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“Sì al blocco dei licenziamenti”. Ecco l’ultima capriola di Salvini

Eppure in cdm su questo aveva ostacolato il partito democratico. Letta: “Siamo abituati a cambiamenti repentini e giravolte. L’appello che io faccio al leader della Lega è cerchiamo di essere seri”

Un giorno di qua, un giorno di là. Un giorno antieuropeista, un altro europeista convinto. Un giorno chiudiamo tutto, un altro giorno apriamo tutto. Ormai difficile dire che non si sia abituati alle capriole di Matteo Salvini. Ma non solo a quelle degli ultimi (bui) periodi: perché se si volesse psicanalizzare politicamente il segretario del Carroccio riavvolgendo il nastro di molto, si arriverebbe a quella Lega che fu “Nord”. Tanto nord da fare i cori contro i napoletani e avallare quel “Roma padrona” che di Umberto Bossi. Ma poi con un salto carpiato (e non una capriola) è riuscito a convincere nord e sud che il “Prima il nord”, fosse diventato “prima l’Italia”, aprendo -di fatto- la Lega per Salvini premier. Tutto questo per dire cosa? Che oggi, chi ha letto il Corriere della Sera, ha assistito all’ennesima capriola: la mossa più di sinistra di tutte, il blocco dei licenziamenti, per cui tanto si battono i democratici e (soprattutto) i sindacati. Oggi Salvini ha deciso di schierarsi definitamente (?) per il Sì al blocco dei licenziamenti. Intervistato, aprendo al confronto con il segretario del Pd Enrico Letta, ha detto: “Noi siamo convinti che si possa fare. Io incontro domani il presidente di Confindustria e peraltro gli imprenditori li sento quotidianamente. Loro chiedono di poter tornare a lavorare a parità di condizioni con una concorrenza spesso straniera”.

La parabola di Salvini: ok al blocco dei licenziamenti

Stavolta citiamo il deputato di Italia Viva Gianfranco Librandi: “Salvini chiede la proroga dello stop ai licenziamenti e lavora a un’alleanza tra Paesi europei ed africani che si affacciano sul Mediterraneo? Sembrano posizioni da leader di sinistra filoafricana e operaista alla Landini, non da esponente della destra sovranista. La verità è che Salvini non ha più frecce al suo arco e spara nel mucchio”. Salvini come Landini: effettivamente è un’immagine ironica che restituisce il concetto di un Matteo più legato al consenso che all’idea (per non citare invano l’ideologia). Tant’è che però qualcuno gliel’ha fatto notare. Qualcuno come il vicesegretario del Pd Giuseppe Provenzano, che su twitter ha scritto: “Che faccia, Matteo Salvini. Il Partito democratico chiede la proroga del blocco e lui si accoda. Poi in Cdm Andrea Orlando fa passare la norma ma la Lega con la sua sottosegretaria cambia linea e dice no. Ora vuole discutere? Bene, è al terzo voltafaccia, ma noi c’eravamo e ci siamo”. Circostanza che il numero uno del Nazareno conferma:

“Con Salvini siamo abituati a cambiamenti repentini e giravolte. Io mi sono dato come regola che per me la cosa principale è la nostra linearità e servire gli interessi degli italiani. Il ministro Orlando ha gestito la cosa con grande impegno e la mediazione che è stata trovata alla fine prevede una certa gradualità. Noi avremmo immaginato qualche strumento maggiore di protezione in più ma noi ci siamo trovati da soli su questo. La Lega non ci ha seguito sulla richiesta di maggiori protezioni e quindi la sintesi è stata trovata su una posizione di indisponibilità della Lega a dare maggiori protezioni. Oggi Salvini cambia di nuovo posizione su questo tema. L’appello che io faccio a Salvini è cerchiamo di essere seri”.