Economia

Gli stress test della BCE e le banche più sicure d'Europa

Tre delle cinque banche italiane sottoposte agli stress test della Banca Centrale Europea li passano agevolmente. Invece Monte dei Paschi di Siena cade al di sotto dello zero con una patrimonializzazione negativa Cet1 (core capitale one) -2,23%, a fronte dello stesso Cet1 di 12,01% registrato da Mps il 31 dicembre del 2015, quando l’esercizio dell’European banking authority ha fermato l’istantanea del credito europeo. Situazione non molto diversa per Unicredit, che nello scenario avverso è al 7,10%,a ma si colloca comunque al quarto peggior posto fra i 51 istituti europei per capitale su base transitoria, e alla sesta peggiore nello scenario avverso. Jean Pierre Mustier fa sapere che valuterà “se siano necessarie ulteriori misure o modifiche del piano di capitale”. Le voci parlano di cinque miliardi di aumento e altrettanti da dismissioni. Bankitalia rileva comunque come, nonostante la severità dello stress test e le forti tensioni degli ultimi anni, quattro delle cinque principali banche italiane del campione Eba abbiano subito un impatto sul capitale derivante dallo scenario avverso di 3,2 punti percentuali, meglio della media europea (3,8 punti), anche se includendo in Montepaschi le banche italiane scendono di 4,1 punti.

Gli stress test della BCE e le banche più sicure d’Europa

Gli stress test servono a valutare la solidità delle banche e la loro resistenza in caso di arrivo di una forte recessione. Forniscono al mercato e agli investitori una serie di dati, omogenei per ogni Paese. A fornirli è l’Eba, autorità bancaria europea, che ha analizzato circa 20 mila dati su 53 istituti di credito di tutto il Continente.  L’Eba fornisce una serie di dati: dai titoli di Stato in portafoglio, all’esposizione ai rischi in base ai dati di bilancio 2015 e infine al valore del capitale nel caso dei due scenari prospettati: uno «base» e uno «avverso»: il primo, basato sulle previsioni della Commissione Ue, vede al 2017 una crescita dell’area euro dell’1,8% nel 2016 e dell’1,9% nel 2017. Mentre lo scenario avverso prevede una recessione nel 2016 e una crescita quasi zero al 2017, una variazione del prezzo del petrolio e un aumento dei tassi di interesse sul lungo termine. Il dato sul capitale di migliore qualità quindi (Cet1), benché non porti automaticamente a una ricapitalizzazione, è comunque quello a cui gli investitori guardano. Sottoposti agli esami erano dieci istituti di credito tedeschi, sei spagnoli e francesi, cinque italiani e quattro che si trovano in Svezia, UK e Olanda. I risultati dicono che la tedesca NRW Bank e le svedesi Swed Bank e Svenska HandelsBanken hanno i primi tre posti del podio,  seguiti da N.V. Bank Nederlandese, Skandinaviska Enskilda Banken e altre cinque del Nord Europa finlandesi, danesi, svedesi. La palma della peggiore d’Europa appartiene al Montepaschi mentre Unicredit è quartultima. In mezzo ci sono l’austriaca Raiffesein e il Banco Popular Español. Seguono l’UK Barclays, l’Allied Irish Bank, Commerzbank, Bank of Ireland, Deutsche Bank e Société Generale. Due tedesche, due italiane, due irlandesi, un’austriaca, una spagnola una del Regno Unito e una francese. Non c’è solo l’Italia sotto la lente delle autorità europee: “gli stress test dimostrano la solidità del sistema bancario italiano nel suo insieme” affermano fonti del Tesoro a caldo dopo i dati, aggiungendo che le misure recenti del governo aiuteranno a smaltire i crediti deteriorati. Fra le 51 banche esaminate dall’Autorità bancaria europea, l’irlandese Royal Bank of Scotland e la Allied Irish Bank escono con parecchi danni, un capitale di miglior qualità (il CET1, appunto) praticamente dimezzato e poco sopra il 7%. Deutsche Bank, che pure non subisce il tracollo che qualcuno ipotizzava e non vede una stangata sui derivati e sui rischi di mercato, va al 7,80% nello scenario peggiore ipotizzato dall’Eba: capitale penalizzato, ma in miglioramento dal 7% del 2014. Miglioramento anche nello scenario di base, al 12,1% dal 10,5%. Ma il Monte dei Paschi di Siena, dopo l’estenuante trattativa europea e lo sblocco sfociato nella soluzione di mercato ufficializzata oggi che esclude l’intervento pubblico, riceve un vero e proprio schiaffo: il capitale CET1 è azzerato crolla sottozero, a -2,44% nello scenario avverso, per il quale nei test del 2015 era prevista una soglia minima del 5,5% sotto la quale scattava la cura della Bce da approntare immediatamente.
 

Gli stress test della BCE (infografica dal Sole 24 Ore, 30 luglio 2016)

 
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Banche italiane e banche straniere

Dal confronto emerge come Intesa Sanpaolo rispetterebbe le richieste della vigilanza anche in presenza di uno scenario avverso. Dai risultati esce bene anche il Banco Popolare (a dispetto di quanto pronosticato dagli analisti di Morgan Stanley), a maggior ragione se si considera che lo stress test non computa il miliardo di capitale raccolto con il recente aumento. Arriva a ridosso della soglia step pur in situazione di stress anche Ubi Banca mentre fatica di più Unicredit che, non a caso, commentando i risultati, ha annunciato che valuterà con la vigilanza se “se siano necessarie ulteriori misure o modifiche del piano di capitale”. In più, aggiunge Fabio Savelli sul Corriere, «la partita degli stress test ha in realtà interessato anche altre 80 banche sotto la vigilanza Ssm, per le quali la Bce ha condotto in autonomia un esame semplificato, i cui risultati rimarranno per la gran parte confidenziali. Mediobanca, una delle banche esaminate, ha deciso di comunicare il proprio Cet1 nel 2018, in caso di scenario negativo, all’11,46%, più alto del requisito Srep ora pari all’8,75%. Una scelta di trasparenza nei confronti del mercato. In attesa del responso della Borsa».