Opinioni

Stefano Menichini è consulente del ministro Delrio

In molti erano preoccupati per lui dopo il fallimento di Europa, il giornale del Partito Democratico che aveva più giornalisti che lettori. Stefano Menichini però ha trovato una consulenza al ministero delle Infrastrutture sotto l’ala protettrice del ministro Graziano Delrio, anche lui ex Margherita. E così possiamo tirare un sospiro di sollievo per quella clamorosa fucina di talenti che era la redazione del giornale della Margherita, scarsamente baciato dal successo in edicola nonostante i cinquemila euro lordi di stipendio del direttore ma che ha saputo nel tempo fornire così tanti talenti alla causa del governo Renzi, a cominciare dal portavoce del premier Filippo Sensi, anche lui ex Margherita ed ex Europa. Una manina è arrivata a salvare anche Menichini, come racconta Thomas Mackinson sul Fatto:

La mano è quella del ministro Graziano Delrio, altro ex Margherita che, tempo due settimane ancora, aveva pronto per lui un incarico di “diretta collaborazione,” cioè di consulenza, da 120mila euro, più Iva e contributi. Il contratto è stato conferito il 14 luglio 2015 con scadenza a fine legislatura. Da qui al 2018 Menichini riceverà dunque uno stipendio da 40 mila euro l’anno,tremila e passa al mese. Un trattamento certo inferiore ai 5mila euro netti al mese che dichiarava di percepire come direttore di un giornale di partito sopravvissuto al partito stesso (e alla mancanza di lettori) grazie a 30 milioni di fondi pubblici. Ma certo migliore di quello nel frattempo riservato agli altri giornalisti di Europa, cassintegrati e messi alla porta dalla Fondazione Eyu del Pd che ha rilevato la tesata, ormai prossima alla liquidazione, per tenerla in vita in versione digitale a cura degli ex uffici stampa del partito rimasti senza lavoro. Dell’incarico in questione, a ben vedere, è stata data finora ben poca pubblicità.

stefano menichini
I dati su Stefano Menichini al ministero delle infrastrutture e dei trasporti

Menichini non compare nello staff degli uffici di diretta collaborazione del ministro. Da qualche parte il suo nome c’è, ma tocca trovarlo nell’elenco dei 675 consulenti esterni distribuiti in 76 pagine sul sito MitGov. Se non sai che c’è, non ci arrivi di sicuro. Del resto non si trova neppure il relativo decreto di nomina (Dm n.244/2015). Il ministero precisa: “La pubblicazione non viene richiesta”. Per pura cortesia fa però sapere che nel decreto (non pubblicato) di conferimento dell’incarico si fa riferimento anche ad “attività di supporto all’indirizzo per l’attuazione del principio di trasparenza dell’azione amm i ni s t ra t i v a”. In questo ambito, in effetti, c’è parecchio lavoro da fare.

Curiosamente, sul suo profilo Twitter e su Facebook non c’è traccia della nomina. Nonostante l’incarico sia effettivo da metà luglio 2015, ovvero in piena estate quando l’opinione pubblica è un po’ più distratta, l’ex direttore di Europa non ha annunciato la lieta notizia di essere passato da direttore di un giornale che sta in piedi con i soldi pubblici a consulente di un ministro della stessa corrente politica sua e del giornale che dirigeva e pagato con i soldi pubblici. Niente annuncio, ed è un peccato: chissà quanti tra i giornalisti cassintegrati di Europa saranno ancora oggi in pena per il destino del loro direttore.