Opinioni

Spara, Toni, spara

Dicevamo ieri che il Veneto vuole imbracciare le armi per difendersi contro la minaccia dei malviventi di ogni risma che vanno nelle case a rubare la ricchezza made in Nord Est. Raccontiamo oggi che gli italiani sono parecchio razzisti nei confronti dei Rom e dei Sinti. E poco importa se la nonna di Salvini ai suoi tempi usava il termine “zingari”.


Nonleggerlo su Twitter pubblica questo “scherzoso” calendario della stagione venatoria 2014/2015 in Veneto. Si apre di nuovo la caccia al diverso (perché gli “zingari” sono spesso cittadini italiani, che piaccia o no) senza esclusione di colpi e con particolare attenzione “ai capi giovani, per estinguere più rapidamente le razze”. Niente di nuovo anni fa Giancarlo Gentilini si vantava di aver eliminato i campi nomadi di Treviso, di aver distrutto due campi nomadi e di voler eliminare “tutti i bambini dei zingari” eper chi non se lo ricordasse è stato il primo a proporre ufficialmente di aprire la caccia all’immigrato (per queste affermazioni razziste è stato condannato). Interessante poi notare come le “zone di ripopolamento” degli stranieri da sterminare siano le “case del popolo, centri sociali, COOP” ovvero quei luoghi che sono considerati centri della “kultura delle zecche komuniste” (mancano i kebabbari e i call center, ma a quelli qualcuno ci sta già pensando),
https://www.youtube.com/watch?v=bA-f9i8DYmk
Niente di nuovo quindi in quel volantino, e nemmeno niente di nuovo nella “nuova” Lega di Salvini. Che continua a rimestare nel torbido di certi sentimenti razzisti come se fosse il primo giorno. Poi Gentilini (come la Lega quando finanziava i campi nomadi) alla fine i “campi rom” li ha fatti mettere in piedi e finanziati pure lui. A quanto pare il trucco con Rom e Sinti è spostarli periodicamente, per quello li chiamano “nomadi”. Ora i veneti vogliono sparare agli extracomunitari, ma devono stare attenti che da sbronzi non si prende bene la mira e si rischia di fare fuori qualcuno che non c’entra nulla con questa campagna d’odio, come quelli della serenissima Mala del Brenta.