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Simona Rocca: la storia della donna bruciata nel parcheggio a Vercelli

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Si chiama Simona Rocca e ha 40 anni la donna bruciata nell’auto in un parcheggio di un centro commerciale ieri a Vercelli. L’uomo che ha cosparso di liquido infiammabile e ha dato fuoco dopo aver speronato la sua auto invece si chiama Mario D’Uonno e di anni ne ha 54. Di mestiere fa la guardia giurata mentre Simona era commessa nel Carrefour dove si era recata quella mattina.

 

Simona Ruocco: la donna bruciata nel parcheggio a Vercelli

Lei oggi lotta per la vita al Centro Grandi Ustionati del CTO di Torino.  La donna ha ustioni sul quarantacinque per cento del corpo (il dieci per cento sono di terzo grado). Le ferite sono sul volto, sul collo, sulla schiena e sulle gambe. La prognosi è riservata.  Il gip del tribunale di Vercelli con un provvedimento che era stato emesso sabato aveva deciso il divieto d’avvicinamento nei confronti della donna, dopo una denuncia per stalking. Che però non era ancora stata notificata. Lui ieri davanti al procuratore capo di Vercelli Pier Luigi Pianta ha raccontato di aver avuto una relazione con la vittima che lei aveva troncato nel 2017. Pino Curione, il marito, e Simona sono sposati da quasi vent’anni, si sono conosciuti quando entrambi lavoravano al Globo, un altro store della zona.

Un paio di anni fa Simona Rocca aveva confessato al marito di aver avuto una relazione con D’Uonno e gli aveva anche raccontato degli atteggiamenti persecutori che l’uomo aveva posto in essere nei suoi confronti quando lei gli ha detto che la storia tra loro due era finita. Dopo la prima denuncia, che risale al 25 gennaio del 2018, D’Uonno era stato rinviato a giudizio per stalking e gli era stato tolto il porto d’armi. Ma non si era fermato. Aveva continuato a cercare Simona, che era stata costretta a sporgere una seconda querela il primo febbraio. Sabato scorso la guardia giurata avrebbe dovuto ricevere la notifica del divieto di avvicinamento ordinato dal gip. Ma era irreperibile, nessuno sapeva dove si fosse nascosto.

 

Mario D’Uonno e l’ordinanza mai notificata

D’Uonno l’ha aspettata sulla strada che lei fa tutti i giorni per andare al lavoro dopo aver lasciato i suoi figli di 10 e 15 anni a scuola. Prima l’ha speronata poi l’ha seguita nel piazzale e l’ha aggredita. La donna ha cercato di difendersi, ha fermato la macchina più vicino possibile all’ingresso dell’Oviesse sperando di fare in tempo a mettersi in salvo ma lui le è piombato addosso versandole addosso una tanica di benzina. Quando ha acceso il liquido infiammabile con un accendino Simona si trovava ancora vicino all’auto. Alcuni colleghi hanno visto la scena e hanno provato a soccorrerla mentre D’Uonno è scappato.

La procura di Vercelli aveva disposto che all’uomo, per anni guardia giurata, fossero sequestrate tutte le armi. Per un anno lui era scomparso, poi è tornato.  «E’ tornato a seguirmi. Ho visto la sua macchina nel piazzale davanti all’Oviesse», ha spiegato lei ai militari. D’Uonno l’aveva seguita, proprio come ha fatto anche ieri mattina, fin sotto allo store senza curarsi di possibili telecamere o delle colleghe che avrebbero potuto cercare di difenderla. L’ha seguita anche davanti alla scuola del più grande dei suoi due bambini. È stato che il procuratore capo Pier Luigi Pianta ha deciso di agire chiedendo un provvedimento urgente. Il tribunale ha immediatamente accolto la richiesta del procuratore ed emesso un divieto di avvicinamento alla vittima della persecuzione. Ma non è bastato.

Foto copertina da: Repubblica

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