Economia

Tempesta bancaria

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Il crollo più vistoso è stato quello del Monte dei Paschi di Siena. Oggi il titolo, sospeso diverse volte in asta di volatilità, ha concluso in calo del 14,37% a 0,6555 euro, nuovo minimo di chiusura mentre in corso di seduta ha toccato anche un prezzo di 0,6525 euro. Un andamento simile a quello di Carige (-11% finale a 0,778 euro), ma sono andati male anche altri istituti di credito: Banco popolare -6% e Unicredit -3%. Ma cosa sta provocando la tempesta bancaria – la definizione è di Aldo Giannuli – che sta mettendo a dura prova gli istituti?

Tempesta bancaria

A innescare il fuggi fuggi degli investitori ieri le indiscrezioni su una nuova iniziativa del Single supervisory mechanism, la vigilanza dell’Eurotower, con l’invio di questionari alle banche europee per un esame dei non performing loans, in parallelo con l’attività ispettiva a verifica del livello delle coperture. Proprio i timori legati a un giro di vite su un punto debole per gli istituti della Penisola e il rischio, in prospettiva, di nuovi accantonamenti hanno fatto da detonatore a Piazza Affari. Al termine del lunedì nero è intervenuta la Consob con la richiesta alle banche di commentare l’interessamento della Bce sugli alti livelli di non performing loans detenuti dagli istituti di credito europei. Sotto la lente – hanno ammesso in serata – sono finiti Banco Popolare e la Bpm, candidati alle prime nozze tra popolari, Bper Mps e Carige e pure una delle big, Unicredit. Non hanno invece ricevuto richieste da Francoforte Ubi, Intesa, Mediobanca, Credem e Popolare di Sondrio. Gli istituti finiti nel mirino saranno soggetti, in questo mese e nel prossimo, ad attività di valutazione e indagini conoscitive su”strategia, governo, processi e metodologia adottati in ambito non performing loans” è la formula comune. Nel frattempo sul tema bad bank, invocata come soluzione per alleggerire il sistema bancario nazionale da 180 miliardi di sofferenze lorde e per rilanciare il credito, si sono confrontati i vertici di Cdp, Claudio Costamagna e Fabio Gallia, in una riunione a Palazzo Chigi col premier Matteo Renzi e il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. La discussione, aperta con Bruxelles, riguarda in particolare la garanzie pubbliche a una o più bad bank proposte dall’Italia alla Ue.

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Le sofferenze delle banche italiane (Corriere della Sera, 19 dicembre 2016)

Ma anche uno sguardo di prospettiva non fornisce molti elementi di incoraggiamento. Dallo scorso luglio, ovvero da quando il Ftse Mib aveva riagganciato la soglia dei 24mila punti che non si vedeva dal crac di Lehman Brothers del settembre 2008, la Borsa di Milano ha perso il 21,5% mentre il comparto bancario è stato protagonista di forti ribassi con istituti che hanno mandato in fumo anche più della metà della propria capitalizzazione. Il tutto mentre l’indice del settore bancario europeo (lo Stoxx Europe 600 banks) ha perso circa il 30%. Maglia nera del periodo va ovviamente al Monte dei Paschi di Siena che da luglio ha bruciato il 65% della capitalizzazione, nonostante gli ultimi due aumenti di capitale imposti dalla Banca centrale europea. E proprio da oggi, Siena, capitalizza meno di 2 miliardi di euro. Forti vendite anche sull’altra sorvegliata speciale della Bce: Carige. Il gruppo genovese, che dovrebbe trovare un partner per uscire dall’incertezza, ha dimezzato il proprio valore (-54%) in Borsa, dove adesso vale circa 660 milioni di euro. Non va meglio alle due big: UniCredit ha ceduto il 36,7% e Intesa Sanpaolo il 25%. Perdite significative anche per il fronte delle Popolari, nonostante l’atteso consolidamento del settore innescato dalla riforma del governo con la trasformazione in Spa: il Banco Popolare ha perso il 40%, Ubi Banca il 37,8%, Bper il 34,5%, la Popolare di Milano il 20%. Tra le banche che hanno ceduto meno c’è infine Mediobanca (-19,6%).
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Le motivazioni di un crollo

Ma le motivazioni di un crollo senza precedenti sono variegate. Per quanto riguarda Montepaschi, che ha bruciato praticamente tutto quello che aveva raccolto sul mercato con la ricapitalizzazione di qualche mese fa, no news is bad news: l’istituto non ha ancora trovato un partner per puntellare le sue debolezze, non è stato in grado di fornire al mercato buone notizie sul fronte della raccolta e ancora oggi langue alla ricerca della soluzione della crisi in cui è precipitato anni fa. Per le altre il problema continuano a essere gli NPL: 200 miliardi non coperti da accantonamento, nella maggior parte in mano a Montepaschi, Credito Valtellinese e Banco Popolare. E una Bad Bank che è ancora in attesa dell’ok della Commissione Europea, i cui rapporti con l’Italia sono oggi al minimo storico. Una volta che sarà arrivata i problemi però non saranno risolti: perché a quel punto sarà cogente la valutazione dei crediti deteriorati, che rischia di essere molto più bassa rispetto alle cifre con cui sono a bilancio. O per lo meno, questo è successo in occasione del salvataggio delle quattro banche che non potrà non costituire un precedente preoccupante. E poi c’è il Bail In: il cambio di normativa sul salvataggio delle banche ha messo a nudo un pericolo a cui l’Italia avrebbe dovuto arrivare preparata, visti gli anni che ci sono voluti per mettere a punto le regole. Ma come sempre càpita da queste parti, l’orizzonte temporale più ampio di riferimento è domani pomeriggio. E così la situazione si è trascinata fino allo scoppio del bubbone in Borsa oggi a cui è seguita, come sempre succede da queste parti, la caccia alle streghe della speculazione che muoverebbe i crolli. Oggi in Borsa è “una giornata difficile intorno alle banche che però è poco spiegabile: quella della Bce è una delle solite rassegne che periodicamente si fanno, quindi non c’è un motivo concreto, almeno a nostro avviso”, ha detto Giuseppe Vegas oggi cercando di infondere nel sistema una sicurezza che non c’è e non può esserci. I motivi ci sono, invece. Dimenticarsene oppure sperare di fare finta di niente in attesa che passi la nottata è il problema.
 
 

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