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Podemos: il no al governo li condanna all'irrilevanza

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La Spagna è più vicina ad un ritorno alle urne, la base di Podemos infatti ha detto di essere contraria all’ipotesi della formazione di un governo con i socialisti guidati da Pedro Sanchez e il partito di destra Ciudadanos di Albert Rivera. L’88,23% degli attivisti di Podemos ha deciso che questo governo non s’ha da fare. La stragrande maggioranza dei 149.444 elettori (su quasi 394 mila iscritti al partito) che ha votato online o nei seggi allestiti da Podemos sabato e domenica si è espressa contro la possibilità di un governo di colaizione con PSOE e Ciudadanos.
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Podemos decide di correre da solo per formare un governo di cambiamento

Dopo le elezioni Podemos aveva fatto sapere di essere possibilista alla formazione di un governo con il PSOE di Sanchez, lo aveva dichiarato a metà gennaio il leader del partito degli indignados Pablo Iglesias uscendo da un colloquio con il Re Felipe VI. Dalle elezioni del 20 dicembre 2015 non era infatti emersa una maggioranza in grado di guidare il Paese e quindi Sanchez si era visto nella necessità di cercare aiuti a destra e a manca (letteralmente). Il secondo quesito sottoposto agli elettori del partito di Iglesias invece chiedeva se gli iscritti fossero favorevoli ad un governo di cambiamento con una coalizione “alla Valenciana” senza il PSOE. Rispetto a quest’ultima opzione il 91,79% si è espresso a favore. In realtà però Podemos e PSOE da soli non hanno i numeri per poter governare, perché i due partiti non avrebbero la maggioranza in Parlamento. Alle votazioni di Podemos ha partecipato il 37% degli iscritti al partito ma il risultato è stato definito significativo dalla dirigenza di Podemos, in fondo Pablo Iglesias aveva annunciato che in caso di vittoria del Sì al primo quesito avrebbe rassegnato le proprie dimissioni. Secondo il leader del partito il No potrebbe aumentare la forza in fase di contrattazione, non tutto infatti sembra essere perduto e il Re terrà un altro giro di consultazioni con i leader politici il 25 e il 26 aprile. Ma qualora non ci fossero margini di manovra per la formazione di un Governo Re Felipe potrebbe scioglere le Cortes e indire nuove elezioni che potrebbero tenersi in giugno.
 

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La ripartizione dei seggi al Congreso spagnolo (fonte Bloomberg.com)

 
Cosa potrebbe succedere ora in Spagna? La scelta di Podemos di non andare al Governo potrebbe spingere il PSOE a cercare un’alleanza con una parte del PP (rivali storici del socialisti) magari garantendosi l’appoggio di Ciudadadanos, qualcosa di simile a quanto succede in Italia con il Governo Renzi. Un’ipotesi che però appare assai improbabile al momento. E non è affatto scontato che Podemos alle prossime elezioni possa risultare vincitore, anzi, probabilmente si troverà in una situazione simile ma con meno parlamentari. La decisione di Podemos di non tentare la strada del governo del paese apre anche un buco nel fronte anti-austerity in Europa che ora comprende sostanzialmente solo Portogallo e Grecia più altri partiti europei attualmente senza responsabilità di governo nei loro paesi. A gennaio Iglesias aveva spiegato di aver informato il monarca “della volontà di formare un governo di cambiamento con il Partito socialista e Izquierda Unida”, in cui lo stesso Iglesias avrebbe ricoperto la carica di vicepremier. Peccato che i tre partiti da soli non avevano i numeri per formare una maggioranza, e questo Iglesias lo sapeva bene. Iglesias ha reclamato per il suo movimento “delle responsabilità di governo centrali e fondamentali” e ha chiesto l’adozione nei primi cento giorni di misure di emergenza sociale, in particolare per il sussidio ai disoccupati, nonché nel corso della legislatura una riforma della giustizia e della legge elettorale e un maggiore contrasto alla corruzione.