viene attestata la paternità e la maternità del bambino) ma dal momento che in Italia questo “tipo di nascita” non è previsto (anzi è vietato) i genitori che dichiarano che il figlio è loro ed è nato all’estero commettono un reato. Non quello di aver fatto ricorso all’utero in affitto ma quello di aver dichiarato il falso, nella fattispecie il reato di falsa attestazione all’ufficiale di stato civile. Questa non è una mera ipotesi ma è un dato di fatto suffragato da diverse sentenze dei tribunali italiani (ad esempio questa e questa) dove i giudici hanno stabilito che le coppie che ricorrono alla maternità surrogata all’estero non commettono un reato legato al ricorso all’utero in affitto ma al fatto di aver dichiarato il falso al momento dell’iscrizione all’anagrafe italiana del figlio. Questo problema riguarda tanto le coppie omosessuali quanto quelle eterosessuali e – sorpresa – non è affatto toccato dal DDL Cirinnà che non prevede alcun tipo di sanatoria o condono “speciale” per le coppie omosessuali. Questo nemmeno prima dello stralcio dell’articolo 5 del DDL, quello che consentiva anche al coniuge omosessuale la possibilità di adottare il figlio biologico del partner. Parlare del problema dell’utero in affitto in relazione alle Unioni Civili, sbraitare “i figli non si comprano” è quindi una mistificazione della realtà.
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Il tweet nel quale la Ciprini accusava i gay di voler comprare i bambini

Nessuno ha comprato bambini

Nel suo post la Ciprini insiste però su un altro punto, ovvero la mercificazione del corpo della donna e il processo di acquisto dei bambini che le nuove pericolose tecnologie mettono a disposizione. Si può e si deve parlare dei problemi etici di certe pratiche mediche ma affrontare il discorso dicendo che i ricchi possono “rivolgersi alle cliniche a pagamento, per scegliere dal database una madre venditrice dei propri ovuli, ovviamente bella, con gli occhi azzurri e un ottimo pedigree scolastico” mentre i poveri non possono (sapessi quante cose non possono fare) non credo sia la maniera corretta.

La mercificazione di ogni cosa ha aumentato le disuguaglianze.
Paradossalmente, quella che era nata come risposta terapeutica a condizioni di patologia specifiche e molto selezionate, sta forse assumendo il significato di un’alternativa fisiologica per ricchi, i cui costi economici ed emotivi sono elevati e gli effetti sulla salute restano sconosciuti.
Difficile che un operaio, gay o etero che sia, potrà mai permettersi di rivolgersi alle cliniche a pagamento, per scegliere dal database una madre venditrice dei propri ovuli, ovviamente bella, con gli occhi azzurri e un ottimo pedigree scolastico.
Per le donne che devono fungere da incubatrici invece, non importa che siano indonesiane, nepalesi o thailandesi, serve solo che abbiano un carattere accomodante e non facciano storie al momento del rilascio della merce. Per i bimbi, nati con tali pratiche et similia, non importa che siano stati resi orfani intenzionali di uno dei genitori biologici.

Fermo restando che sostenere che Vendola abbia comprato un bambino è una scemenza, non ha nemmeno senso paventare l’arrivo imminente dell’eugenetica. In primo luogo la diagnosi preimpiamto è una pratica che esiste da anni e non pare abbia dato luogo a forme di eugenetica. L’argomento noto come fallacia retorica della china pericolosa non può essere utilizzato. In secondo luogo in Italia è concesso (da questa sentenza qui che ha emendato la Legge 40) farla anche per le coppie non sterili al fine di diagnosticare la presenza o meno di patologie ereditarie trasmissibili. Il senso è che dal momento che la tecnica interviene per consentire un nascita “non naturale” non ha senso non tutelare la salute del nascituro. Questo però – è bene ricordarlo visto i toni apocalittici – non ha prodotto scenari come quelli di GATTACA non risulta che questo sia accaduto in California, dove la pratica della surrogacy va avanti da più di un decennio. Né si può sostenere che chi si sottopone alle costose cure per la fertilità e per la FIVET stia comprando un bambino ma sta pagando invece per una prestazione medica grazie alla quale diventerà genitore di un bambino. Il quale a sua volta poi non sarà di proprietà dei genitori – che è quello che succede quando si acquista una cosa – e diventerà un soggetto autonomo di diritti, quella che noi comuni mortali chiamiamo persona. Quello che si paga è la competenza medica e la possibilità di ricorrere ad una tecnica che è costosa. Se costasse meno sarebbe un problema? L’Onorevole Ciprini si preoccuperebbe ancora dei poveri povery? Per chi invece ritiene che lo stesso accada a coloro che ricorrono all’eterologa in Italia ricordiamo  sta esercitando un diritto sancito anche dalla Corte Costituzionale. C’è inoltre un altro aspetto che vale la pena considerare, c’è una legge italiana che consente alle madri il parto in anonimato, ovvero di non riconoscere il figlio alla nascita. Non si tratta di una legge nuova e non è stata certo introdotta per favorire i ricchi omosessuali (o eterosessuali) e le loro “smanie di avere figli e mercificare il corpo della donna”. È stata introdotta per tutelare l’interesse della donna, indovinate, a scapito dei diritti di qualcun altro. Ad esempio di quelli del bambino che non potrà (in questo caso particolare) accedere alle informazioni su chi sia la donna che lo ha dato alla luce. Il problema, perché non c’è dubbio che rappresenti una questione problematica, della maternità surrogata non può essere risolto dicendo “comprano il bambino” o accusando di “mercificare il corpo della donna”. Sicuramente modificare la legge sulle adozioni potrebbe cambiare la situazione (in futuro) ma questo non ci esime da una riflessione sulla tecnica e dalla necessità di affrontarne conseguenze normandone l’accesso. Nell’evidente impossibilità pratica di introdurre un fantomatico reato universale per bandire il ricorso alla maternità surrogata non ritengo sia molto utile ai fini del dibattito scagliarsi allegramente ad aggredire Vendola solo perché ha potuto fare qualcosa che non ci piace.