Fact checking

Quanti soldi ci rimettono i romani con la delibera sullo stadio della Roma a Tor Di Valle?

Lo stadio della Roma è vittima di un’illusione senza fondamento. Parole e musica di Giovanni Caudo, ex assessore all’Urbanistica della giunta Marino che denuncia che la nuova delibera su Tor Di Valle è un bluff. La delibera numero 48 del 30 marzo 2017 conferma l’interesse pubblico per quanto riguarda l’intervento edilizio su Tor Di Valle. Ma secondo Caudo lo fa a discapito dell’interesse dei cittadini di Roma finendo per fare un regalo ad Eurnova, la società proponente del progetto. Di fatto la Giunta Raggi ha deliberato in modo tale da lasciar fare ai costruttori quello che diceva sarebbe successo se si fosse dato corso al vecchio progetto.

Il nuovo “nuovo Stadio della Roma”

Caudo ha scritto una lettera al Presidente del Consiglio Comunale Marcello De Vito per esprimere le proprie perplessità sulle modalità di realizzazione del progetto Tor Di Valle. L’Assemblea Capitolina infatti dovrà confermare l’atto di indirizzo della giunta che secondo Caudo ha “ridotto l’ammontare delle opere di interesse generale da 195 milioni a 80,6 milioni di euro“. Riduzione che è determinata dal taglio delle cubature del “Business Park” mentre il centro commerciale “Convivium” è rimasto invariato rispetto al progetto precedente. Il problema è che mentre la riduzione reale di quelle cubature si ferma al 40% (da 354.000 mq a 212.000 mq di Superficie Utile Lorda) quello delle opere pubbliche finanziato dai privati è del 60%. Questo significa che per i costruttori sarà più vantaggioso realizzare il progetto perché gli oneri sono minori.

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In blu le opere a compensazione, in ocra quelle come oneri di costo di costruzione, in fucsia quelle “altre voci di bilancio”

Sì dirà: “ma almeno abbiamo risparmiato le torri e la colata di cemento su Tor Di Valle”. Vero, le tre torri non ci sono più, ma cosa ci guadagna il Comune – e quindi i cittadini romani – da questo nuovo progetto? A guardare la delibera ci guadagna molto meno. Ad esempio è stato cancellato  il contributo a carico del privato di 50,5 milioni di euro per il trasporto pubblico su ferro. La giunta ha poi escluso dal computo delle opere alcune infrastrutture che rimangono essenziali per rendere fruibile l’intervento urbanistico su Tor Di Valle. È il caso del ponte carrabile sul Tevere e del raccordo con la Roma-Fiumicino (A91).
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Le due opere – inserite nel progetto ma non finanziata dal proponente –  non rientreranno tra le opere perequate con SUL equivalente e quindi connesse con l’apertura dello stadio. Questo significa che se con il progetto precedente la condizione necessaria per l’apertura dello stadio era il completamento delle opere pubbliche ora non è più così. A quelli che temevano che con il vecchio progetto il Comune “si sarebbe fatto fregare” dai privati ora staranno fischiando le orecchie. E non si tratta di opere marginali perché nella relazione generale è scritto che “tali progetti di viabilità consentono un collegamento diretto dalla Riunificazione Ostiense, sia in provenienza dal centro che dal GRA, mediante l’Asse di collegamento ed il Ponte Carrabile allo Svincolo Autostradale A91“.

Quanto costa ai romani il lo stadio a 5 Stelle?

Alcune opere di pubblica utilità che saranno finanziate Contributo Costo di Costruzione (CCC) tra i 40 e i 45 milioni di euro. Sono la Roma Lido e il  Parco Fluviale di 34 ettari. Le opere saranno pagate dai romani con i soldi che il privato doveva dare al Comune come oneri di costo di costruzione. Con la precedente delibera una parte di quelli andava alle opere dei Municipi mentre un’altra veniva incassate dal Comune. Caudo rileva che “è sparito il contributo di 50,5 milioni per il trasporto pubblico su ferro”. Nella delibera della giunta Marino si parlava infatti del prolungamento della Metro B (che non ci sarà) e del potenziamento della Roma-Lido con l’acquisto di 15 convogli di ultima generazione. La nuova delibera parla più genericamente di contributo economico per l’acquisto di “materiale rotabile”, che dovrebbe far parte del finanziamento CCC.


Le uniche cubature ad essere “dimezzate” sono quelle delle torri del Business Park che passa da occupare 12,5 ettari a 7 ettari. Le torri, che presentavano il notevole vantaggio di una grande cubatura con un consumo di suolo “modesto”, sono state sostituite da palazzine. Secondo Caudo:

avendo sostituito i grattacieli con tipologie a palazzina, con minor costo di costruzione e riduzione degli oneri finanziari, andava ricalcolato il valore di trasformazione (805,5 €/mq) – sulla base del quale si determina la volumetria ammessa (che ricordo è determinato con un apposito regolamento comunale). Prudenzialmente, si può stimare che la volumetria in eccesso sia almeno pari al 15% (almeno 15.000 mq e per un valore -calcolato solo sulla base del valore equivalente- di almeno 12 milioni di euro). Anche in questo caso, rispetto alla delibera vigente, il nuovo testo determina un vantaggio per il privato.

Insomma lo stadio a Tor Di Valle si farà lo stesso, senza le temute torri ma in cambio di quei 4,5 ettari di suolo consumati in meno (che con ogni probabilità diventeranno parcheggi) i romani otterranno molto meno in termini di opere a compensazione. E con il trasporto ferroviario depotenziato (e il collegamento viario monco) rispetto al vecchio progetto rimane aperto il nodo della viabilità per l’accesso allo stadio. Chi metterà i soldi per realizzare quelle opere?