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Come lo Stadio della Roma sta per scoppiare in mano ai 5 Stelle

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Una proposta di delibera sullo stadio della Roma  che annullerebbe quella approvata sotto la giunta Marino con la quale veniva sancito il “pubblico interesse” dell’opera, è stata consegnata dagli attivisti M5S all’assessore all’Urbanistica Paolo Berdini e poi pubblicata su Facebook da Francesco Sanvitto, coordinatore del tavolo Urbanistica del M5S di Roma, con un post su Facebook al quale ha allegato il documento. Nella delibera vengono individuati sette aspetti di illegittimità del documento approvato dall’amministrazione Marino e l’iniziativa è in aperto contrasto con quanto sta attualmente facendo la giunta Raggi, che proprio ieri si è riunita con gli esponenti della società giallorossa in Campidoglio per lavorare al progetto prevedendo modifiche e riduzioni di cubature.

Come lo Stadio della Roma sta per scoppiare in mano ai 5 Stelle

La decisione di togliere il pubblico interesse al progetto invece è un atto di guerra nei confronti del progetto, ma anche l’unico vero modo per bloccarlo. Ma soprattutto, a farlo dovrebbe essere l’Assemblea Capitolina con un voto, del quale dovrebbero poi assumersi anche le eventuali responsabilità in tribunale qualora la Roma e il costruttore Parnasi volessero rivalersi nei confronti dei consiglieri. L’iniziativa del coordinatore del tavolo urbanistica del M5S Roma quindi rappresenta un modo per forzare la mano e far saltare la trattativa tra l’amministrazione comunale e il committente.


L’iter infatti non è giuridicamente concluso e non lo sarà finché il progetto non avrà il via libera della Conferenza dei servizi in Regione. Fino a quel momento il Comune ha tempo per approvare una delibera per modificare o ritirare il “pubblico interesse” concesso il 22 dicembre 2014 con la votazione nell’aula Giulio Cesare. Bisognerebbe però per l’appunto votare in Consiglio, e soprattutto la motivazione deve essere inattaccabile perché altrimenti i grillini rischierebbero di esporre il Campidoglio a una causa miliardaria di risarcimento danni. Proprio di questo parlò il direttore generale dell’A.S. Roma Mauro Baldissoni nella metà del giugno scorso: «l’iter autorizzativo politico è esaurito, come lo sarebbe il candidato che volesse riaprirlo perché correrebbe il rischio di esporre il Comune ad azioni risarcitorie», sostenne Baldissoni, salvo ammorbidire i toni il giorno successivo: “Non intendevo dire, come non ho detto, che è Virginia Raggi ad essere esaurita, né minacciare cause, ma appunto ribadire che siamo giunti ad una fase autorizzatoria amministrativa e non più politica e spiegare le conseguenze tecniche e giuridiche di un eventuale annullamento del progetto. Ed è proprio per questa ragione, come già evidenziato nell’incontro, che non abbiamo ritenuto di dover incontrare i candidati alla poltrona di sindaco, ma che saremo felici di spiegare il progetto a chiunque di loro verrà eletto, certi che abbraccerà un’iniziativa così qualificata e importante per l’intera città”.

Il pubblico interesse e il risarcimento danni

Cosa sta succedendo, quindi? Sta succedendo che la “base” del MoVimento 5 Stelle sta provando a forzare la mano della sindaca e dei consiglieri per mandare all’aria il progetto, probabilmente incurante (anche perché l’eventuale responsabilità in solido non sarebbe la sua) di quanto potrebbe accadere. E infatti basta dare un’occhiata agli status precedenti di Sanvitto per rendersi conto che è già partita un’interessante caccia alle streghe nei confronti dei consiglieri, già accusati di aver “perso il rispetto della legalità” e di portare avanti “interessi” incomprensibili (anche se alla fine vengono salutati fraternamente, probabilmente come Caino avrebbe salutato Abele).
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In ogni caso l’iniziativa politica dei tavoli urbanistica del M5S Roma ha un pregio ben preciso: riuscirà forse a far concludere il balletto di responsabilità di questi mesi che ha avuto protagonista indiscusso, mediaticamente parlando, l’assessore Berdini: il quale per mesi ha ripetuto che il progetto della Roma era “sbagliato” senza mai però mettere in atto iniziative concrete per muoversi nella direzione dell’annullamento del pubblico interesse: da una parte voce grossa sui giornali, dall’altra trattative con la controparte in Campidoglio. Trattative che prevedono modifiche rilevanti, con un significativo taglio alle cubature del disegno originario (attorno al 20%), con due delle tre Torri per uffici (forse anche tutte e tre, dalle ultime indiscrezioni che circolano) ridotte in dimensioni. Una sforbiciata che potrebbe portare con sé l’addio al nuovo ponte sul Tevere e alla diramazione della Metro B: al suo posto dovrebbe essere potenziata la ferrovia ROMA-Lido. Le modifiche al progetto, di cui si discute in queste ore, dovranno essere contenute in una delibera che dovrà recare anche la dichiarazione di conformità al pubblico interesse già votata dalla precedente amministrazione. Anche perché la Conferenza dei servizi dovrà chiudersi entro il 6 marzo, ed è permessa una sola sospensione, per un massimo di 30 giorni.