Cultura e scienze

Il terremoto di Ravenna e il grande ritorno del complotto delle trivelle

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Il terremoto di questa notte a Ravenna ha reso finalmente spendibile la laurea in geofisica di molti esperti sismologi dell’Internet. Una volta passato lo spavento per la scossa di magnitudo Mw 4.3 i nostri valorosi geologi  ci hanno messo poco a ricondurre un fenomeno naturale, in una zona a forte rischio sismico, a cause antropiche: le trivelle.  Come tutti sanno infatti il governo ha autorizzato la ripresa delle attività di perforazione per le trivellazioni in Adriatico e così è tornato dei moda un vecchio complotto.

Perché per i complottisti è sempre colpa delle trivelle?

La storia delle trivellazioni petrolifere al largo della costa adriatica che causerebbero i terremoti era già stata tirata fuori in occasione del sisma del 2016. C’è chi diceva che era colpa del fracking e chi invece senza scendere troppo nei dettagli tecnici spiegava che tutto era dovuto al fatto che estraendo petrolio (o metano) si creava un vuoto che provocava un cedimento del sottosuolo. È bene tenere presente che in Italia il fracking è vietato.

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Inoltre la zona dove è localizzato l’epicentro del terremoto di questa notte (a undici km dal centro di Ravenna) è già nota per essere a rischio anche a causa del fenomeno di liquefazione dei terreni. Si tratta di quel fenomeno in cui, in ragione delle onde sismiche, in terreni sabbiosi e argillosi l’acqua presente nel sottosuolo (ad esempio nelle falde) si mescola con gli strati di terreno soprastanti provocando il cedimento e lo sprofondamento degli edifici.

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Cosa c’entrano in tutto questo le “trivelle” (che poi trivelle non sono)? Per quanto riguarda il nostro Paese: nulla. L’area dell’epicentro è in una zona considerata ad alta pericolosità sismica, come è mostrato dal modello di pericolosità per il territorio nazionale e le serie storiche mostrano che sono stati registrati terremoti di pari o superiore intensità anche in periodi in cui le trivelle non erano ancora operative.

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Da quando si è tenuto il referendum “no triv” del 2016 però periodicamente si parla di una connessione causa-effetto tra le attività di perforazione e terremoti. Ma al di là dell’ipotesi “suggestiva” per gli amanti dei complotti non ci sono elementi fattuali che dimostrino questa teoria.

Ci sono delle concessioni estrattive al largo di Ravenna?

Perché se da un lato è vero che al largo della costa di Ravenna esistono delle piattaforme per l’estrazione di gas è anche vero che l’epicentro del sisma, che è stato registrato sulla terraferma, si trova a 25 km di profondità mentre i giacimenti si trovano tra i 2 e i 4 km di profondità. La mera correlazione non implica la sussistenza di un rapporto di causa-effetto. Come spiega la pagina di divulgazione “Chi ha paura del buio” l’attività estrattiva non ha alcuna influenza su un fenomeno tettonico che per essere innescato ha bisogno di una considerevole quantità di energia.

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La mappa delle concessioni petrolifere Fonte Ministero dell’Ambiente

È certamente molto più comodo “spiegare” che se “continuiamo a svuotare il sottosuolo prima o poi intorno al buco crolla tutto” ed arrivare a dire che le continue scosse che si verificano in Italia non hanno nulla di naturale, anzi. Se da un lato è vero che l’attività antropica potenzialmente può essere tra le cause di un terremoto questo non significa che il principio generale teorico possa essere applicato pedissequamente a tutti i casi particolari anche perché va tenuta conto la diversa conformazione geofisica del terreno. Per innescare un sisma però serve una quantità di energia enorme che non viene assolutamente generata dall’attività estrattiva in corso nell’Adriatico.

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Che i terremoti siano indotti artificialmente in maniera non  intenzionale o addirittura facciano parte di un piano per fiaccare e piegare l’italica stirpe e costringerla ad accettare ogni sorta di calamità artificiale (come ad esempio il Piano Kalergi) è una delle teorie complottiste “omnicomprensive” più in voga. Ad esempio c’è chi si chiede come mai certe cose non accadano in altri paesi europei, di certo governati da politici onesti e integerrimi, non come da noi. La realtà delle cose è che a prescindere dalla qualità della classe politica la conformazione del sottosuolo e la situazione geologica della nostra penisola sono ben diverse da quella “degli altri paesi europei” dove i terremoti accadono ma magari non fanno notizia sui nostri giornali salvo in casi con magnitudo sopra una certa soglia.

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