Economia

Cosa succede ai nostri soldi con Alexis Tsipras

Syriza ha vinto le elezioni e Alexis Tsipras ha giurato ieri: entro domani la Grecia avrà un nuovo governo con la strana alleanza tra il partito della sinistra e la destra di Greci Indipendenti, che non sembra essere il massimo ma ormai il dado è tratto: il partito perseguirà nel suo tentativo di mollare l’austerity che ha messo Atene in ginocchio trattando con i partner europei e le istituzioni internazionali. Come?
 
COSA SUCCEDE AI NOSTRI SOLDI CON TSIPRAS
Dopo la vittoria, Syriza conferma la richiesta di una soluzione nuova per il debito. L’Eurogruppo però frena sull’ipotesi di una conferenza sul debito e sulla sua cancellazione nonché sulle eccezioni alle regole di Eurolandia. Se Atene completerà il programma con le riforme che mancano l’Eurogruppo potrebbe concedere una ristrutturazione del debito come quella accordata a Samaras nel 2012 con un allungamento delle scadenze e una revisione dei tassi. Si tratta prima di tutto di rinegoziare i 317 miliardi di debito. Sono contrari Germania, Olanda, Finlandia e Austria più Portogallo, Spagna e Irlanda. Danilo Taino sul Corriere della Sera spiega come partirà la trattativa:

La prima mossa spetterà a Tsipras che, vinte le elezioni, ha sostenuto che tutto ora dovrà cambiare. Si vedrà nei prossimi giorni. Molti esponenti di Syriza ieri usavano toni tranquillizzanti. La decisione di allearsi con il partito nazionalista dei Greci indipendenti, ferocemente contrario ai termini del salvataggio del Paese a opera della troika, non fa però pensare a un approccio moderato con il resto degli europei. Può essere che si tratti di un debito che Syriza paga all’alleato per accordi presi in occasione della caduta del governo precedente di Antonis Samaras. Fatto sta che, per ora,Tsipras non abbassa l’asticella del negoziato.Sul versante opposto si capisce, dalle dichiarazionifatte ieri, che ci sono alcuni punti che apparentementegli europei non vogliono mettere in discussione. Il portavoce di Angela Merkel ha ribadito che Atene deve onorare gli impegni. L’obiettivo ufficiale di Berlino è che la Grecia rimanga un membro dell’eurozona: ma il corollario di questo è che per farlo può solo continuare a ripagare il debito, controllare il bilancio pubblico e fare le riforme promesse, a cominciare da quella, antievasione, del Fisco.

Il problema, infatti, è che un taglio parziale o totale del debito non sarebbe più sopportato, come nei due default precedenti, dai creditori privati ma dagli Stati e dalle istituzioni che hanno effettuato i prestiti di salvataggio. La disponibilità al dialogo dell’Europa con l’estrema sinistra greca resta diversificata tra i vari Paesi membri. Italia, Francia e Belgio, che chiedono più flessibilità nei vincoli Ue di bilancio per loro stessi, appaiono più vicini ad Atene. Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha sollecitato per la Grecia «una soluzione sostenibile nel tempo». Germania, altri Stati del Nord e le istituzioni europee vorrebbero limitarsi all’estensione degli aiuti e a una dilazione del pagamento dei debiti. A Berlino, Bruxelles e Francoforte stanno però considerando anche le tensioni politiche in vari governi Ue perla crescita dei consensi all’estrema sinistra greca e spagnola, che è collegabile agli effetti negativi delle misure di austerità Ue per larghe parti della popolazione.

tsipras grecia euro
I numeri della vittoria di Tsipras alle elezioni in Grecia (Corriere della Sera, 26 gennaio 2015)

SE LA GRECIA SI RIFIUTA DI PAGARE
Stefano Lepri sulla Stampa mette su un efficace Q&A sulla questione. Due domande e risposte sembrano particolarmente importanti:

Ha senso che Tsipras minacci di non saldare il conto?
Senza interessi sul debito il bilancio dello Stato greco sarebbe in attivo (oltre il 3% del prodotto lordo quest’anno aleggi invariate) dunque non c’è bisogno di nuovi crediti: in teoria un ricatto è possibile. La prima scadenza è con il Fmi in marzo, 4,3 miliardi; forse i soldi ci sono e comunque questi debiti vanno ripagati per non essere esclusi dai mercati. Il rischio riguarda la scadenza successiva, 6 miliardi con l’Europa in estate.
Che succederebbe se la Grecia rifiutasse di pagare?
In teoria uno Stato dell’euro può fare «default» senza uscire dall’unione monetaria. In concreto è difficile, perché, per paura la gente cercherebbe di spostare i soldi all’estero o di togliere i risparmi dalle banche trasformandoli in contanti. Occorrerebbe bloccare i movimenti di capitale (come è avvenuto a Cipro) e limitare i prelievi con il bancomat. Le banche greche forse non si reggerebbero senza il soccorso di liquidità dalla Bce, che verrebbe interrotto. Per far tornare i conti potrebbe essere necessario emettere una valuta parallela interna, rompendo i patti dell’euro; anche non volendolo sarebbe un ritorno alla dracma,non conveniente per nessuno.

Mentre Federico Fubini su Repubblica ci parla della decisione del novembre scorso, che di fatto ha già aiutato la Grecia nelle scadenze:

Non mancano anche altre facilitazioni, in quella decisione del novembre scorso presa con tanta discrezione per non irritare il pubblico tedesco. Fino al 2020 la Grecia non dovrà versare un solo centesimo ai Paesi del club dell’euro, quelli che hanno tenuto il Paese a galla con i loro fondi da quando nel 2009 è emerso che i suoi conti pubblici erano un colossale inganno. Quanto ai tassi d’interesse, quelli sui 53 miliardi di prestiti concessi ad Atene da ciascun governo del club sono stato ridotti a un livello pari al tasso interbancario a tre mesi più 50 punti: in sostanza, ad oggi, la Grecia paga lo 0,53% annuo. I tassi sul fondo salva-Stati (Efsf), il grosso del pacchetto finanziario offerto ad Atene, attualmente sono di appena lo 0,21%. I pagamenti all’Efsf da parte della Grecia dovranno iniziare solo nel 2023 e finire appunto fra 42 anni. Le fasi più impegnative arriveranno nel 2032, dal 2034 al 2039 e soprattutto nel 2054. Prima, a partire da subito e fino alla fine di questo decennio, Atene dovrà saldare solo i propri debiti verso il Fondo monetario internazionale. Se dunque il neo-premier Alexis Tsipras intende ottenere una sforbiciata sugli oneri che il suo governo è chiamato a sostenere, dovrà chiederla ai rappresentanti di Cina, Stati Uniti, Brasile, India,Sudafrica, Cile o Vietnam nell’organismo di Washington.