Politica

Secessione all'amatriciana

Il referendum per la secessione di Amatrice si farà. Scrive il Messaggero che ieri in una sala strapiena di cittadini, il consiglio comunaleha deciso di indire un referendum consultivo per lasciarela Regione Lazio. La ragione? La chiusura dell’ospedale. «In seguito- dice il sindaco Sergio Pirozzi- decideremo dove andare. Ma siamo stanchi di prendereschiaffoni da Roma. Hanno concessolo status di area disagiata aMonterotondo, Subiaco e Braccianoe non a noi». Piccola parentesi:chi invece volesse definirla secessione all’Amatriciana rischierebbe una denuncia dal sindaco che, stanco dell’uso non nobile della definizione legata alla sua città, ha già minacciato le carte bollate contro chi s’incaponisce a considerarlo sinonimo di qualcosa un poco cialtrone.
amatrice referendum
E chi sono i candidati a prendere il posto del Lazio? L’Abruzzo, l’Umbria e soprattutto le Marche, con Ascoli Piceno in prima fila. Il primo cittadino spiega che il Lazio ha ancora tempo per cambiare idea:

Il sindaco Pirozzi ieri sera ha scaldato la platea in consiglio comunale,che ha sancito la rivolta e il referendum.Non vuole difendere l’indifendibile, ma chiede dilasciare il punto di primo soccorso e la possibilità di fare analisi e radiografie, oltre due posti di Obi (osservazione breve intensiva).Promette anche il ricorso alTar, qui l’ospedale più vicino è aoltre un’ora di macchina, nei mesiinvernali le strade sono ghiacciate.Brucia la beffa della classificazionedi ospedale di zona disagiataconcessa, salvandolo,dalla Regione a Monterotondo(provincia di Roma, a 20 chilometridal grande ospedale romanoSant’Andrea). Ieri dalla giuntaregionale però hanno assicuratoche ad Amatrice non si devono preoccupare: «Non ci sarà nessun taglio né riduzione dei servizi. La polemica in merito alfuturo dell’ospedale di Amatricenon ha motivo di esistere perchéverranno comunque garantiti aicittadini i medesimi livelli di assistenzaprevisti per i presidi nellezone disagiate».