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La classifica dei ministri preferiti dagli italiani: Salvini all'ultimo posto

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Sondaggio ministri Salvini al Viminale Risultati Veneto Salvini Ministro dell'Istruzione

Un mese di governo Meloni, un mese di polemiche che hanno accompagnato le prime decisioni prese dall’esecutivo (partendo dai rave party alla gestione dei flussi migratori). Un mese di reazioni, anche sui social, che hanno messo in evidenza la popolarità e l’apprezzamento nei confronti dei diversi attori politici che sono diventati protagonisti. Dicasteri che si sono suddivisi competenze, ruoli e scelte. Per questo motivo, il risultato del sondaggio sui Ministri realizzato da Izi Spa (analizzando le interazioni social e il sentiment del pubblico online) è piuttosto interessante.

Sondaggio ministri, il meno amato sui social è Matteo Salvini

Come riporta il quotidiano La Repubblica, il Ministro che ha fatto registrate il sentiment social più negativo è Matteo Salvini. L’attuale capo del dicastero delle Infrastrutture, infatti, ha raggiunto un 92,8% di risposte negative sui social network. Non proprio un successone visto che, dunque, quasi la totalità delle interazioni che riceve sulle sue pagine sono molto critiche e contrarie. E se il leghista è all’ultimo posto, la penultima posizione è riservata alla Ministra della Famiglia Eugenia Roccella (al 91,5%). Le sue vecchie battaglie sull’aborto (e altre dichiarazioni accumulate nel corso degli anni), hanno immediatamente acceso attorno a lei le luci più critiche.

In questa classifica troviamo in vetta – un po’ a sorpresa – Antonio Tajani, Ministro degli Esteri. A poca distanza c’è la Presidenza del Consiglio dei Ministri (quindi Giorgia Meloni) e poi tutti gli altri. Ovviamente, questo sondaggio Ministri non è una rilevazione come quelle tradizionali e si basa sul cosiddetto “sentiment” social. Nei sondaggi tradizionali, infatti, un voto equivale a uno (poi convertito a livello percentuale sul totale), mentre nell’analisi delle interazioni sulle varie piattaforme (quindi anche seguendo gli hashtag di riferimento), il totale è condizionato dalla possibilità di ogni singolo utente di far sentire (a più riprese) la propria “voce”. Sia di consenso che di dissenso.

(foto IPP/Mario Romano)