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Milano, gli studenti del Manzoni occupano il liceo per protestare (anche) contro Meloni: “Non ci tireremo indietro”

@Asia Buconi|

liceo manzoni

Cominciano a montare le prime proteste dopo i risultati del voto di ieri, che hanno sancito la vittoria del Centrodestra a trazione meloniana. Il futuro Governo guidato da Fratelli d’Italia spaventa e a sollevarsi sono state oggi le voci degli studenti del Liceo Manzoni di Milano, che hanno deciso di occupare la scuola situata in via Orazio. I ragazzi, dopo aver organizzato un picchetto all’ingresso dell’edificio, si sono riuniti in assemblea in palestra per discutere dell’occupazione organizzata, tra le altre cose, pure in aperta polemica all’alternanza scuola lavoro dopo la morte del 18enne Giuliano De Seta, per il quale avevano già svolto un corteo circa 10 giorni fa.

Liceo Manzoni occupato dagli studenti dopo le elezioni: “Vogliamo dirlo alla Meloni e a chi ci reprime: non siamo più disposti a tirarci indietro”

Il piano degli studenti del Liceo Manzoni è chiaro: occupare per due giorni parte delle aule al piano terra e rimanere a dormire stanotte nell’edificio, per poi riprendere regolarmente le lezioni mercoledì. Gli studenti della scuola hanno diffuso un lungo comunicato in cui spiegano le ragioni dell’occupazione e il loro stato d’animo. All’interno di esso si legge:

Questa mattina come studenti e studentesse del Manzoni, abbiamo occupato la nostra scuola per parlare e confrontarci sulla situazione in cui versano le nostre vite: crisi e disastri climatici sono ormai all’ordine del giorno, provano lentamente ad abituarci a un lavoro precario, sfruttato e mortale e, come se non bastasse, ci prepariamo ad entrare in una fase politica pericolosa e repressiva, visti gli ultimi risultati elettorali.

Abbiamo preso coscienza di questa situazione e abbiamo deciso che questa volta non staremo fermi a guardare, non rimarremo passivi davanti a un presente che cerca con ogni mezzo di toglierci il futuro che ci appartiene. Ci siamo presi e prese uno spazio che troppe volte si è dimostrato repressivo e inadatto nel tentativo di dimostrare che non solo è possibile che studenti e studentesse decidano autonomamente di prendersi dei loro spazi, ma che è anche giusto e deve diventare una pratica normalizzata; se voi ci toglierete dei nostri spazi noi saremo pronti a riprenderceli e non cederemo più su quelle cose che riteniamo indispensabili per la nostra formazione.

La risposta però è stata, come al solito, una rappresaglia mirata a farci desistere, a imporci un rispetto di regole che non ci rappresentano e che sono create appositamente per impedirci anche solo di immaginare un mondo ed una scuola diversa. Ma vogliamo dirlo chiaramente, alla Meloni, a Confindustria, a chi ci reprime: non siamo più disposti a tirarci indietro, far finta di nulla e aspettare che voi cambiate le cose; perché, nonostante tutto, sempre e comunque, la scuola siamo noi.