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Slogan vuoti e nemici invisibili: così i sovranisti strumentalizzano l'aggressione di Rimini

@neXt quotidiano|

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Come ogni volta in cui il protagonista di una aggressione è un cittadino straniero, ancor peggio se extracomunitario, i sovranisti accorrono per sottolineare come – secondo le loro teorie – le origini dell’assalitore abbiano inciso sui fatti. Con la celerità e la precisione di un’agenzia di stampa, i profili social di Matteo Salvini e Giorgia Meloni, leader dei sovranisti italiani pur nella contraddizione dello stare il primo al governo e la seconda all’opposizione, hanno iniziato a strillare la notizia. “Immigrato senza biglietto fermato sull’autobus a Rimini, prima accoltella i due controllori, poi altre tre persone fra cui un bambino, ferito alla gola. Maledetto delinquente, spero che nessuno dica  che è un poverino”, ha scritto il leader del Carroccio, partendo dalla cosa più importante secondo lui: non le condizioni dei feriti, non lo spavento delle persone, bensì il fatto che l’aggressore fosse “immigrato”. Poi la solita riflessione campata per aria: chi mai direbbe “poverino” di un uomo che ha commesso un reato simile? La chiusa, infine, contro il ministro degli Interni Luciana Lamorgese: “A casa sua e stop, giusto ministro?”. Perché non chiederglielo di persona, visto che è un membro del governo che Salvini stesso sostiene? Inoltre, a inizio mese la Lega si è schierata per il “no” alla sfiducia chiesta da Fratelli d’Italia nei suoi confronti.

Meloni, invece, si è almeno sforzata di dedicare “un pensiero e una preghiera per i feriti”, aggiungendo poi però il solito slogan “spero che questo criminale la paghi cara”, quando in Italia (e in tutto il mondo civilizzato) la pena non deve essere “cara”, ma “giusta”.

Sui social, poi, orde di seguaci dei vari leader sovranisti si scagliano contro “il Pd”, “i buonisti” e “le Ong”