Fatti

La Lega ha cacciato l'assessore di Ceccano che inneggia a Putin e lui fa la vittima alla tv russa

@neXt quotidiano|

Stefano Gizzi

Cacciato dal suo partito e degradato – con la revoca delle sue deleghe – direttamente dal sindaco di Ceccano. Nei giorni scorsi abbiamo parlato della vicenda che ha visto protagonista l’ormai ex assessore alla Cultura del comune in provincia di Frosinone. Sulle sue pagine social, infatti, Stefano Gizzi aveva pubblicato diversi contenuti a sostegno di Vladimir Putin e dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. Ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la pubblicazione di questo post.

Stefano Gizzi, l’assessore di Ceccano cacciato dalla Lega

Quella “Z”, la stessa con cui il Cremlino ha fatto marchiare i carri armati russi scesi in Ucraina e quel simbolo diventato l’emblema di questa guerra. Lui non si è mai pentito di quella mossa, arrivando a negare anche diverse evidenze emerse durante questo conflitto e attribuendo – seguendo una vulgata molto diffusa – solamente all’Occidente (compre l’Italia), all’Europa e agli Stati Uniti tutte le colpe di questo conflitto. Insomma, il classico cliché di chi sostiene che Putin stia facendo bene.

E ora, come da copione, Stefano Gizzi è tornato a parlare. Dopo la decisione della Lega – su indicazione del coordinatore Regionale del Lazio Claudio Durigon e di altri rappresentanti locali e nazionali del Carroccio – di cacciarlo dal partito e dopo che il sindaco Roberto Caligiore (Fratelli d’Italia) gli ha revocato la delega da assessore, l’ex esponente leghista ha fatto trasparire tutta la sua delusione e rabbia. Dove? Alla televisione di stato russa. E ne ha esaltato il modello.

“Ho rimarcato che in Italia c’è un clima intollerante nei confronti delle opinioni favorevoli alla Russia. Soprattutto c’è uno scollamento fra il governo ormai appiattito sulle posizioni degli Usa con scandaloso servilismo. È stata una bella lezione anche per il mondo politico locale, che non ha voluto nemmeno lontanamente ascoltare le mie ragioni. I giornalisti russi, con grande attenzione e rispetto, hanno formulato varie domande alle quali ho risposto”.

Chiuse le porte dell’assessorato, dunque, per Gizzi si sono aperte quelle degli studi televisivi di Mosca. Ma rigorosamente da casa sua.