La macchina del funky

Storace e la Meloni come Mastella

Francesco Storace a colloquio oggi con Fabrizio Roncone sul Corriere della Sera ne ha per tutti a partire dalla sua candidatura a sindaco di Roma, “l’unica di centrodestra”: dalla Meloni che ha fatto quattro anni il ministro e adesso gioca a fare la capa della rivoluzione der popolo contro ‘eee banghe a Salvini, tutto chiacchiere e leaderismo locale. Infine, si incorona unico rappresentante della destra nella corsa al Campidoglio:

Parliamo di Matteo Salvini.
«È un problema della Meloni».
Forse è un problema di tutto il centrodestra.
«E sempre un problema della Meloni rimane… Io ho fatto paginate sul mio giornale per dire che sarebbe stata la leader ideale della destra italiana. Mi sbagliavo. Va avanti per veti. Come Fini, nel 2008».
C’è Fini dietro la sua candidatura, vero?
«È solo uno dei tantissimi che mi sostengono. Proprio come Donna Assunta Almirante».
Comunque farsi aiutare da Fini e…
«È stato un leader coraggioso, come non ce ne sono più. Ricorda quando disse che un maestro elementare non può essere gay? L’hanno abbandonato quando ha smesso di distribuire seggi e ministeri».
Poi c’è anche Gianni Alemanno, che però è alle prese con brutti guai giudiziari.
«Li sta chiarendo. E comunque, quand’era sindaco, fui un suo feroce critico… Perché mi guarda così? Vuol sapere perché ora Fini e Alemanno mi sostengono? Semplice: riconoscono il merito».

giorgia meloni vladimir luxuria 1

Che sarebbe?
«Sono rimasto a destra a fare politica sul territorio. In Parlamento sono stato otto anni, mentre la Meloni, giovane com’è, sta lì già da dieci. Ho fatto il ministro un anno, la Meloni quasi quattro, come Mastella…».
Le avevo chiesto di Salvini, ma non ha risposto.
«Quando vedi il vuoto, arriva lui. Allora pensi: meno male. Poi però ti chiedi: ma questo sarà davvero di destra?».
Lei come si risponde?
«Mi dico che è leader in undici regioni, quindi è un leader locale. Domenica verrà a Roma per quella specie di consultazione tra i suoi… Ma se scegliesse me, cioè Storace, il fuoco divamperebbe subito in tutta Italia».
Divamperebbe?
«Realizzeremmo quello che, in Francia, la Le Pen chiama “Popolo contro Palazzo”».