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Cosa succede ora con lo stato di emergenza fino al 15 ottobre

La data del 15 ottobre è frutto di una risoluzione di maggioranza e di una mediazione, dopo che il governo aveva fatto sapere di essere orientato a chiederla fino al 31 ottobre. Inizialmente si pensava di prorogare lo stato di emergenza fino al 31 dicembre

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Ieri è arrivato a il via libera del Senato alla proroga dello stato di emergenza fino al 15 ottobre ma con solo 157 favorevoli, 125 contrari e 3 astenuti, mentre il 5 Stelle Mattia Crucioli ha votato contro il suo gruppo, così come due ex M5S, Carlo Martelli e Lello Ciampolillo. La data del 15 ottobre è frutto di una risoluzione di maggioranza e di una mediazione, dopo che il governo aveva fatto sapere di essere orientato a chiederla fino al 31 ottobre. Inizialmente si pensava di prorogare lo stato di emergenza fino al 31 dicembre.

Cosa succede ora con lo stato di emergenza fino al 15 ottobre

Ieri sono stati rettificati i contagi da Coronavirus comunicati dalla Protezione Civile: In un primo momento il ministero della Salute aveva comunicato una crescita dei nuovi casi pari a 181 persone (il giorno prima erano stati 170 in più). Poi però, dopo un controllo, nel calcolo sono stati inseriti 19 nuovi casi in Sicilia, di cui 8 sono tra i migranti sbarcati a Pozzallo, e 10 casi in Valle d’Aosta a causa di un focolaio scoppiato in un alpeggio. La Valle d’Aosta non aveva avuto nuovi contagi da oltre venti giorni. Due casi anche nella provincia autonoma di Bolzano. Nella risoluzione la maggioranza dice basta ai Dpcm e alle delibere e dice che servono fonti normative primarie per le norme; in più impegna il governo a coinvolgere “pienamente” il Parlamento e chiede all’esecutivo di studiare soluzioni che consentano di svolgere le elezioni regionali, comunali e il referendum fuori dalle scuole. Il Consiglio dei ministri è stato convocato domani alle 20. Sul tavolo è atteso il via libera alla proroga dello stato di emergenza al 15 ottobre.

Con la proroga, spiega oggi il Corriere della Sera, i lavoratori del settore pubblico e di quello privato potranno continuare a lavorare in smart working fino al termine dello stato di emergenza. Dopo saranno fissati nuovi criteri che dovranno comunque essere concordati con i sindacati.

Alcune aziende hanno infatti già stabilito di consentire il lavoro da casa fino alla fine dell’anno a prescindere dall’andamento del contagio. La scelta di far lavorare i dipendenti da casa si è resa obbligatoria nel momento di massima criticità della pandemia per limitare i contatti tra le persone. Tra i motivi che durante il lockdown giustificavano le uscite c’erano proprio quelli legati al lavoro, ma per garantire il distanziamento sociale e così cercare di limitare i contagi da Covid-19 erano state diramate linee guida proprio per garantire la minima presenza negli uffici. Una strategia peraltro ribadita anche nella relazione finale della commissione Colao e dai protocolli dell’Inail per la sicurezza.

Da oggi intanto saranno sottoposti a tamponi gli stranieri che entrano in Italia a bordo dei pullman. La gara per reperire una nave da 1.000 posti dove sistemare gli stranieri che devono effettuare la quarantena può essere svolta con criteri di urgenza, in modo da poterla avere a disposizione nel più breve tempo possibile. Tutte le altre scelte collegate alla gestione dei migranti e l’emergenza sanitaria possono essere fatte seguendo iter più rapidi e snelli. E poi c’è la scuola:

Lo stato di emergenza consente di svolgere le gare per l’approvvigionamento del materiale necessario a far ripartire la scuola con procedure semplificate e dunque accelerate. Garantendo però i prezzi calmierati. Pur non applicando il codice degli appalti, si devono infatti seguire le norme che tutelano la concorrenza e in ogni caso l’interesse pubblico, pena l’annullamento dei bandi. Agire seguendo questo regime consente anche di poter fissare le regole — compito affidato al Comitato tecnico scientifico — che tengano conto di quanto potrà accadere durante lo svolgimento delle lezioni nel corso dell’anno: studente o docente positivo in classe, obbligo di quarantena, misurazione della febbre, organizzazione delle gite o delle uscite dagli istituti didattici.

A cosa serve lo stato di emergenza

Il Fatto Quotidiano spiegava ieri che secondo fonti di governo per la dichiarazione dello stato di emergenza, “ci sono 101 motivi, al netto di una ripresa dell’epidemia sempre possibile, che consigliano una proroga breve ma necessaria”, dunque fino al 31 ottobre e non fino al 31 dicembre come era stato inizialmente ventilato.

Quali siano i motivi è presto detto. Innanzitutto la preoccupazione è quella di dare un segnale sbagliato con il rischio di un abbassamento del livello di attenzione e del rispetto delle norme di  precauzione fin qui richiesto alla popolazione. Per tacere poi della gestione concreta di  questa fase intermedia di convivenza con  il virus: allo stato di emergenza infatti sono collegati tutti i provvedimenti, dai protocolli di sicurezza sul lavoro allo smart working, alle norme sul distanziamento, passando per l’uso delle mascherine e il divieto di assembramenti.

È vero, tuttavia, che decreti legge ed eventuali Dpcm possono mantenerli in vigore anche senza lo stato d’emergenza. Questo vale anche per il divieto di licenziamenti per motivi economici, che scade il 17 agosto e può essere ripristinato, anche solo per alcuni settori. E vale, in generale, per le severe deroghe ai diritti fondamentali di riunione e circolzione, oltre che alla libertà d’impresa, imposte nei duri mesi del l ock do w n e che tutti, ovviamente, si augurano di non rivedere mai  più. Allo stesso modo il ministro della Salute manterrebbe comunque il potere di ordinanza  contingibile e urgente in materia sanitaria, come del resto i presidenti delle Regioni e i sindaci.

Quelli che verrebbero meno sono i poteri d’ordinanza del direttore della Protezione civile, Angelo Borrelli, indicato fin da gennaio come responsabile dell’emergenza in base alla legge che regola la Protezione civile stessa: ultimamente sono stati utilizzati per regolare l’attività degli uffici postali. Preoccupano anche le misure in corso di elaborazione per la riapertura delle scuole a settembre, ma soprattutto i poteri del commissario per l’emergenza Domenico Arcuri che nel marzo scorso affiancò Borrelli con ampi poteri di spesa in deroga alle normative generali. Allora serviva per gli ospedali, che dopo il 20 febbraio e il primo caso di Codogno (Lodi) fecero i conti con enormi carenze, dalle mascherine ai ventilatori per le terapia intensive.

Oggi Arcuri e il suo staff sono alle prese con i bandi per l’acquisto dei nuovi banchi scolastici, ma anche per i due milioni di kit sierologici necessari per i test sul personale scolastico. I bandi in corso al 31 luglio dovranno essere gestiti e ulteriori commesse potrebbero essere necessarie prima e dopo la riapertura degli istituti scolastici il 14 settembre. Poi ci sono gli eventi con molte persone come le partite di calcio a porte aperte, i concerti con i fan, le elezioni per le regionali e il referendum previsti per il 20 e il 21 settembre. Lo stato di emergenza consente di modificare alcune norme in tempi rapidi, ad esempio l’utilizzo della matita copiativa per la compilazione della scheda, i poteri del presidente di seggio. Ma dà
anche la possibilità di contingentare gli ingressi negli impianti sportivi, nei forum dove si svolgono gli spettacoli dal vivo e più in generale di garantire il ritorno graduale alla normalità sia pur con alcuni obblighi come la mascherina nei luoghi chiusi oppure all’aperto quando non è possibile garantire il distanziamento tra le persone di almeno un metro.

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