Economia

La Spagna è senza maggioranza

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Dopo lo spoglio del 76% delle schede il Psoe conferma con il 22,5% il secondo posto alle politiche spagnole di oggi dietro al Partido Popular del premier Mariano Rajoy, primo con il 28,3%. Podemos arriva terzo con il 20,3% davanti a Ciudadanos al 13,5%. Le proiezioni in seggi danno 124 deputati ai popolari (186 nel parlamento uscente), 94 al Psoe (contro 110), 69 a Podemos e 36 a Ciudadanos. I due partiti emergenti non avevano rappresentanti nel parlamento uscente. A spoglio quasi terminato, con l’ 86% delle schede scrutinate, il Pp ha il 28,6%, il Psoe il 22,3%, Podemos il 20,7% e Ciudadanos il 13,7%. La proiezione in seggi dà ai popolari 122 deputati, 93 ai socialisti, 69 a Podemos e 38 a Ciudadanos. I vari partiti nazionalisti e Izquierda Unida sono a 27 seggi.
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“Il bipartitismo è finito ed entriamo in una nuova era del nostro Paese”, ha detto il numero due e portavoce di Podemos, Inigo Errejon, nel primo commento ai risultati delle politiche che danno la vittoria ai popolari del premier Mariano Rajoy ma consegnano un Parlamento frammentato in cui nessun partito dispone della maggioranza. Il movimento di sinistra e antiausterita’ capeggiato da Pablo Iglesias conquisterebbe 70 dei 350 seggi, secondo proiezioni basate su dati di meta’ dello spoglio. I risultati degli exit poll davano numeri diversi per PSOE e Podemos:

Il Partido Popular del premier Mariano Rajoy arriva primo in voti alle politiche spagnole con il 26,8% davanti a Podemos, al 21,7%, secondo il primo exit-poll Tns Demoscopia per la tv pubblica Tve. Il Psoe è terzo con il 20,5% davanti a Ciudadanos al 15,2%. Podemos potrebbe comunque essere terza forza politica per numero di parlamentari: i popolari otterrebbero al Congresso tra 114 e 118 seggi, seguiti dai socialisti del PSOE tra 81 e 85 seggi, e dalla sinistra di Podemos (76-80 seggi), con il movimento Ciudadanos al quarto posto (47-50 deputati).

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Popolari e socialisti perdono seggi

Stando agli exit poll, nessun partito conquisterebbe i 176 seggi necessari per la maggioranza. La rilevazione a chiusura delle urne indica un crollo del consenso sia dei popolari sia dei socialisti, che si sono alternati al governo in Spagna dal 1982. Il parito popolare passerebbe dai 186 deputati che aveva eletto nel 2011 a 114-118, perdendo una sessantina di seggi. I socialisti, che alle precedenti politiche avevano ottenuto 110 seggi, ne perderebbero una trentina, attestandosi oggi tra 81 e 85. La formazione di sinistra e antiausterita’ Podemos, capeggiata da Pablo Iglesias e protagonista delle proteste degli ‘indignados’ si pone come terza forza parlamentare con 76-80 deputati. Oggi Podemos non siede al Congresso, anche se ha conquistato rappresentanti nelle elezioni comunali e regionali del maggior scorso. In termini di seggi, Podemos non supera i socialisti del PSOE, ma li supera invece per numero di voti, aggiucandosi il 21,7% a fronte del 20,5% dei socialisti secondo gli exit poll della tv statale RTVE. Quarto posto per il movimento liberale Ciudadanos guidato da Albert Rivera, politico catalano al suo debutto sulla scena nazionale. Il risultato dell’exit poll della tv privata Antena 3 conferma l’exit poll di Tve: il Pp è primo in voti con il 28,1%, davanti a Podemos al 21,1%, Psoe al 20,4% e Ciudadanos al 14,9%. In seggi però anche secondo l’exit Gad3 arriva secondo il Psoe con 79-83 deputati, davanti a Podemos 70-74 e Ciudadanos 46-50. Mentre il Pp otterrebbe 121-124 seggi.  Il nuovo parlamento spagnolo eletto oggi si costituirà formalmente il 13 gennaio prossimo, 20 giorni dopo che i risultati delle elezioni saranno stati resi noti ufficialmente, cioè mercoledì prossimo. L’investitura del nuovo presidente del governo, designato dal re, tradizionalmente interviene circa due settimane dopo la formazione del Congresso e del Senato. Le date più probabili, secondo la tv pubblica Tve, sarebbero fra il 25 e il 29 gennaio, salvo particolari difficoltà nella costituzione della nuova maggioranza. A due ore dalla chiusura dei seggi per l’elezione di 350 deputati del Congresso e 208 senatori hanno votato il 58,36% degli aventi diritto, ossia lo 0,71% in piu’ del dato finale della partecipazione alle politiche del 2011.