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L'astensionismo forzato dei fuorisede, i grandi esclusi dal voto: "Noi, cittadini italiani messi a tacere"

@Asia Buconi|

fuorisede

Ci sono giovani per cui la democrazia è un’illusione. Giovani che vorrebbero votare domenica prossima, dire la propria in quanto cittadini italiani, ma che non possono farlo. Si tratta delle migliaia di studenti e lavoratori fuorisede per cui esprimere la propria preferenza politica significa dover compiere un non indifferente sacrificio economico, oltre che organizzativo: prendere treni, spostarsi, cambiare piani, mettere da parte le proprie urgenze. Per questo motivo molti ragazzi semplicemente desistono: “ci penserà qualcun altro a votare”, si dicono.

Ma nel frattempo i dati parlano di cifre preoccupanti: secondo l’Istat la platea di fuorisede – tra studenti e lavoratori – conta circa 5 milioni di elettori, il 10% degli aventi diritto. Nella maggior parte dei casi si tratta di giovani tra i 18 e i 35 anni, principalmente residenti al Sud, che andranno a rimpinguare la già nutritissima schiera di astensionisti, che secondo l’ultima indagine dell’Istituto Piepoli ha raggiunto il 31%, portando l’affluenza al 69%, praticamente la più bassa di tutta la storia repubblicana.

Lo scoglio è chiaro: a settembre i giovani tornano nelle città in cui le loro università hanno sede (o quelle in cui lavorano) e chi è residente altrove non potrà votare in un altro Comune. Durante l’ultima legislatura, i partiti, che pur avevano promesso di intervenire in questo senso, non hanno fatto nulla, con la situazione che è rimasta invariata e bloccata in un enorme paradosso: mentre i cittadini che risiedono stabilmente all’estero o che si trovano temporaneamente fuori dall’Italia possono votare per corrispondenza, quelli che sono in un’altra Regione o, in molti casi, ad appena qualche chilometro di distanza, non possono farlo.

Accade così che un’enorme fetta di elettorato venga messa silenziosamente a tacere. Accade così che il diritto di voto venga trasformato in un privilegio alla portata di pochi, solo dei più fortunati, che magari nelle città in cui studiano e lavorano ci sono pure nati.

Il racconto di una studentessa fuorisede: “Sono una cittadina italiana e non posso votare. Mi sento messa a tacere”

Francesca (nome di fantasia) ha 24 anni, è nata a Catanzaro e studia all’università La Sapienza di Roma. Vive nella Capitale ormai da sei anni e qui frequenta il corso di laurea magistrale in Chimica Analitica. Come molti altri giovani fuorisede, anche Francesca non potrà votare alle prossime elezioni politiche del 25 settembre. E a Next ammette non senza un certo rammarico: “Non poter esercitare il mio diritto di voto mi mette a tacere. Sono una cittadina italiana che non può esprimere la propria volontà solo perché mi trovo a qualche chilometro di distanza dal luogo in cui ho la residenza. Tutto questo è assurdo”.

In verità, spiega Francesca, qualche timido tentativo del Governo di andare incontro ai fuorisede con sconti sui mezzi di trasporto c’è stato: “Si parla di riduzioni in % sul prezzo totale del biglietto” ma, spiega la 24enne, “sono sconti  davvero minimi e su treni che impiegano molto più tempo a raggiungere la destinazione, come regionali o treni che fanno numerose fermate”. Ed è proprio questo il punto: “Partire significherebbe per me ‘sprecare’ almeno 5 ore per l’andata ed altre 5 per il ritorno, senza considerare eventuali ritardi…La Sapienza ha posticipato l’inizio dei corsi al 27 settembre in vista delle elezioni, ma io, come molti altri studenti, ho degli esami in prossimità di queste date ed affrontare un viaggio mi porterebbe a perdere tempo prezioso che normalmente sarebbe dedicato allo studio. Quindi scelgo di non partire”.

E, a questo punto, la riflessione è d’obbligo: i diritti, proprio in quanto tali, non dovrebbero implicare alcun investimento economico o di altro genere. Altrimenti di diritti non si tratta.

Quali sono i partiti più penalizzati dall’astensionismo forzato dei fuorisede

Stando a un sondaggio politico realizzato lo scorso 6 settembre da Swg per La Repubblica, se a votare alle prossime elezioni fossero solo i giovani la vittoria andrebbe senza dubbio al Centrosinistra. Secondo le proiezioni, infatti, le intenzioni di voto dei ragazzi tra i 18 e i 24 anni parlano chiaro: il Partito Democratico di Enrico Letta guida le preferenze col 19%, seguito dal Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte al 17%. Poi c’è Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni al 17% (decisamente indietro rispetto al dato generale), la Lega di Matteo Salvini al 10%, Azione e Italia Viva che insieme raccolgono l’8% e, dietro di loro, l’alleanza tra Verdi e Sinistra, che vola al 7%, praticamente il doppio del dato generale.

Numeri che suggeriscono in maniera chiara quali forze politiche verrebbero maggiormente penalizzate dall’astensionismo forzato dei fuorisede. “Se potessi esprimerla, la mia preferenza andrebbe alla coalizione di Centrosinistra, perché ha più a cuore tematiche che mi toccano particolarmente come l’ambiente, il clima, i diritti civili e sociali, la qualità delle scuole e delle università. Non avrei dubbi”, ammette pure Francesca.

Le proposte per arginare le perdite di questa categoria di elettori si sono succedute negli anni e sono arrivate da diversi fronti. L’ultima è stata quella del Pd, col ddl presentato dalla dem Marianna Madia e calendarizzato per luglio, ma poi naufragato a causa della caduta del Governo. L’Italia continua quindi a brancolare nel buio e a rimanere l’unico Paese, assieme a Malta e Cipro, a non garantire un diritto fondamentale come quello di voto a una grossa parte dei suoi cittadini. Che, ancora una volta, saranno costretti ad aspettare le prossime elezioni per dire la loro.