Opinioni

Simone Di Stefano di Casapound arrestato al Colosseo

Simone Di Stefano, vicepresidente di Casapound, e un’altra decina di persone sono state arrestate dagli agenti della polizia di Roma Capitale nel corso dello sgombero di due famiglie in stato di indigenza in via del Colosseo 73, a Roma. A quanto si apprende l’operazione è guidata dai vigili urbani e concordata con la magistratura. Sul posto, a quanto si apprende dalla questura di Roma, c’è anche la polizia che sta svolgendo solo funzioni di supporto.


Ma la storia che ha portato oggi all’arresto di Di Stefano va raccontata dal principio. Comincia quando nell’ambito di un programma di sgomberi di palazzi e abitazioni di proprietà del Comune di Roma nasce il caso degli inquilini della palazzina di via del Colosseo. L’amministrazione aveva promesso di alloggiarli temporaneamente in un residence e di prenderli in carico in vista dell’assegnazione di un alloggio popolare. «Alla fine – spiegavano dal movimento di estrema destra – è stata trovata una soluzione. Il nucleo familiare composto da padre, madre e figlio non sarà più diviso ma troverà ospitalità al camping Fabulous. Anche l’anziana diabetica che prima di rioccupare era stata spostata al camping River, dove vivono i nomadi, troverà posto nella stessa struttura». Alla fine però, secondo la versione degli occupanti, il comune non ha mantenuto la parole e il dipartimento per le politiche sociali del Campidoglio aveva detto che la situazione delle due famiglie “non era d’interesse del Comune”, sempre secondo gli occupanti. A quel punto la casa è stata per la seconda volta rioccupata, fino allo sgombero di oggi.
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Intanto una delegazione di una ventina di militanti di Casapound sta manifestando in piazza del Campidoglio contro lo sgombero. “Siamo qui – ha detto Alberto all’agenzia Omniroma – per chiedere conto alle istituzioni di quanto accaduto. Il Campidoglio deve farsi carico di questa situazione di emergenza abitativa, non si può gestire la vicenda con la forza pubblica, senza proporre nessuna soluzione”. I militanti di Casapound hanno polemizzato contro “la violenza con cui è avvenuto lo sgombero nei confronti di due famiglie, entrambe in disagio sociale e residenti nello stabile sgomberato da 30 anni”. Nel dettaglio, si tratterebbe di una anziana donna affetta da diabete e in parte disabile, e di una famiglia di 4 persone, con genitori disoccupati e due figli, di cui uno minore con problemi di salute. Secondo quanto riferisce Casapound, durante lo sgombero “padre e figlia 18enne sono stati ammanettati e portati via”.
All’operazione di sgombero hanno partecipato circa 60 agenti, appartenenti ai gruppi SPE e nucleo delle Politiche Abitative. Nello stabile, “al momento dell’irruzione, erano presenti – riferisce la municipale – numerose persone che hanno ostacolato l’intervento degli agenti dapprima dalle finestre, gettando in strada masserizie e suppellettili e lanciando verso gli operanti farina, olio, uova, conserve di pomodori e altri materiali”. Per entrare nello stabile gli agenti hanno dovuto forzare le barriere che gli occupanti avevano frapposto per impedire l’accesso alla tromba delle scale. Si sono verificati numerosi danneggiamenti: è stato necessario l’intervento dei vigili del fuoco per raggiungere il terrazzo, poiché gli occupanti avevano distrutto la relativa scala di accesso. Al termine delle operazioni alcuni agenti hanno avuto bisogno di essere medicati presso l’ospedale. Per quanto riguarda gli occupanti, 16 persone, le stesse sono state tratte in arresto per resistenza, danneggiamenti e lesioni nei confronti degli agenti operanti. Attualmente gli arrestati sono piantonati presso il comando generale.
Foto e video da: Casapound Italia