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La sparatoria al bar di via Ciamarra, il rapinatore morto e l'ombra della Banda della Magliana

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Un rapinatore è morto e un tabaccaio è rimasto gravemente ferito nel tardo pomeriggio in via Antonio Ciamarra, in zona Cinecittà Est, al bar Caffè Europeo in una sparatoria tra i due banditi e il titolare del negozio di origine cinese. A perdere la vita è stato il più anziano dei due, Ennio Proietti. E, secondo una prima ricostruzione, è morto per mano del complice, Enrico Antonelli, che — tentando di uccidere il proprietario del bar, Zou, un cinese di 57 anni — ha sbagliato mira e ha ferito al fianco l’amico.

La sparatoria al bar di via Ciamarra, il rapinatore morto e la Banda della Magliana

I due rapinatori sono entrati nel locale armati e, davanti ai clienti atterriti, si sono avvicinati al titolare. Poco dopo sono stati esplosi alcuni colpi d’arma da fuoco che hanno ucciso uno dei ladri e ferito il tabaccaio: un cittadino cinese di 55 anni. Da una primissima ricostruzione della polizia, sembra che il titolare abbia avuto una colluttazione con i rapinatori durante la quale sarebbero partiti i colpi di pistola. Sono in corso accertamenti per stabilire chi ha premuto il grilletto e se i colpi siano stati esplosi da un’unica pistola. In quel momento nel bar tabacchi c’era anche un poliziotto libero dal servizio che è intervenuto bloccando l’altro rapinatore.

massimo carminati banda della magliana

Ennio Proietti, il rapinatore ucciso (a quanto pare) dal suo complice Enrico Antonelli, è uno dei protagonisti dell’epopea della Banda della Magliana: racconta Repubblica che si tratta di un componente del clan dei Pesciaroli che, ai tempi d’oro della banda della Magliana, aveva terrorizzato Roma e innescato una feroce guerra fatta di omicidi e vendette.

Furono due degli undici fratelli Proietti, Fernando “il Pugile” e Maurizio “il pescetto”, a uccidere il boss Franco Giuseppucci, detto “il negro”, con un colpo al fianco in piazza San Cosimato, per poi fuggire in sella a una Honda. Era il 13 settembre del 1980. Pescetto venne poi ucciso insieme a un altro fratello, Mario “palle d’oro”, l’anno successivo, mentre insieme alle famiglie rientravano a casa in via Donna Olimpia, dopo un lungo inseguimento tra i palazzi e sui tetti del quartiere, da Antonio Mancini e Marcello Colafigli della Banda. E nell’82 anche “il Pugile”, appena uscito dal carcere, venne assassinato.

Ennio Proietti ed Enrico Antonelli

Ennio ha una condanna per 416, associazione a delinquere, furti, spaccio e di sicuro il suo ruolo è minore rispetto a quello dei suoi familiari. E malgrado gli anni trascorsi nelle patrie galere, a 69 anni, era ancora in strada, arma in pugno, a rapinare attività commerciali, proprio come ieri sera, insieme al complice che lo ha ucciso. Anche Antonelli ha un passato criminale importante. Nel 1990 anche lui, con i suoi due fratelli, viene arrestato per il tentato omicidio del maresciallo dei carabinieri Marco Coira, ferito con due colpi di rivoltella e preso a calci, il 5 gennaio, per aver tentato di impedire la rapina in un supermercato della catena “Plus”, nel quartiere Giardinetti. Cresciuto in via Palmiro Togliatti, quadrante est della città, Antonelli, allora 30enne, non esitò ad aprire il fuoco contro il comandante.

matteo salvini

La rapina è avvenuta nello stesso quadrante sudest di Roma dove ultimamente si sono avuti i più eclatanti fatti di sangue della Capitale: il 23 ottobre scorso c’è stato l’omicidio di Luca Sacchi nella zona del parco della Caffarella. E anche l’uccisione di Fabrizio Piscitelli”, l’ultra’ della Lazio conosciuto Diabolik morto lo scorso 7 agosto, è avvenuta non molto distante da viale Ciamarra, al parco degli acquedotti, un paio di chilometri in linea d’aria. Luca Sacchi è stato ucciso con un colpo di pistola alla testa il 24enne Luca Sacchi. Era in compagnia della fidanzata nei pressi di un pub molto frequentato dai ragazzi della zona quando è stato centrato dal proiettile. Per l’omicidio sono stati arrestati due giovani 21enni: Valerio Del Grosso e Paolo Pirino. Da notare che Salvini ha festeggiato su facebook attribuendo l’omicidio al proprietario del locale: la prima ricostruzione dei fatti lo smentisce.

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