Rassegna Stampa

La lettera dei “compagni di corso” contro la studentessa no pass di Bologna

I “colleghi” accusano la giovane Silvia di aver raccontato una versione sbagliata dei fatti e parlano del suo “vittimismo” sui social

Studentessa No Green Pass

La maggioranza silenziosa prende la parola. La storia di Silvia, la studentessa No Green Pass di Bologna salita agli “onori” della cronaca per aver provocato – di fatto – la sospensione di una lezione universitaria per la sua insistenza alla partecipazione seppur sprovvista di certificato verde (come invece indicato dalla legge vigente), ha provocato moltissime reazioni. E ora sono proprio i “compagni” di corso della giovane a prendere la parola per difendersi dalle accuse mosse contro di loro da chi li ha criticati per il loro “non essere democratici”.

Studentessa No Green Pass, i compagni di corso rompono il silenzio

Gli studenti del corso di Laurea in Filosofia hanno deciso di prendere una posizione netta con una lettera inviata al Rettore dell’Università di Bologna, anche per non far passare il messaggio univoco lanciato e rilanciato da Silvia (non utilizziamo il suo cognome per motivi di privacy). Questi alcuni estratti pubblicati oggi sull’edizione bolognese del quotidiano La Repubblica:

“È ormai ben noto che la nostra collega Silvia sia entrata durante una lezione di Psicologia cognitiva sprovvista di quella da lei definita ‘infame tessera verde’, provocando l’annullamento della lezione e accusando la prof.ssa Luisa Lugli di aver preso questo provvedimento di sua spontanea iniziativa; ebbene, ci teniamo a sottolineare che la professoressa non ha fatto altro che seguire il protocollo di ateneo, che prevedeva la ripresa delle lezioni qualora la ragazza fosse uscita o l’annullamento qualora fosse rimasta”.

Una narrazione che ricalca quella fatta dalla stessa docente che, la scorsa settimana, si è trovata a dover affrontare la protesta della studentessa No Green Pass. Anche perché, spiegano gli stessi “compagni di corso”, il protocollo è ben noto a tutti ed era stato già applicato da altri professori – quindi non solo dall’insegnante di Psicologia Cognitiva – nel corso di altre lezioni. Come nel caso del corso di Storia della Filosofia, quando la stessa Silvia decise di allontanarsi (non poteva partecipare perché sprovvista di certificazione verde), ma abbandonando l’aula ha rovesciato un cestino e strappato un cartellone.

Poi, nella stessa lettera al Rettore, si critica la posizione “vittimistica” assunta sui social dalla studentessa No Green Pass e si chiude con il loro pensiero nei confronti della certificazione verde all’Università:

“Ebbene sì, bisogna ricordarlo: l’utilizzo del Green Pass è una disposizione posta per la tutela della salute di tutti. Dopo un confronto avuto con la professoressa i ragazzi se ne sono andati di propria iniziativa. Erano state avvisate le forze dell’ordine dagli altri studenti. Peccato non siano mai giunte sul posto. Infine, ribadiamo che l’unico scopo di questa lettera, oltre quello di difenderci dalle calunnie e accuse che ci sono giunte a livello nazionale, è quello di riprendere le lezioni in totale tranquillità”.