Economia

La tabella sul reddito di cittadinanza M5S

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Il Messaggero pubblica oggi una tabella riepilogativa sulle caratteristiche del reddito di cittadinanza del MoVimento 5 Stelle, ovvero il «reddito minimo garantito», qualcosa di molto simile al Rei, il reddito di inclusione, finanziato dai governi Renzi e Gentiloni, ma più alto negli importi e più esteso nella platea, visto che a differenza del reddito di inclusione si rivolge a tutti quelli che vivono sotto la soglia di povertà. A differenza del reddito di cittadinanza propriamente detto, i 780 euro al mese promessi dai 5 Stelle (che diventano più di 1.500 euro per una famiglia con due figli), non andrebbero a tutti, ma solo alle famiglie a rischio povertà.

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La tabella sul reddito di cittadinanza M5S (Il Messaggero, 18 marzo 2018)

L’assegno è «condizionato» alla ricerca di un lavoro che sia “congruo” iscrivendosi ai Centri per l’impiego. Non si possono rifiutare più di tre offerte aderenti alla propria formazione e alle proprie aspirazioni, e la cui sede di lavoro sia entro 50 chilometri dalla residenza e, infine, che la paga sia almeno pari all’80% di quella del precedente lavoro. A meno di non violare uno degli obblighi descritti, il reddito di cittadinanza dei 5 Stelle non ha limiti di tempo, si incassa fin quando persiste il rischio povertà. In base alla tabella, una famiglia con un solo componente incassa un massimo di 780 euro; con due componenti tra cui un minore si arriva a 1014 euro; con due adulti si arriva a 1170 euro; un adulto con due minori arriva a 1248 euro mentre una famiglia composta da due adulti e un figlio arriva a 1404 euro.

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Nella proposta grillina il meccanismo è quello di una «integrazione». Se, per esempio, si ha un lavoro saltuario che permette di guadagnare 500 euro mensili, l’integrazione sarebbe di 280 euro. L’assegno, poi, spetterebbe non solo ai lavoratori italiani, ma anche a tutti quelli della Comunità europea residenti in Italia. Insomma, spetterebbe anche, per esempio, alle badanti dei Paesi dell’est. Ma anche ai lavoratori dei Paesi extracomunitari che hanno «accordi bilaterali con l’Italia».

 

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