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Speranza parla della fine dello stato di emergenza

Il Ministro della Salute spiega che nelle prossime settimane, in base alla situazione epidemiologica, si valuterà la fine della misura iniziata il 31 gennaio 2020

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Era il 31 gennaio del 2020. L’Italia – e buona parte del Mondo – non era ancora a conoscenza di quella che poi si sarebbe tramutata in una pandemia globale. Le prime mosse, però, vennero prese dal governo dell’epoca (il Conte-2) con la pubblicazione in Gazzetta ufficiale della delibera che proclamava lo stato di emergenza per motivi sanitari. Un anno e mezzo dopo, potrebbe arrivare la fine stato di emergenza nel nostro Paese. Un voce trapelata qualche giorno fa e che oggi trova una parziale conferma dalle parole del Ministro della Salute Roberto Speranza.

Fine stato di emergenza, per la prima volta nel parla anche Speranza

Nel corso dell’intervista con il direttore de La Stampa, Massimo Giannini, il capo del dicastero della Salute ha parlato delle prossime mosse che il governo intende prendere in materia di prevenzione sanitaria. Non un abbassamento del livello di guardia, ma una decisione che sarà mossa da criteri scientifici: dai numeri quotidiani dei contagi, alla situazione settimanale di ricoveri, indice RT, terapie intensive ed eventuali valutazioni sull’effetto delle varianti nel nostro Paese.

“Sarebbe bello chiudere con lo stato di emergenza, dare un segnale positivo al Paese. Se così fosse, però, dovremo individuare la strada normativa per prolungare l’attività del Comitato tecnico-scientifico e della struttura del commissario Figliuolo”.

Mancano ancora 45 giorni per arrivare a quel 31 luglio indicato nella precedente proroga dello stato di emergenza. Alla fine del prossimi mese, il numero di vaccinati in Italia sarà ancora più alto di quello odierno. Tutto ciò rientrerà nei criteri di valutazione che potrebbero portare il governo Draghi alla decisione di arrivare al termine di questo percorso durato un anno e mezzo. Ovviamente, come sottolinea Roberto Speranza, occorrerà trovare nuovi strumenti per non delegittimare il ruolo del Commissario Straordinario per l’emergenza Covid e del Comitato Tecnico-Scientifico. In questi 45 giorni dovrà essere trovata una soluzione per far coesistere la fine stato di emergenza e il mantenimento delle funzioni dei due apparati che hanno indirizzato il nostro Paese nella lotta contro questa pandemia.