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Silvia Costanza Romano: la volontaria rapita in Kenya

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Una giovane volontaria è stata rapita in Kenya ieri sera intorno alle 20 ora locale, nella contea di Kilifi. Secondo quanto riporta Citizen Tv Kenya, la giovane si chiamerebbe Sylvia Constanca e lavorerebbe come volontaria per l’organizzazione Africa Milele Onlus, con sede a Fano, nelle Marche. Il nome giusto però dovrebbe essere Silvia Costanza Romano di Milano.

Silvia Costanza Romano: la volontaria rapita in Kenya

I sospetti si concentrano sui miliziani Shebab: nella zona ci sono stati rapimenti di altri stranieri da parte dei fondamentalisti islamici . «Gli assalitori vestivano alla maniera somala e parlavano in somalo» ha raccontato alla Reuters un testimone scampato all’attacco. Silvia Costanza Romano aveva lanciato nei mesi scorsi una petizione per l’acquisto di una tanica per il recupero dell’acqua piovana dal tetto della ludoteca – pubblicizzata anche su Facebook – e la foto del suo avatar è la stessa che adesso circola sui media kenyoti:

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La volontaria italiana è stata rapita durante l’attacco in un mercato di Chakama, a circa 80 chilometri ad ovest da Malindi. Lo riporta il quotidiano locale The Nation che parla di 80 “uomini armati in modo pesante” che hanno attaccato il villaggio sparando in aria e sottolineando che si ritiene che il commando appartenga alle milizie di Al-Shabaab.

Silvia Romano, volontaria di Africa Milele

La banda di uomini era armata di fucili AK 47. Nell’attacco è rimasto ferito gravemente anche un ragazzino di 12 anni. Gli assalitori hanno aperto il fuoco in modo indiscriminato ieri sera, attorno alle otto, nel mercato di Chakama, a circa 80 chilometri di distanza dalla località turistica di Malindi. Lilian Sora, presidente della onlus marchigiana Africa Milele, ha spiegato: “Il rapimento della volontaria italiana 23enne è avvenuto in una parte del Kenya dove non ci sono centri commerciali, al massimo un negozietto dove si vendono fagioli e dove soprattutto non succede mai niente del genere”.

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“A quanto ci hanno raccontato le persone che abitano nel villaggio – ha aggiunto – sono arrivati quattro-cinque individui armati che hanno lanciato un petardo, facendo sollevare la sabbia e hanno sparato più volte. Poi sono andati, a colpo sicuro, nella casa dove era la nostra volontaria, probabilmente perché lì sapevano che c’era una italiana, anche se non so spiegarmi il motivo di quello che è successo. In quel momento era da sola, perché altri erano partiti e altri ancora arriveranno nei prossimi giorni”.

Cercavano proprio lei

Gli uomini armati che hanno rapito in Kenya la volontaria Silvia Costanza Romano cercavano proprio lei e l’hanno schiaffeggiata e legata, prima di portarla via, secondo la testimonianza di un ragazzo che sostiene di essere testimone oculare del rapimento, Ronald Kazungu Ngala, 19 anni. Il giovane è uno dei ragazzi la cui istruzione è sostenuta dalla onlus per cui lavora la ragazza italiana ed era nell’ufficio dell’organizzazione, quando ha sentito gli spari provenienti dall’esterno, che hanno fatto fuggire o nascondere tutti quelli che si trovavano nell’area commerciale. La banda ha quindi fatto irruzione nell’ufficio con fucili e machete, intimando che fosse loro detto dov’era la donna bianca.

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“Ho detto loro che se ne era andata – racconta – ma non mi hanno creduto e si sono precipitati nella stanza, dove l’hanno trovata”. Ngala dice di averli seguiti e aver sentito uno di loro chiedere a un altro “se fosse lei”. Quando gli è stata data una risposta affermativa, l’ha “schiaffeggiata duramente finché Silvia è caduta”. “Ronald, per favore, per favore! Ronald, per favore aiutami”, avrebbe detto la giovane, secondo Ngala. “Ho provato a respingere un uomo che la teneva giù per legarle le mani dietro la schiena – dice ancora il ragazzo – ma qualcuno mi ha colpito in testa con un bastone e ho quasi perso i sensi. Lei mi ha detto di mettermi in salvo e sono fuggito”. Due degli uomini armati che erano fuori dalla stanza avrebbero quindi sparato a delle persone presenti. Secondo Ngala, i rapitori hanno portato Romano attraverso il fiume Galana.

Silvia Romano, laureata e istruttrice di ginnastica

“Si sopravvive di ciò che si riceve ma si vive di ciò che si dona”, ha scritto sul suo profilo Facebook Silvia Romano. La ragazza, che nonostante la giovane età aveva già esperienze di volontariato, sul social network posta abitualmente sui social foto e iniziative benefiche per i bambini africani. La 23enne ha una formazione come istruttrice di ginnastica, e lavora per una palestra milanese. Il suo ultimo post è del 17 novembre e la ritrae sorridente, alle spalle di una capanna di legno in un villaggio, mentre veste degli abiti tipici africani, mentre in altre foto appare mentre sale su un albero di cocco o durante un selfie con i bambini di cui si prendeva cura. “Amo piangere commuovendomi per emozioni forti, sia belle sia brutte – scrive – ma soprattutto amo reagire alle avversità. Amo stringere i denti ed essere una testa più dura della durezza della vita. Amo con profonda gratitudine l’aver avuto l’opportunità di vivere”. La volontaria in Kenya, che si era laureata da poco, lavorava per una organizzazione con sede a Fano, nelle Marche, la Africa Milele Onlus.

silvia romano

Silvia ha collaborato con noi nell’ultimo anno – raccontano da Zero Gravity, un centro sportivo in via Vavassori Peroni dove si insegna freestyle, parkour e acrobatica – faceva l’istruttrice di acrobatica. Era andata via a luglio e sapevamo che inizialmente sarebbe dovuta rimanere fino a settembre, per poi tornare a tenere i corsi da noi a ottobre. Poi però ci ha chiamato dicendoci che sarebbe ripartita a ottobre e quindi avrebbe lasciato i corsi da noi. Ma era quello che desiderava”.

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